Ogni volta che parlo di te…
Proprio come nella famosa canzone di Venditti, ogni volta che racconto una storia di una motociclista, sento che qualcosa dentro di me si accende. Ogni racconto, ogni incontro, ogni sguardo dietro una visiera mi aiuta a vivere ancora più intensamente la mia passione per la moto.
Non lo faccio per cercare attenzione, ma per dare voce a chi spesso non ne ha abbastanza. A quelle donne che vivono la passione per la moto, come una seconda casa, che trovano libertà nel sound della moto.
Il mio scopo è semplice, ma profondo: dare voce alle donne motocicliste.
Nessun numero di follower, nessuna ricerca di perfezione o apparenza. Solo una cosa davvero necessaria: la moto.
E con lei, la passione pura e autentica. Quella che ti fa battere il cuore, che ti fa sentire viva, forte, libera.
È lo sguardo di chi sa che, grazie a quella due ruote, ogni giorno può rinascere.
Ed è proprio con questo spirito che oggi voglio raccontarvi la storia di una motociclista davvero in gamba: Giulia D’Angelo.
Caro diaro,(di Giulia D’angelo)
Il Richiamo della Strada
È tanto tempo che non ti scrivo, eppure ho così tanto da raccontarti. Dall’ultima volta sono cambiate molte cose, ma una in particolare ha riscritto tutto: ho comprato una moto.
Non so spiegare con esattezza come sia nata questa idea, forse non è nata — è esplosa. Come un lampo improvviso in una giornata qualunque. Mi ricordo il momento preciso: Pasquetta 2024, una giornata di sole e risate con gli amici. Tra una battuta e l’altra, dissi che avrei voluto prendere la moto. Loro risero, con affetto, ma convinti che non l’avrei mai fatto davvero.
Evidentemente si sbagliavano.

L’Inizio di un Sogno
Avevo iniziato a lavorare da ottobre, mentre frequentavo l’università. Giornate lunghe, spesso stancanti, ma dentro di me cresceva un pensiero che diventava sempre più concreto: mettere da parte i soldi per realizzare un sogno tutto mio. Quando finalmente arrivò il momento, non ci pensai due volte. Con i risparmi guadagnati a fatica e un cuore che batteva più veloce del solito, comprai la mia Z500.
La patente la stavo già facendo per il mio piccolo SH 150, ma dentro di me sapevo che non era quello il mio traguardo. Era solo il primo passo verso qualcosa di più grande, di più mio.
Emozioni a Due Tempi
Appena l’ho vista, la mia moto, mi si è accesa l’anima.
Una miscela potente di emozioni mi ha travolta: felicità pura, adrenalina, ma anche paura.
Paura di non essere all’altezza, di non meritarmela, di aver speso troppo. Tutti quei pensieri che arrivano quando realizzi qualcosa che desideravi da tanto. Eppure, ogni volta che la guardavo parcheggiata, sentivo che avevo fatto la cosa giusta. Era come se quella moto mi avesse scelta, come se mi dicesse: “Finalmente sei pronta.”
La Calma Adrenalinica
Un chilometro alla volta, ho imparato a respirare dentro il casco.
Ho scoperto quella che chiamo la calma adrenalinica — un equilibrio perfetto tra emozione e concentrazione, tra libertà e controllo. Quando guido, il mondo scompare. Restano solo la strada, le curve, l’asfalto che scorre sotto le ruote e il mio respiro che si sincronizza con il rumore del motore.
È il mio modo per staccare dalle responsabilità, dalle ansie, dai pensieri troppo grandi. In moto non esistono problemi, solo traiettorie da disegnare con il corpo e con il cuore.
Libertà con un Cuore che Batte
Oggi, guardandomi indietro, mi rendo conto che non ho solo comprato una moto.
Ho scelto me stessa. Ho deciso di fidarmi del mio istinto, di credere che anche una giovane donna può mettersi in sella e trovare il proprio spazio in un mondo che spesso la sottovaluta.
Ogni curva mi insegna qualcosa, ogni strada mi fa crescere. La mia Z500 non è solo un mezzo: è una compagna di viaggio, un simbolo di forza, di indipendenza e di quella voglia di vivere che pulsa forte — come il battito di un cuore pieno di adrenalina.

Quando l’Asfalto Ti Insegna a Volare
Non è tutto oro quello che luccica, e l’asfalto, si sa, non perdona errori.
Il mio incidente è arrivato quando meno me l’aspettavo. Non è stata una semplice caduta: la moto è finita sotto un guardrail, e io con lei.
Eppure, quando il meccanico ha visto la mia Z500 e mi ha detto che ero fortunata ad essere viva, ho capito che non era solo fortuna — era preparazione, protezione, rispetto per ciò che si guida.
Non mi sono fatta male, ero vestita bene, ma dentro di me qualcosa si era incrinato. Le paure, quelle che prima erano solo pensieri lontani, erano diventate reali.
Il Prezzo della Paura
Oltre ai danni della moto, c’era il danno invisibile: quello dentro di me.
Ero arrabbiata, delusa, e consapevole di aver inflitto a me stessa un colpo duro, non solo economico ma emotivo.
Per quattro lunghi mesi — da maggio a settembre, i mesi più belli per andare in moto — ho dovuto fermarmi.
Molti lo avrebbero considerato un male, io invece ho imparato a vederlo come un dono travestito da sconfitta.
Il tempo mi ha insegnato la pazienza, la riflessione, la consapevolezza che non bisogna tornare subito come prima, ma tornare meglio di prima.
La Strada della Rinascita
I primi giri dopo l’incidente sono stati i più difficili.
Non per il fisico, ma per la mente. Tremavo, il respiro si bloccava davanti a una curva in discesa, e ogni rumore più forte mi faceva sobbalzare.
Era come se la mia mente non volesse più lasciarmi andare.
Ma in quella lotta silenziosa con me stessa ho scoperto la vera forza: la determinazione.
Non ho mai pensato di vendere la mia moto, nemmeno nei momenti peggiori.
C’era una voce dentro di me, calma ma ferma, che mi diceva:
“Non mollare. Abbi pazienza. Insisti.”
Vincere Sé Stessi
Oggi, caro diario, guido meglio di quanto avrei mai immaginato.
Non ho vinto una gara, non ho battuto nessuno — ho vinto contro la me stessa di un anno fa.
Quella che tremava, che aveva paura, che si chiedeva se fosse davvero fatta per questo mondo.
Ora so che sì, lo sono.
Ho imparato tanto, non solo a piegare in curva o a mettere il ginocchio a terra (hihihi 😄), ma anche a conoscere la mia moto, la sua meccanica, i suoi limiti e i miei.
Gli errori non mi spaventano più, perché fanno parte del percorso, e solo chi cade davvero sa quanto è bello rialzarsi.

Il Coraggio nel Sangue
E poi, caro diario, qualche giorno fa è successa una cosa che mi ha fatto unire tutti i puntini.
Come già sai, la mia mamma è volata in cielo quando ero molto piccola. Di lei non ho tantissimi ricordi, ma so che si faceva voler bene da tutti. Era una di quelle persone che lasciavano un segno, anche solo con un sorriso.
Ieri, dopo aver pubblicato una foto della mia moto su Instagram, mi ha scritto quella che era la sua migliore amica.
Mi ha detto:
“Ciao tesoro mio, ho visto il tuo post con la moto. Mi hai ricordato tua mamma, quando era incinta di te: una sera, dopo cena a casa nostra, è partita da sola in moto per Termoli, con il pancione. Io e Marco eravamo preoccupati, ma lei era tranquillissima. È sempre stata un’avventuriera.”
Mi si è aperto un mondo.
Puoi crederci o no, ma io non sapevo che mia mamma andasse in moto, e soprattutto non sapevo che lo avesse fatto con me nel pancione!
Per chi non lo sapesse, da dove viveva lei a Termoli sono quasi 400 chilometri.
In quel momento ho capito da dove viene la mia attrazione per questo mondo. Non che avessi bisogno di giustificarla, ma adesso tutto ha più senso.
È come se la mia passione fosse un’eredità invisibile, qualcosa che mi scorre dentro da sempre, un filo che mi lega a lei ogni volta che metto il casco e accendo il motore.
Le Strade del Mio Futuro
I miei progetti da motociclista sono ancora tanti.
Vorrei cambiare moto l’anno prossimo, magari qualcosa di più sportivo, e se riuscirò mi piacerebbe anche provare ad andare in pista.
Per ora mi godo ogni curva, ogni piccolo progresso, ogni nuova strada che scopro. Mi piace anche mettere le mani sulla mia “zetina”, imparare come funziona, come prendersene cura.
E sai, caro diario, quando qualcuno mi dice:
“Hai comprato la moto perché ce l’ha il fidanzato?”
oppure
“L’hai presa solo per farti le foto?”
un po’ mi viene da sorridere… e un po’ mi arrabbio.
Perché chi dice queste cose non sa tutto quello che c’è dietro. Non sa le paure superate, le cadute, la passione vera che mi spinge.
Certo, il mio ragazzo mi ha insegnato tanto — gliene sarò sempre grata — ma io la moto l’ho comprata molto prima di conoscerlo.
Anzi, ci siamo incontrati proprio grazie a questa passione comune. E da lui cerco sempre di imparare qualcosa, ma senza dimenticare che la mia strada l’ho iniziata da sola.
Dove Batte il Mio Cuore
Le mie strade preferite? Quelle piene di curve, dove posso sentire la moto che danza con me.
Amo i misti stretti, dove riesco davvero a sentire le potenzialità della mia Z500: il Passo del Giogo è il mio preferito, ma adoro anche la strada da Castellina in Chianti a Poggibonsi, il Passo della Colla e il Passo della Sambuca.
Ogni tratto di quelle strade mi ha insegnato qualcosa: a fidarmi, a respirare, a osare.
Il Dono della Libertà
In conclusione, caro diario, comprare la moto è stata una delle migliori scelte della mia vita.
Mi ha insegnato che la libertà si conquista con coraggio, e che le paure non vanno cacciate via, ma ascoltate. Sono loro che ci proteggono e ci ricordano di usare sempre la testa.
Ma non bisogna lasciarsi fermare da nessuno.
Solo noi sappiamo cosa abbiamo dentro, quella scintilla che ci accende e che forse non riusciremo mai a spiegare fino in fondo.
Però possiamo viverla — curva dopo curva, respiro dopo respiro — con il coraggio di chi osa.
Proprio come faceva la mia mamma. ❤️
Conclusione – Che Donne!
Grazie, Giulia, per il tuo racconto.
Un racconto vero, perché non ha bisogno di maschere né di perfezione: è la storia di una donna che si mette a nudo, con tutte le sue emozioni, le sue paure e la sua forza.
È reale, perché parla di cadute vere, di asfalto e di ripartenze, di mani sporche di olio e di cuore pieno di sogni. È una realtà che non cerca l’approvazione, ma si conquista con ogni chilometro e ogni curva.
È anche un racconto affranto, perché dentro di sé custodisce la mancanza di una madre, il dolore che si trasforma in spinta, in ricerca di significato.
Ma allo stesso tempo è profondamente coraggioso: il coraggio di rialzarsi dopo una caduta, di tornare in sella nonostante la paura, di dire “ce la faccio” quando tutto il resto del mondo ti invita a fermarti.
È impetuoso, come il vento che accompagna ogni corsa in moto — quella forza istintiva e irrefrenabile che non si lascia ingabbiare, che spinge a vivere pienamente, ad andare oltre i limiti.
Ed è volitivo, perché dietro ogni decisione di Giulia c’è la determinazione di una donna che sa esattamente cosa vuole, e che non aspetta il permesso di nessuno per inseguirlo.
Il suo spirito racchiude l’essenza più pura della motocicliste: passione, indipendenza e amore per la vita.
E come non pensare alla sua mamma — la prima vera avventuriera di questa storia — che, con il pancione e una moto sotto di sé, ha lasciato in eredità alla figlia non solo una passione, ma una filosofia di vita: vivere pienamente, senza paura di osare.
Un saluto a lei, che da lassù avrà sicuramente sorriso nel vedere Giulia seguire la stessa strada, con lo stesso cuore impetuoso e libero.
Che donne, davvero.
Donne che non si limitano a sognare la libertà, ma la guidano.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


