Annalisa Cortina

Viva la Passione !

La moto è, per antonomasia, il mezzo che rappresenta la libertà. Punto. Nient’altro. Nessuna spiegazione affascinante, nessuna riflessione costruita per giustificare dubbi fuori luogo. È così e basta. Vorrei essere più presente nella scrittura e nel racconto delle motocicliste, ma gli impegni legati alla mia sopravvivenza quotidiana spesso mi tengono lontano da ciò che amo davvero. Eppure a questo progetto tengo profondamente: sono il primo uomo in Italia ad aver dedicato un progetto simile alle donne, utilizzando il proprio profilo Instagram, non uno creato appositamente per loro. Se lo faccio è perché questo progetto mi appartiene, mi appassiona, mi rappresenta.

La moto mi accompagna da sempre, da quando ho messo il primo dente. È per questo che ogni racconto è scritto con attenzione, con il rispetto e la cura che meritano le motocicliste di cui parlo. Racconto di loro perché, per vivere questa stessa passione, io ho dovuto rinunciarvi più e più volte. Oggi però sono qui, a raccontare donne in gamba: donne, persone, madri, mogli, ragazze, ma soprattutto DONNE. Donne che hanno scelto di vivere la libertà senza chiedere permesso.

Oggi diamo il benvenuto ad Annalisa, siciliana DOC, fiera e orgogliosa della sua terra. Da sardo di nascita non posso che dire: WOW. Vorrei visitarla la Sicilia ? Assolutamente sì. Anni fa — molti, a dirla tutta — alcuni miei amici partirono in moto con le rispettive fidanzate per una vacanza in Sicilia e tornarono dicendo che era qualcosa che a parole non si poteva descrivere. Da allora il desiderio è rimasto lì, acceso. Più scrivo e più vorrei raccontare altre motocicliste siciliane, così che un giorno, quando metterò piede sull’isola, possa avere il privilegio di essere guidato da chi quella terra la vive e la ama, mostrandomela secondo il proprio gusto, su strade che sanno di libertà.

Lo Sguardo Oltre il Presente

La passione per le moto, per me, non è mai stata una scoperta tardiva né un colpo di fulmine improvviso. Era già lì, silenziosa e determinata, prima ancora che io potessi darle un nome. Non è “nata” con il tempo: faceva parte di me, come un’impronta invisibile nel DNA. Crescendo, non ho fatto altro che riconoscerla, accettarla e lasciarle spazio, consapevole che alcune inclinazioni non chiedono il permesso per esistere.

La verità !

Mentre il mondo si aspettava che mi perdessi tra bambole di plastica e storie preconfezionate, io cercavo altro. Cercavo il peso del metallo, le forme decise, l’odore immaginato della benzina. I miei giochi non raccontavano favole, ma movimento. Modellini di auto e moto occupavano il mio tempo e la mia attenzione, perché lì trovavo concretezza, non finzione. Già allora era chiaro che certi stereotipi, applicati per semplice consuetudine alle bambine solo perché nate femmine, non avevano nulla a che fare con me.

C9H13NO3 (Adrenalina)

Non c’è mai stata confusione, né una fase passeggera. La voglia di adrenalina era limpida, evidente, quasi dichiarata. Non era una sfida verso qualcuno, ma una verità interiore che chiedeva spazio. La velocità, anche solo immaginata, rappresentava libertà, controllo, presenza assoluta nel momento. Era una visione chiara e oggettiva di ciò che mi faceva sentire viva, senza filtri né giustificazioni.

Io Motociclista

Con il tempo ho compreso che seguire quella passione significava anche assumersi una responsabilità: quella di essere coerente con me stessa. Vivere l’adrenalina non come trasgressione fine a sé stessa, ma come espressione autentica della mia identità. La moto non era un simbolo da esibire, ma uno strumento per affermare ciò che ero, senza compromessi e senza etichette imposte dall’esterno.

Ribelle ? No Visione chiara !

Quella che qualcuno avrebbe chiamato ribellione, per me è sempre stata una scelta naturale. Una dichiarazione silenziosa ma ferma, alimentata dall’energia della velocità e dalla forza di una passione viva. Non per andare contro, ma per andare oltre. Oltre le aspettative, oltre i ruoli prestabiliti, oltre l’idea che esista un percorso obbligato. Io ho scelto il mio, e continuo a percorrerlo con la stessa determinazione di allora.

La Prima Scelta Non Si Dimentica

La mia prima moto è stata una Yamaha R3. Non una scelta casuale, non un compromesso, ma un atto fondativo. Ogni percorso autentico ha un’origine precisa, e la mia inizia lì. La prima moto non è mai solo una moto: è il punto in cui l’intuizione diventa realtà, dove il desiderio prende forma concreta. La R3 è stata il mio ingresso ufficiale in un mondo che sentivo già mio, ma che da quel momento ho iniziato a vivere pienamente.

Il Patto con Yamaha

Esiste un legame sacro tra me e Yamaha. Non è fedeltà di marca, è lealtà viscerale. Un patto che nasce dal riconoscersi negli stessi valori: precisione, affidabilità, identità. Yamaha non è un logo sul serbatoio, è una filosofia che parla la mia stessa lingua. Tradire quel patto significherebbe tradire me stessa, e questo è un limite che non intendo oltrepassare.

Il Pezzo Mancante

Salire sulla R3 per la prima volta è stato come completare un puzzle interiore rimasto aperto troppo a lungo. Non ho provato sorpresa, ma riconoscimento. Il freddo del metallo sotto le dita, seguito dal calore immediato del motore che prende vita, ha chiarito tutto. In quell’istante ho capito che non avrei più semplicemente camminato nella mia vita: avrei corso, con intenzione e direzione.

Dal Movimento all’Evoluzione

Oggi guido qualcosa di diverso, perché sono diversa io. L’evoluzione è inevitabile quando si è fedeli a se stessi. Cambiano le cilindrate, cambiano le prestazioni, ma la filosofia resta intatta. Ogni passo in avanti è una scelta consapevole, non una fuga dal passato. La moto accompagna la crescita, non la cancella. È lo specchio di ciò che divento, curva dopo curva.

Oltre il Trasporto

La mia moto non è un mezzo di trasporto. È un amplificatore sensoriale. Moltiplica ciò che sento, elimina il superfluo, mi costringe alla presenza assoluta. In sella non esistono distrazioni, non esistono maschere. Esiste solo il corpo, la mente e la macchina che dialogano in tempo reale. È un’esperienza totale, non negoziabile.

Adrenalina come Sovranità

L’adrenalina non è un eccesso, è una necessità. È l’unica sostanza che mi restituisce la piena padronanza del mio tempo. In quei secondi di battito accelerato non subisco la vita: la governo. Non è ricerca del rischio fine a se stesso, ma affermazione di controllo, lucidità, scelta. L’adrenalina è ordine, non caos.

Riprendersi Tutto

Senza quel picco cardiaco, senza la tensione perfetta tra asfalto e pneumatico, la vita diventa rumore di fondo. La moto è il mio modo di riprendermi tutto: spazio, tempo, identità. Non chiedo autorizzazioni, non cerco conferme. Porto avanti una visione chiara e profonda, che non pretende di essere unica ma nemmeno di essere ridimensionata. È così che si resta in piedi. È così che si avanza.

La Risposta che Nasce dalla Terra

Se mi chiedi di un passo di montagna, io non penso a una mappa. Rispondo con ciò che mi ha cresciuta. La mia guida nasce da una terra che non fa da sfondo, ma da alleata. È una presenza viva, complice silenziosa di ogni scelta, di ogni accelerazione, di ogni istinto. Qui la strada non si attraversa: si affronta. E ogni chilometro porta addosso il carattere di chi lo percorre.

Un’Isola che Non Si Dimentica

Quella terra ha un nome preciso, e pesa quanto un destino: Sicilia. Non è un luogo da raccontare, è un’esperienza che ti prende alle viscere. È sole che indurisce l’asfalto, vento che profuma di mare anche quando sei in quota, è appartenenza che non si discute. L’amore per quest’isola non è romantico, è fisico. È un legame che ti resta addosso, anche quando il motore è spento.

Le Montagne che Mettono alla Prova

Le Madonie non sono semplici montagne: sono un massiccio antico, aspro, scolpito dal tempo e dalla resistenza. Strade che si arrampicano tra roccia viva e orizzonti improvvisi, dove ogni curva pretende rispetto e presenza. Guidare lì significa misurarsi con se stesse, in un corpo a corpo continuo con la strada. Non concedono distrazioni, ma in cambio offrono verità.

Il Suono della Libertà

È tra queste montagne che ho imparato che la libertà ha un suono preciso. È il motore che urla e rimbalza tra le rocce, un’onda sonora che si moltiplica, si rifrange, ritorna. Ogni accelerazione diventa eco, ogni cambiata una dichiarazione. Il rumore non disturba: consacra. È il dialogo primordiale tra macchina, donna e paesaggio. È gratificazione pura, senza mediazioni.

Essere Donna, Essere Motociclista

Essere una donna motociclista qui significa scegliere consapevolmente di esserci. Con il proprio corpo, la propria forza, la propria sensibilità. Significa guidare senza chiedere permesso, leggere la strada con intuito e determinazione, fondere controllo ed emozione. Non è sfida, non è dimostrazione: è identità. In queste montagne, tra asfalto e roccia, io non interpreto un ruolo. Io sono esattamente ciò che ho scelto di essere.

L’Infinito come Scelta

Non sogno traguardi, perché i traguardi chiudono. Io sogno l’infinito, che invece apre. La moto è lo strumento attraverso cui rifiuto la fine e scelgo il continuo. Ogni partenza non è un punto A verso un punto B, ma un atto di fiducia nel movimento stesso. Finché esiste strada, esiste possibilità.

Il Limite come Linguaggio

Il mio futuro su due ruote non è una destinazione, ma una ricerca costante del limite. Non per distruggerlo, ma per comprenderlo. Superarlo è un gesto raffinato, mai brutale, fatto di ascolto, precisione e rispetto. La moto diventa così il linguaggio attraverso cui dialogo con me stessa, misurando ciò che sono e ciò che posso diventare.

L’Ispirazione che Non Si Lascia Afferrare

Sogno di ispirare chi guarda, non offrendo modelli da imitare, ma una presenza che resta sempre un passo avanti. Inafferrabile per scelta, non per distanza. La mia strada non è una vetrina, è un percorso. Chi osserva può riconoscersi, ma non replicarmi, perché ciò che mi muove è un’intenzione interiore, non una forma esteriore.

Il Chilometro come Atto di Sovranità

Ogni chilometro diventa un atto di dominio sulla noia quotidiana. Non fuga, ma riconquista. In sella, il tempo smette di essere qualcosa che subisco e torna a essere qualcosa che governo. La moto concretizza la passione trasformandola in presenza, attenzione, decisione. È qui che la vita smette di essere attesa e diventa azione.

La Direzione Senza Fine

La mia strada non ha una fine, ha solo nuove vette da conquistare. Non so cosa mi aspetta, e proprio per questo so esattamente dove andare. È l’ossimoro che mi definisce: certezza nella direzione, apertura totale all’ignoto. La determinazione non sta nel prevedere, ma nel procedere. E io procedo, sempre.

Finale

Superata la soglia delle cinquanta motocicliste raccontate, in me si è aperta in modo naturale la volontà di spingere il progetto oltre, con l’obiettivo concreto di raggiungere e superare le cento storie. Da uomo, non posso che provare soddisfazione per il lavoro svolto, non come vanto personale né come termine di confronto, ma come risultato di un percorso costruito con rispetto, ascolto e coerenza. Ho sempre nutrito un forte interesse per la mentalità femminile, partendo dal presupposto fondamentale che lo spazio delle donne vada riconosciuto e tutelato, non invaso né interpretato con arroganza.

L’idea che la donna ricerchi esclusivamente una forza maschile ostentata è, a mio avviso, un concetto riduttivo e spesso fuorviante. Non è mia intenzione giudicare gusti o scelte individuali, ma l’esperienza — e il mondo delle moto in particolare — insegna cosa sia davvero una prestazione: equilibrio, controllo, consapevolezza. Non a caso, la “potenza” è una parola al femminile. Un dettaglio linguistico che riflette un connubio maschile e femminile profondo, mai generico, sempre ricco di sfumature.

Scrivere di donne motocicliste mi ha permesso di osservare e comprendere più da vicino il loro modo di vivere la passione, pur sapendo di essere ancora all’inizio di questo percorso di comprensione. È proprio per questo che contributi come quello di Annalisa assumono un valore particolare. Ha scritto poco, ma con una densità e una precisione rare. Ogni frase è pensata, calibrata, essenziale, e allo stesso tempo carica di significato. Leggendo il suo testo ho avuto una reazione immediata e chiara: sentivo la responsabilità di dover onorare quella scrittura.

La passione di Annalisa per la moto non è dichiarata, è dimostrata. Traspare in modo naturale, autentico, senza forzature. Ed è proprio questa autenticità ad aver dato forza al racconto e valore al progetto. Per questo il mio ringraziamento non è solo formale, ma sincero: la sua voce ha contribuito in modo concreto a elevare il livello di questa narrazione collettiva.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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