Blue.Bayker

La Gixxer !

Scrivere è ormai parte integrante della mia quotidianità. È un esercizio che mi appaga, mi restituisce vitalità e, contrariamente a quanto oggi si possa facilmente presumere, non mi colloca nel ruolo di influencer. In un’epoca in cui il racconto è spesso egocentrico, io scelgo consapevolmente di rimanere un passo indietro: non protagonista, ma voce narrante. Una voce che, se mi è concesso un concetto quasi pneumatologico, prova a dare spazio e respiro a storie che meritano di essere ascoltate.

In questo caso, la voce è quella delle motocicliste. Donne che, ogni volta che salgono in sella, non affrontano soltanto la strada, ma anche un carico di pregiudizi: invidia, rabbia e critiche provenienti da sedicenti “uomini alpha”, spesso più infastiditi che realmente minacciati dall’idea che una donna possa vivere la moto con competenza, passione e libertà. Una presenza che mette a disagio chi concepisce il motociclismo come territorio esclusivo e identitario, anziché come spazio di condivisione.

Eppure, la bellezza sta proprio qui: nel godere della passione altrui senza ostentazione, nell’ammirare chi vive ciò che ama con naturalezza e autenticità, senza bisogno di affermarsi a discapito di qualcun altro.

Questa introduzione nasce per un motivo preciso. La protagonista guida una GSX-R 600, una moto che ammiro profondamente. Da appassionato Suzuki, le ho provate, mi hanno divertito e ne riconosco il valore tecnico e dinamico. Sono motociclette sincere, capaci di trasmettere emozioni senza artifici.

Per questo, senza fronzoli e senza retorica, do il benvenuto a BlueBayker. Una motocilista che non ha bisogno di dimostrare nulla, se non il piacere genuino di essere sé stessa, in sella.

Dove tutto ha iniziato a muoversi

Non so indicare un giorno preciso in cui è nata la mia passione per le moto. Non è arrivata all’improvviso, è sempre stata lì. Da bambina stavo spesso in giro con mio padre, seduta dietro di lui sulla Vespa o sulla moto. Il rumore del motore, l’aria addosso, la strada che scorreva: erano sensazioni normali, quotidiane, e forse proprio per questo così profonde.

Crescendo ho capito che non mi bastava più essere passeggera. Volevo capire, toccare, sporcare le mani. Le officine sono diventate il mio primo banco di prova. All’inizio con risultati minimi, quasi deludenti, ma con una certezza sempre più chiara: la moto non sarebbe stata solo una passione da guardare, ma qualcosa da vivere in prima persona.

La moto giusta mi ha scelta

La mia prima moto è una Suzuki GSX-R 600 del 2009. E sì, è ancora lei. La verità è che me ne sono innamorata molto prima di possederla. Due anni prima dell’acquisto mi ci sono seduta sopra e ho sentito subito che c’era qualcosa di diverso. Un feeling immediato, naturale, come se mi stesse aspettando.

Non ho avuto dubbi, né ripensamenti. Ho semplicemente capito che sarebbe stata lei la mia prima moto. Quando è diventata davvero mia, non ho provato euforia, ma una calma profonda. Come quando riconosci qualcosa che ti appartiene da sempre.

Un amore che non smette di sorprendere

Ancora oggi la guardo con gli occhi dell’amore. Sono gelosa della mia moto, lo ammetto. A volte mi fermo a osservarla e mi sento quasi incredula, come se fosse ancora un sogno, come se non fosse davvero possibile che sia mia.

Poi realizzo che lo è. Ed è una sensazione che non si consuma mai. Ne vado fiera, non per quello che rappresenta agli occhi degli altri, ma per ciò che rappresenta per me. È una parte del mio percorso, della mia crescita, delle scelte che ho fatto.

La pista come confronto con me stessa

La mia prima esperienza in pista l’ho fatta con lei, all’Autodromo del Levante. Non cercavo il limite, non cercavo il tempo. Volevo solo conoscerla meglio, capire come mi muovevo, come reagivo, come mi sentivo.

Col tempo ho scelto di affrontare la pista con una seconda moto, dedicata esclusivamente a quell’ambiente. Avevo paura di rovinare la mia GSX-R con una caduta, e quella paura dice molto di quanto tenga a lei. Per ora è l’unica pista che ho fatto, ma è stata sufficiente per farmi capire che la pista non è un’esibizione: è un luogo di verità.

La strada, il viaggio, i sensi aperti

Non ho un passo di montagna del cuore. Quello che amo davvero è muovermi, andare lontano. Mi basta una strada che abbia il mare da una parte e la montagna dall’altra per sentirmi completa.

Mi piace perdermi, scoprire luoghi nuovi, sentire il cambiamento della temperatura sulla pelle, gli odori che mutano da una curva all’altra. Ogni viaggio è un’esperienza sensoriale. Non corro per arrivare, guido per sentire. E ogni volta cerco di godermi tutto, senza risparmiarmi.

Oltre i limiti, senza sapere dove

Se penso al mio futuro su due ruote, non vedo un traguardo preciso. Vedo un percorso. In questo momento il mio obiettivo è diventare più brava in pista, superare i miei limiti mentali e fisici. Per questo mi alleno, mi tengo in forma, scarico pesi inutili. La moto mi ha insegnato che per andare avanti bisogna prima alleggerirsi.

Per il resto, lascio spazio al destino. Non so cosa mi aspetta, e va bene così. So solo che continuerò a salire in sella con rispetto, passione e verità. Perché, alla fine, non è la moto a definirmi. È il modo in cui scelgo di viverla.

Il coraggio silenzioso di chi sceglie la propria strada

BlueBayker è una motociclista determinata. Sa cosa vuole e, soprattutto, sa riconoscere i propri limiti. Non li accetta per imposizione, ma li osserva, li studia, per capire fin dove può spingersi e come migliorarsi. È un approccio maturo, consapevole, che nasce dal rispetto profondo per la propria passione e per lo sport. Ed è proprio questo a renderla più forte.

Perché qui non si parla semplicemente di forza fisica. Si parla di forza psico-fisica: dell’equilibrio tra mente e corpo, della capacità di gestire la tensione, la paura, la pressione quotidiana. Non è la prima motociclista di cui scrivo che cura il proprio aspetto fisico e utilizza l’allenamento come valvola di sfogo, come strumento per scaricare il peso della vita e trasformarlo in energia positiva.

Questo “mood”, se così vogliamo chiamarlo, ha un obiettivo chiaro come il sole d’agosto: rendere la vita più semplice, più sostenibile, e viverla con maggiore leggerezza e consapevolezza.

Oggi, con BlueBayker, un’altra motociclista entra a far parte di questa community che vedo crescere giorno dopo giorno, e lo fa con una forza silenziosa che genera orgoglio. Un orgoglio autentico, perché nasce dall’impegno, dalla disciplina e dalla passione vissuta senza ostentazione.

Ed è per questo che voglio dirlo apertamente: sono davvero felice di scrivere di voi, motocicliste.
Dal profondo del cuore, semplicemente… grazie.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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