50 Motocicliste

A voi che un solo desiderio avete Dag Dal Gas !

Sono passate tre settimane dal mio ultimo racconto dedicato a voi, motocicliste, che con la vostra passione riuscite ogni volta a trasmettermi energia, forza e ispirazione. Un traguardo che, senza la vostra presenza e la vostra collaborazione, non avrei mai potuto raggiungere.

Avrei dovuto festeggiare “solo” le ultime dieci, ma questo momento coincide con qualcosa di molto più grande: il livello che mi ero prefissato mesi fa, scrivere di cinquanta Motocicliste. Un obiettivo importante per me, e credo anche per voi. Al punto che oggi, se si chiede a Google che cos’è la Disciplina della Motociclista, la risposta nasce proprio da ciò che ho scritto nella mia homepage. Questo, permettetemi di dirlo, mi riempie di orgoglio.

Dovevano essere due settimane di pausa, e invece ne sono diventate tre. Avrei voluto evitarlo con tutto me stesso. Ma la vita, a volte, decide diversamente: problemi, imprevisti, il fermo amministrativo di auto e moto evitato per un soffio, e infine una rottura seria al cambio della mia auto. Tutto questo mi ha costretto a rallentare, anche se contro la mia volontà.

Eppure eccomi qui. Stasera, alle nove e mezza, sono davanti a queste parole perché sento il bisogno profondo di scrivere. Scrivere più volte a settimana, scrivere per restare vivo, presente, attivo dentro questa community che considero casa. La scrittura è il mio modo di respirare.

I vostri ringraziamenti, spesso accompagnati da lacrime e commozione, mi arrivano dritti al cuore. Sapere che le mie parole vi toccano così profondamente non può che rendermi felice ed emozionarmi ogni volta come la prima.

Per questo, con affetto sincero e rispetto profondo, vi presento il quinto articolo commemorativo dedicato a voi, Motocicliste. A quelle di cui ho scritto, a quelle che scriverò, e a tutte quelle che ogni giorno dimostrano che la passione, il coraggio e l’anima non hanno bisogno di permessi per correre libere sulla strada.

La Forza di scrivere

Il racconto, a questo punto, sarebbe dovuto partire.
E invece no.

Stamattina ho parlato con una di voi di un progetto. Uno dei tanti, perché di idee ne ho molte e il desiderio, con il tempo, è quello di trasformarle in realtà. Senza fretta, ma con convinzione.

C’è una cosa, più di tutte, che mi arricchisce dentro: il fatto che con alcune di voi riesca a parlare liberamente, senza secondi fini, senza il classico obiettivo che spesso viene dato per scontato. A buon intenditore, poche parole.
A me piace parlare con le donne. Mi piace lo scambio di opinioni, l’apertura mentale, il confronto vero. Sentirvi ridere è qualcosa di speciale; vedervi ridere davanti a me, sarebbe insieme ai vostri compagni, ancora di più.

Siete fidanzate, sposate, avete le vostre vite. E io scrivo per conoscervi ! Perché, come dice Rocky, nessuno colpisce più duro di quanto faccia la vita. E io di colpi ne ho presi parecchi. Battaglie che non avevo scelto, situazioni che nemmeno capivo mentre mi stavano travolgendo.
Detto così sembra una guerra. In un certo senso lo è stata: una guerra mentale.

Oggi, però, sto riprendendo il mio spazio. Sto tornando a credere nelle mie emozioni, a riconoscerle, ad accettarle. E soprattutto a pensare — con sempre più lucidità — che scrivere mi realizza. Ogni giorno. Un passo alla volta.

Per questo ringrazio la donna straordinaria che ho al mio fianco. È grazie a lei se mi sono conosciuto davvero attraverso i miei racconti. Sì, perché ho una compagna, una fidanzata, una donna dalla mentalità aperta, che mi ha permesso di scrivere e che tutt’oggi mi permette di dialogare con voi, donne, per dare forma a questo progetto. Senza gelosie inutili, senza paure, senza gabbie.

Lei c’era anche quando alcuni manager — maschi, non uomini — ci hanno deluso. Persone con cui esistevano rapporti di amicizia profondi, o almeno così sembravano. Ma la vita ha una sua ironia potente: c’è chi pensa di comprarsi l’autorevolezza con un macchinone da centomila euro, e chi invece sminuisce il lavoro degli altri a prescindere. Poi arriva la realtà. Cruda. Vera. E rimette tutti al proprio posto.

Perché, alla fine, per costruire qualcosa di autentico nella vita serve una cosa sola: collaborazione.
Io non sono, e non mi interessa essere, “un uomo che si è fatto da solo”. Le storie vere si costruiscono insieme. Ed è esattamente da qui che nasce tutto questo.

Partiamo da lei: Elena.

Sarà l’accento toscano, oppure qualcosa di più profondo nel suo modo di stare al mondo. Un’apertura naturale alle esperienze, alla vita presa di petto, senza filtri inutili. Sposata, mamma, pilota.
E sì, diciamolo senza girarci intorno: questa è una donna che si fa ammirare davvero.

Qualcuno potrebbe pensare che sia un’esagerazione. Non lo è.
Elena incarna una completezza rara: forza e sensibilità, responsabilità e passione, concretezza e coraggio. Tutto insieme. E senza bisogno di dimostrarlo a nessuno.

Questo è il tuo spazio, Elena. Questo mini racconto è dedicato a te. Alla tua forza vitale, al tuo entusiasmo contagioso, al coraggio che metti ogni giorno nelle scelte grandi e in quelle piccole. Nelle gare che sogni e che vuoi affrontare, così come nei dolori che hai dovuto attraversare dopo l’incidente. Di questo abbiamo parlato, e su questo siamo vicini.
Viene quasi naturale dire: mal comune, pieno dolore. Sì, ho cambiato il detto. Perché certi dolori non si dividono a metà, si riconoscono. E basta.

E poi ci sono loro. Le Furious Girl. Che Dio le benedica davvero.
Comincio a incontrarle ovunque, e inizio a pensare che non sia un caso. Forse è un segno. Un richiamo. L’enduro, lo sport, i motorally… sono lì, fermi ad aspettarmi. Quella strada che avrei dovuto imboccare vent’anni fa.
O forse no. Forse doveva cominciare adesso. Con un entusiasmo nuovo, più consapevole. Con una forza di volontà diversa, più concreta, più vera.

Elena, questo voleva essere un ringraziamento sentito per il tuo racconto e per quello che rappresenti.
Non vedo l’ora di scambiarci il fango. Quello vero. Quello che unisce.

Katy

Non è mai semplice racchiudere l’avventura di una motociclista. La sua storia, il suo percorso, il modo in cui vive la passione non si lasciano riassumere in poche righe senza perdere qualcosa per strada. Eppure, di alcune motocicliste restano impresse delle frasi. Parole che valgono più di mille racconti.

Una di queste è: «Io voglio avere il mio percorso e farmi conoscere per come sono io.»
In quella frase c’è tutto. C’è la ricerca di una garanzia che oggi è rara: l’autenticità. Non la costruzione di un personaggio da esibire sui social, non un’immagine da vendere, ma il desiderio semplice e potente di essere riconosciuta per ciò che si è davvero.

Katy, come donna, chiede solo questo: condividere la sua passione nel modo più onesto possibile. Senza maschere. Senza finzioni. Vuole essere autentica, e ha il coraggio di rivendicarlo.

Un’altra frase che mi ha colpito profondamente è legata al Passo dello Stelvio. Nel raccontarsi mentre lo percorre, Katy si domanda se può “permettersi” di essere lì. Un’espressione che dice molto più di quanto sembri. Perché dare del Lei a una strada, e soprattutto a un passo di montagna così carico di storia e di simboli, significa riconoscerne la grandezza. Significa sapere che certi luoghi non si attraversano soltanto: si rispettano.

Troppo spesso ci dimentichiamo che dobbiamo rispetto ai luoghi che ci accolgono. Katy questo lo sa. Lo sente. E lo vive.

Scrivere, per me, significa proprio questo: trasmettere il valore di una motociclista come lei. Raccontare non solo ciò che fa, ma ciò che è. Perché alcune storie non chiedono di essere amplificate. Chiedono solo di essere raccontate con verità.

Jessica – La Biker Profumata

Scrivere di motocicliste mi appassiona profondamente. Non è un semplice esercizio di stile: è una vocazione che ho riconosciuto dentro di me. È la nota che cercavo da tempo nella mia vita. Quest’anno ho compreso con chiarezza che voglio scrivere per dare voce alle donne. E sì, lo dico apertamente, senza timore: questo è il mio spoiler sul futuro.

La bellezza, l’intelligenza e la classe racchiuse in un’unica motociclista potrebbero sembrare un’utopia, una figura nata più dal mito che dalla realtà. Eppure, fermiamoci un istante a osservare.

Lei è una donna di rara avvenenza, consapevole del proprio aspetto, senza mai farne ostentazione. Ama i profumi come una seconda passione, quasi fossero un rituale intimo, una firma invisibile. E come in ogni vera dualità degna degli dei, sull’altro lato della medaglia vive la passione per le moto: potente, viscerale, indomabile.

Studia Legge. Mente lucida, struttura solida, pensiero critico. Non solo istinto, dunque, ma equilibrio. Non solo cuore, ma anche ragione. E a suggellare il cerchio delle emozioni, come un sigillo divino, una MV Agusta F3: non un semplice mezzo, ma un’estensione della sua volontà, una creatura viva che risponde al suo tocco.

Da bambina, le moto le apparivano come esseri mitologici, visioni lontane, quasi irraggiungibili, simili a cavalli alati o a mostri sacri delle leggende antiche. Oggi, da donna, non le contempla più da lontano. Si prende il suo spazio. Lo attraversa. Lo afferma. Con una decisione nuova, consapevole, irrevocabile.

Se dovessi darle un volto mitologico, direi che in lei convivono Afrodite e Atena: bella come la prima, saggia come la seconda. Scultorea nella presenza, ferma nello sguardo, padrona del proprio destino. Non chiede il permesso di esistere. Esiste. E basta.

Ed è per donne così che voglio scrivere.

Stefania la Biker Bluette

La scintilla, per Stefania, nasce da zavorrina. E già questo dice molto. Perché ogni sogno, quando è vero, merita di essere vissuto, anche se all’inizio lo si osserva dal sedile posteriore. Non c’è nulla di minore in questo: c’è attesa, ascolto, desiderio che prende forma.

Oggi Stefania guida una moto di piccola cilindrata. Qualcuno, tra gli smanettoni, potrebbe definirla “troppo piccola”. Ma il punto non è la cilindrata, non lo è mai stato. Il punto è ciò che quella moto rappresenta per chi la guida. E a lei piace. Questo basta, e avanza.

Con la sua Yamaha Bluette, Stefania ha trovato la propria voce. Una voce fatta di traiettorie pulite, di gas dosato con intelligenza, di concentrazione e presenza. Vive la sua passione in modo autentico, sportivo nel senso più puro del termine: allenare se stessa, migliorarsi, sentire la strada, crescere curva dopo curva.

Quella passione, per un po’, era rimasta in silenzio. Chiusa in un angolo, in attesa del momento giusto. Poi è emersa, con decisione. Senza rumore inutile, ma con una costanza che parla da sola.

Sì, parliamo di una donna che sa cosa vuole. E soprattutto che lo vuole vivere fino in fondo, al cento per cento. Senza inseguire modelli imposti, senza dover dimostrare nulla a nessuno. Solo sport, impegno, piacere di guidare e rispetto per il proprio percorso.

Perché la vera sportività non sta nella potenza del mezzo, ma nella determinazione di chi lo porta avanti. E Stefania, su questo, non lascia dubbi.

Asia Monti

Come già anticipato parlando di Elena, è il momento di raccontare Asia.
Lei incarna lo spirito più autentico dell’endurista. Basta leggere il suo racconto per capirlo subito: Asia non si arrende. Anzi, la resa non fa proprio parte del suo vocabolario.

Ha una forza di volontà rara, quella di chi vuole capire, conoscere, migliorare e andare avanti. Sempre. Ha vinto un trofeo GasGas, ma non si è fermata lì. Continua ad allenarsi, a imparare, a cercare il gesto giusto, la linea migliore, il controllo perfetto. Perché l’enduro, per lei, non è solo competizione: è crescita continua.

Ed è qui che succede qualcosa di curioso. Ogni volta che scrivo di una donna che pratica enduro, mi ritrovo a provarne una sincera invidia. Di quelle belle, pulite. Ammirazione vera. Perché nei loro racconti rivedo la mia stessa voglia di imparare, di mettermi alla prova, di spingermi un po’ più in là per capire dove sono i miei limiti.

Asia, perdonami se uso il tuo spazio per una parentesi personale, ma è inevitabile.
Quando praticavo downhill in bici sentivo che mancava qualcosa. Volevo andare più forte, osare di più, ma il mezzo non rispondeva fino in fondo alle mie esigenze. Come se non fosse davvero quello giusto per me.

Tre anni fa, poi, sono andato a fare enduro con una Suzuki V-Strom — che oggi non ho più. Ed è stato lì, in discesa e nei tratti più tecnici, che ho sentito finalmente ciò che stavo cercando: stabilità, frenata, sicurezza. Una sensazione di controllo totale, anche quando il terreno chiedeva rispetto.

È lì che ho capito che l’enduro è uno sport completo. Unisce la fatica della salita alla tecnica della discesa. Ti mette alla prova fisicamente e mentalmente. Ti chiede concentrazione, resistenza, lucidità. Esattamente quello che cercavo.

Furious Girl?
Sì. Anche Asia è una Furious. Una di quelle che non si fermano, che sporcano le moto e le idee, che trasformano la fatica in energia e il limite in un nuovo punto di partenza.

Ed è per questo che raccontarla è un’avventura dentro l’avventura.

Sonia in Viaggio

C’è chi nasce zavorrina, c’è chi in moto nemmeno ci sale, e poi ci sono io: quello che non vede l’ora di conoscervi tutte, dal vivo. Per ora posso scrivere di voi, ed è già tantissimo. Perché ogni storia è strada percorsa insieme, anche a distanza.

Lei è Sonia. Nella vita fa un lavoro commerciale, di quelli ingessati, rigidi, incasellati. “Ingessata” è una parola che mi piace: rende bene l’idea. E forse è proprio per questo che a un certo punto decide di rompere lo stampo.

Prima compra il vestiario. Poi la moto. L’ordine giusto, quello del cuore.
Trova la sua prima destriera, la compra… e non sa guidarla. E allora? Sticazzi, come direbbero a Roma: si impara. Perché quando la moto è nel tuo destino, non servono scuse.

Certo, quando inizi, il meteo non è mai d’accordo. Pioggia, freddo, asfalto bagnato: un’iniziazione vera, di quelle che non ti regalano niente. Ma Sonia non si tira indietro. Stringe i denti, prende confidenza, cresce. Curva dopo curva.

Oggi è diventata dipendente dalla moto. Nel senso più bello del termine. Se potesse, andrebbe ovunque con lei. Perché la moto, alla fine, è questo: incontro, conoscenza, passione, vita vissuta davvero. Senza filtri, senza protezioni inutili.

Vai Sonia.
Ci incontreremo su un passo di montagna, o magari altrove, dove il destino deciderà di incrociare le nostre strade.
Grande davvero, perché hai fatto la cosa più importante: hai iniziato a vivere la tua passione.

E questa, tra motociclisti, è una fratellanza che si riconosce al primo sguardo.

In viaggio con la Cri

Cristina è una donna che nella vita ha dovuto affrontare prove complesse e dolorose. Esperienze che non si limitano a lasciare segni, ma che costringono a fermarsi, a misurare i propri passaggi di vita e a riconsiderare il modo in cui si affrontano difficoltà per le quali, nella maggior parte dei casi, non si è mai davvero preparati.

Perdere una persona cara o accompagnarne una nel momento del bisogno sono prove che possono risultare profondamente debilitanti. Non tanto per la fatica fisica, quanto per l’usura mentale. Un’energia che si consuma lentamente, come acqua risucchiata da un pozzo nel deserto, fino a lasciare solo silenzio e stanchezza interiore.

A rendere questo percorso ancora più complesso, Cristina ha dovuto anche confrontarsi con una verità difficile: scoprire la reale natura della persona che aveva accanto. Nel momento in cui il sostegno sarebbe dovuto essere pieno, diretto e condiviso, quella presenza ha scelto invece di restare nel proprio spazio, lasciando a lei il peso più grande. È una delle lezioni più dure che la vita può imporre: capire su chi si può davvero contare quando serve.

Eppure, il vero nodo non è la prova in sé, ma il modo in cui si decide di affrontarla. Nella vita sarebbe necessario trovare sempre il coraggio di rialzarsi con una forza rinnovata, anche quando tutto sembra remare contro. Non è semplice. Non è immediato. Ma è possibile.

Cristina questo coraggio lo ha trovato. Ha trasformato un sogno coltivato da ragazza in una realtà concreta, arrivando a un traguardo che forse lei stessa non avrebbe immaginato all’inizio del percorso. Oggi è una tour operator certificata per viaggi in moto. Un ruolo che unisce competenza, passione e visione, e che rappresenta non solo un successo professionale, ma una vera conquista personale.

La sua storia dimostra che anche dalle prove più dure può nascere una direzione nuova, solida e autentica. E che la strada, quando viene scelta con consapevolezza, può diventare uno spazio di rinascita.

Eva Batstitch

Eva.

Forse ti sembrerà strano, ma mentre tu mi raccontavi il tuo percorso, io pensavo al mio. Io, che di psicologi ne ho incontrati fin troppi. In famiglia, per molto tempo, hanno cercato di capire quale fosse il mio centro di gravità, come se fosse qualcosa da individuare, misurare, sistemare.

La moto, paradossalmente, è stata la parte più semplice. Le vere difficoltà stanno sempre nelle decisioni apparentemente più banali. Quelle che sembrano leggere, ma che pesano più di tutte. E allora mi sono chiesto: perché apro questo discorso parlando di me, invece che di te?

La risposta è arrivata subito. Perché tu mi hai scritto con il cuore in mano. Senza difese. Senza filtri. Mi hai consegnato il tuo dolore, ma anche — e soprattutto — la tua vittoria. Una vittoria emotiva, profonda, che non ha bisogno di applausi per essere reale.

Nel tuo racconto c’è un passaggio che vale più di mille spiegazioni: quando il percorso di vita è quello giusto, ogni cosa trova il suo posto. Anche il caos. Anche le ferite. Anche le paure. Tutto, lentamente, si riallinea fino a raggiungere un equilibrio che non è perfetto, ma è vero.

E poi, quasi in punta di piedi, mi hai parlato delle AkraRose. Un gruppo affiatato di motocicliste romane che non si limitano ad andare in moto: la credono, la vivono, la respirano. Donne che condividono strada, risate, chilometri e silenzi. Una sorellanza fatta di casco, motore e presenza reciproca.

Alla fine mi sono reso conto che non servivano molte parole. Non era necessario scrivere un testo lungo. Bastava questo per dire chi sei davvero.

Questa è Eva.
Una donna che ha attraversato il dolore, ha trovato il proprio equilibrio e lo difende con consapevolezza.
Una motociclista con la M maiuscola.

Rebecca Agosta !

Becky.
Ecco a voi una motociclista che la passione non l’ha trovata pronta, ma se l’è costruita un pezzo alla volta.

La sua moto non era perfetta, tutt’altro. Era malconcia, segnata da due incidenti non proprio esemplari. Una di quelle moto che molti avrebbero scartato senza pensarci due volte. Lei invece no. L’ha guardata, l’ha capita, e se l’è portata a casa con un’idea chiara: rimetterla in strada.

All’inizio, il sogno era un altro. Una giapponese sì, ma a quattro ruote. Una JDM di carattere, la leggendaria Nissan Silvia. Poi è arrivata la realtà: i conti, le priorità, il momento giusto che ancora non c’era. E invece di rinunciare, Becky ha fatto la scelta più intelligente: ha trasformato il sogno in un progetto possibile.

È questo il punto che colpisce davvero: la volontà.
Becky non ha semplicemente sistemato una moto. L’ha costruita passo dopo passo per conoscerla a fondo. E in quel processo ha fatto qualcosa di ancora più importante: ha imparato a conoscere se stessa. Ogni bullone stretto, ogni problema risolto, ogni difficoltà superata ha rafforzato una certezza che già aveva dentro.

Oggi Becky non solo vive la sua passione, ma ci crede ancora di più. Crede nelle proprie capacità, nelle proprie scelte, nel valore del tempo e dell’impegno investiti. Perché ciò che viene costruito con le proprie mani ha un peso diverso. È più solido. È più vero.

Ed è per questo, Rebecca, che hai la mia sincera ammirazione e la mia stima.
Perché non hai aspettato il momento perfetto. Hai iniziato. E hai costruito qualcosa che parla di te.

Benedictè

Come si dice, non c’è due senza tre.
Tre enduriste. Tre Furious Girl. E non è un caso.

Ripenso a quando mi affacciavo per la prima volta al mondo dell’enduro. Si parlava di Meoni, già leggenda, di David Knight, altra icona assoluta. Nomi che sembravano appartenere a un Olimpo irraggiungibile. Oggi, invece, mi ritrovo a scrivere di enduriste. Donne che vivono questo sport con la stessa intensità, lo stesso rispetto, la stessa fame di crescita. E questa cosa, per me, è fonte di grande soddisfazione.

Poi c’è Benedictè.
Arriva da un luogo che è leggenda pura: la pista di Lommel. Un terreno che non perdona, dove se ti alleni davvero impari a conoscere i tuoi limiti, senza scorciatoie. Lommel non regala nulla, ma insegna tutto.

Benedictè ha già affrontato una stagione di trofeo enduro e una stagione nel Campionato Italiano Motorally. Un percorso che parla da solo, fatto di impegno, costanza e rispetto per la disciplina. Per me, tutto questo ha un valore enorme. Perché io scrivo per dare voce alla mia passione, e lei quella passione la vive, la onora e la porta in gara.

L’ho già scritto, ma vale la pena ripeterlo: Benedictè, tu sei la cinquantesima motociclista di cui racconto la storia. Un numero che non è solo una cifra, ma un traguardo. E sapere che questo capitolo è dedicato a te mi rende profondamente grato.

A te, e a tutte le Furious Girl, va il mio ringraziamento sincero.
Perché incarnate uno spirito che merita rispetto. Perché onorate l’enduro ogni volta che entrate in un percorso. E perché, con la vostra presenza, rendete questo mondo più vero, più completo, più degno di essere raccontato.

Il ringraziamento finale

Sì, ci sono riuscito.
Ho concluso il racconto dedicato a voi, Motocicliste. Altre dieci storie che ho scelto di scrivere mettendoci tutto il mio sentimento, senza riserve.

C’è però anche una nota amara. Questo traguardo avrei voluto raggiungerlo prima. Ma la vita quotidiana, come spesso accade, si è messa di mezzo. Problemi concreti, reali. La mia auto si è rotta, ho dovuto affrontare burocrazia, imprevisti e momenti di vera difficoltà. Eppure, unendo conoscenze trovate sul web e l’aiuto di persone vere, in carne e ossa, sono riuscito a risolvere quello che sembrava un problema serio. Anche questo fa parte del percorso.

Guardando avanti, il prossimo anno porterà nuove collaborazioni. Forse anche qualcosa di più strutturato. Non voglio svelare troppo: non è più un’idea embrionale, ma siamo a un punto in cui stiamo capendo come presentare il progetto al mondo e, soprattutto, come darvi ancora più valore. Come crescere insieme.

Il mio desiderio è semplice e profondo: guardarvi un giorno da sotto il palco di una premiazione e sapere che una parte del vostro percorso esiste anche perché ci siamo incontrati, conosciuti e abbiamo scelto di collaborare per un obiettivo comune. Un obiettivo che non è altro che vivere la passione per la moto al cento per cento.

A tutte voi va il mio grazie più sincero.
Per la fiducia, per le storie condivise, per l’energia che mi restituite ogni volta. Questo cammino esiste perché lo percorriamo insieme.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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