Marta Santi

La Rossa in Moto !

Partiamo da uno stereotipo fin troppo noto: figlie cresciute a pane e motori che, raggiunta l’età adulta, decidono di volere anche loro una moto. Da quel momento la donna viene osservata attraverso due lenti opposte ma ugualmente limitanti: o come una bambola di cristallo, fragile e da proteggere, oppure come se le mancasse qualcosa, quasi un arto, con la domanda implicita e assurda: “come pensi di guidarla, una moto?”.

Dopo aver scritto di diverse motocicliste, mi accorgo di leggere sempre lo stesso schema narrativo: tu donna puoi fare il tifo, puoi stare a bordo campo, puoi essere la “pon-pon girl”, ma non pensare di giocare davvero la partita. Un’impostazione che viene spacciata per educativa, coerente, quasi naturale. Eppure, a ben guardare, è solo una forma elegante di esclusione. E no, non credo di aver detto nulla di sbagliato o di provocatorio.

Poi però succede qualcosa di semplice e potentissimo: le dai una moto. E lì, senza metafore, nel DNA compare una sola parola: viaggio. Non come moda, non come sfida dimostrativa, ma come necessità profonda.

La cosa forse più curiosa è che questa forma di discriminazione io l’ho vissuta in prima persona, pur essendo uomo. Mio padre, viaggiatore e navigatore, in giro per il globo, è sempre stato per me un riferimento. Ho creduto a lungo che, raggiunta una certa età, mi avrebbe messo alla prova, mi avrebbe aperto una porta, passato il testimone. Invece nulla. Anzi, col tempo ho percepito una sorta di resistenza, quasi di invidia, verso ogni mio passo avanti.

Una discriminazione silenziosa, difficile da nominare, che non ho mai davvero capito a cosa portasse. Soprattutto perché, da uomo, avrei dovuto essere teoricamente più agevolato in certe esperienze. E invece no.

È anche per questo che scrivere di donne motocicliste mi viene, tra virgolette, naturale. Perché conosco cosa significa essere guardati non per ciò che sei, ma per ciò che qualcun altro teme tu possa diventare. So cosa vuol dire aspettare, insistere, crescere nonostante tutto.

Ed è qui che entrano in gioco la volontà e il tempo: due elementi che non fanno rumore, ma che alla fine ripagano sempre l’attesa.

Diamo quindi il benvenuto a Marta Santi, la Rossa in moto, e alla sua storia sulla Disciplina della Motociclista. Una storia che non chiede permesso, non cerca approvazione, ma dimostra che il viaggio, quando è autentico, trova sempre la sua strada.


Dal sogno d’infanzia alla libertà su due ruote: Marta, la Rossa in Moto.

Sin da bambina ho avuto il rombo dei motori nel cuore, anche se allora non sapevo ancora dargli un nome. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese della cosiddetta “terra dei piloti e dei motori”, un luogo in cui le due ruote non sono un passatempo, ma una lingua madre. Era inevitabile che quella passione mi attraversasse, prima ancora che io potessi scegliere.

In famiglia si respirava aria di motomondiale. Le gare non erano semplici appuntamenti sportivi, ma veri e propri rituali: la domenica aveva il suono dei motori e il ritmo delle corse. Sono cresciuta così, a pane e competizioni, osservando, ascoltando, assorbendo tutto.

Mio fratello e mio cugino sono stati i primi a indicarmi quella strada, senza saperlo. Da bambina, quando andavo a casa di mio cugino, la prima cosa che facevo non era salutare le persone, ma la sua moto, parcheggiata in salotto. Oggi fa sorridere, ma allora era naturale: quella moto aveva un’aura, una presenza, come se fosse parte della famiglia. Con mio fratello, invece, la passione prendeva forma davanti alla televisione, gara dopo gara, domenica dopo domenica, finché non è diventata qualcosa che sentivo anche mia.

Poi c’erano i miei genitori, che ci portavano a Tavullia, alle feste di Valentino Rossi, a vederlo correre, a respirare da vicino quell’energia unica, e talvolta anche a seguire qualche gara di motocross. In quei momenti ho capito che non stavo solo guardando uno sport: stavo scoprendo un mondo.

Col tempo, quella passione non è rimasta un’eredità familiare o un entusiasmo infantile. È diventata una scelta. Ho avuto il coraggio di riconoscere che ciò che mi emozionava non era solo lo spettacolo, ma l’idea di esserci, di vivere la moto in prima persona. Non come spettatrice, non come contorno, ma come donna consapevole di ciò che la fa sentire viva.

Quei ricordi oggi li custodisco con affetto, perché parlano di emozioni genuine, di radici forti e del momento esatto in cui una passione smette di essere solo un’influenza esterna e diventa identità.

Dalla sella del passeggero al desiderio di guidare

Con il tempo, quella passione ha smesso di essere solo un’emozione e ha iniziato a farsi esigenza. All’inizio vivevo la moto da passeggera, osservando, imparando, sentendo crescere dentro di me una consapevolezza sempre più chiara: un giorno avrei avuto la mia moto. Non era un capriccio, ma un obiettivo. Convincere in casa non è stato semplice, ma la determinazione, alla fine, ha fatto la sua parte.

La prima moto: l’inizio di tutto

Poi è arrivata lei, la mia prima vera compagna di strada: una Yamaha MT-03 del 2006. Con quella moto non ho solo imparato a guidare, ho iniziato a costruire esperienze. È stata il mezzo attraverso cui ho trasformato il desiderio in realtà, l’idea in pratica. Ogni chilometro era una scoperta, ogni errore una lezione.

Il viaggio che cambia la prospettiva

Con la MT-03 è arrivato anche il mio primo grande viaggio: 3000 chilometri in 8 giorni, insieme a mio fratello. Italia, Svizzera, Austria, Slovenia. Strade che non sono semplici collegamenti, ma luoghi simbolici per chi ama la moto: lo Stelvio, l’Ofenpass, il Rombo, le Dolomiti. Giorno dopo giorno ho capito che il viaggio non era solo una meta da raggiungere, ma un modo di stare al mondo.

Il Passo del Rombo e la scelta di una direzione

È stato proprio sul Passo del Rombo che qualcosa è cambiato. In quel momento ho avuto una certezza limpida: volevo che quella sensazione di libertà, concentrazione e presenza totale diventasse il mio lavoro. Non un sogno vago, ma una direzione concreta. Da lì in avanti, ogni scelta ha iniziato a seguire quella bussola.

Crescere insieme alle moto

Dopo la MT-03 è arrivata un’altra Yamaha, la MT-07 del 2021, segno di un percorso che stava maturando. Nel frattempo avevo iniziato a lavorare nel mondo delle due ruote, entrando sempre più a fondo in quell’universo che fino a poco tempo prima osservavo da fuori. Grazie a Harley-Davidson, tramite la scuola con cui collaboravo, ho avuto l’opportunità di guidare una Pan America.

Off-road, insegnamento e nuovi orizzonti

Con la Pan America si è aperto un mondo nuovo: viaggi più lunghi e confortevoli, certo, ma soprattutto la scoperta dell’off-road. Un ambiente che richiede rispetto, pazienza, tecnica e umiltà. È lì che è nata un’altra passione, forse la più profonda: quella per l’insegnamento. Trasmettere ciò che avevo imparato, accompagnare altri nel loro percorso, capire che imparare non è mai immediato e che ogni passo ha bisogno del suo tempo.

Un passo alla volta

Un sogno non si realizza tutto insieme. Si costruisce, un chilometro dopo l’altro, una caduta dopo l’altra, una lezione alla volta. La moto mi ha insegnato questo: l’avventura non è solo andare lontano, ma avere il coraggio di restare nel percorso, rispettarne i tempi e crescere insieme ad esso.

Il salto verso nuove avventure

L’anno successivo ho deciso di fare un passo importante: salutare la MT-07 e accogliere la mia attuale compagna di viaggi, l’Aprilia Tuareg 660. Non è stata una scelta casuale, ma una decisione consapevole: questa moto è perfetta per me, capace di seguire i miei ritmi e le mie ambizioni. In poco più di un anno e mezzo abbiamo percorso 44.000 km tra lavoro, viaggi e sterrati, costruendo insieme un bagaglio di esperienze unico. Ogni chilometro confermava che scegliere con il cuore porta sempre ai risultati migliori.

Una vita a due ruote, senza compromessi

Oggi vivo la moto 365 giorni all’anno. Non nascondo che non sia sempre semplice: il mondo delle due ruote resta, in larga parte, ancora dominato dagli uomini. Ma io credo fermamente che le donne abbiano lo stesso diritto, la stessa capacità e la stessa determinazione di viverlo da protagoniste. Guidare una moto non è solo un gesto di libertà: è sport, passione, esperienza, impegno. E non dovrebbe esistere alcuna barriera di genere.

Prima donna, stesso valore

Per questo motivo sono particolarmente orgogliosa di far parte di Biker Reason, una delle scuole di guida sicura più importanti d’Italia. Essere la prima donna ad entrare nel loro team non è solo un onore, ma anche una grande responsabilità: ogni giorno lavoro per dimostrare che competenza, passione e professionalità non hanno sesso. Questa esperienza mi ha insegnato che credere in se stessi e nelle proprie capacità apre porte che molti considerano ancora chiuse.

Lo sguardo verso l’off-road

E adesso? Il mio futuro guarda sempre più verso l’off-road, un mondo che mi ha conquistata completamente. Non escludo che diventi parte integrante del mio lavoro come istruttrice: la sfida, la tecnica e l’avventura che offre sono perfette per chi vuole crescere ogni giorno, senza fermarsi.

La moto come stile di vita

Una cosa è certa: la moto per me non è solo una passione, è il mio stile di vita. Tutto il percorso, dalle prime esperienze da passeggera fino alle distanze più impegnative e ai terreni più tecnici, ha avuto un filo conduttore chiaro: la determinazione, la curiosità e la volontà di trasformare ogni tappa in crescita personale. La moto non è mai stata solo un mezzo, ma una scelta di vita, un impegno quotidiano, una libertà conquistata passo dopo passo.

A chi crede nei sogni e nelle strade da conquistare

L’avventura e la volontà, due facce della stessa medaglia, danzano insieme nel cuore di Marta. Ella sa ciò che vuole: macinare chilometri, sentire il vento come compagno, e trasmettere la passione che arde in lei. Gli ingredienti sono lì, solidi e autentici: la curiosità, il coraggio, la dedizione. Su queste basi, ogni traguardo non è un limite, ma un orizzonte da superare, fino a dove gli occhi possono giungere… e oltre, verso luoghi che ancora nessuno ha tracciato.

Il suo cammino non è solo un racconto: è un’opera di vita e di avventura, ogni curva una scena, ogni strada un atto, ogni viaggio un verso. Chi ascolta le sue storie non percepisce soltanto una passione, ma il respiro stesso di chi osa vivere pienamente, senza compromessi, e lascia dietro di sé una scia luminosa di libertà e coraggio. Marta non guida semplicemente una moto: conduce un destino, e invita chiunque abbia cuore a seguirla lungo le strade infinite della vita.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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