Quando scrivo di una motociclista non parto mai da definizioni prefabbricate o da formule che separano, distinguono, classificano. Non mi interessa stabilire cosa significhi essere donna o uomo su una moto. Io racconto una persona. Racconto la Motociclista. Lei è Elena.
Ogni volta che scrivo di chi vive la strada su due ruote, il mio sguardo è rivolto esclusivamente a chi ho davanti, mai al confronto con altri racconti, mai a una gara di immagini o parole. Scrivere, per me, è come scolpire una statua partendo da un blocco di marmo nuovo, neutro, ancora intatto: non guardo modelli, non cerco paragoni. Osservo lei. Leggo la sua storia, ascolto le sue parole, provo a immaginare la vita che ha vissuto, il modo in cui l’ha attraversata. Dalle immagini cerco di cogliere le emozioni, il coraggio, la tenacia, il sorriso che resiste. È per questo che scrivo.
Benvenuta Elena, nella Disciplina della Motociclista.
L’origine del richiamo
Ciao, mi chiamo Elena e ho 26 anni! La mia passione per la moto nasce molto presto, quando ancora non sapevo darle un nome preciso. Nasce in salotto, davanti alla televisione, guardando Valentino Rossi correre mentre io e mio padre ci alzavamo in piedi sul divano, trascinati dall’adrenalina di quelle immagini. Le due ruote, da allora, hanno iniziato a esercitare su di me un’attrazione costante, silenziosa, che cresceva senza chiedere permesso. Da bambina chiesi più volte uno scooter, un 125, un modo qualunque per avvicinarmi a quel mondo, ma la risposta fu sempre un no. La passione, però, non si spegne quando viene fermata: resta lì, in attesa.

Avvicinarsi senza guidare
Non potendo vivere la moto come avrei voluto, cercai una strada alternativa. Scelsi Ingegneria Meccanica per entrare in quel mondo da dentro, per studiarlo, comprenderlo, avvicinarmi alle sue logiche e ai suoi meccanismi. Non sono riuscita a portare a termine quel percorso, ma non è stato un fallimento: oggi lavoro come progettista meccanico, e quel legame con la tecnica, con la costruzione e il funzionamento delle cose, è rimasto parte di me. Anche quando non ero in sella, la passione continuava a cercare forma, spazio, direzione.
Il momento giusto
Quando iniziai a lavorare arrivò finalmente anche il tempo della prima moto. Era il 2021 e il sogno prese forma in una Ducati Monster 696. Con lei mossi i primi passi sull’asfalto, seguii corsi di guida, mi misi alla prova anche con le pitbike, cercando di costruire basi solide, consapevoli. Un anno dopo provai il motocross. Bastò un attimo: le ruote che si staccano da terra, la sensazione netta che quella fosse la mia disciplina. Capì che dovevo dedicarmi a questo, senza compromessi. Vendere il Monster non fu facile, ma fu una scelta necessaria. Al suo posto arrivò un KTM SX-F 250 Factory. Così iniziò davvero il mio percorso.
La fame di strada
Da lì in poi i miei weekend presero una direzione precisa: la moto. Pista, asfalto, polvere, ogni occasione era buona per stare in sella. Quando non correvo con la mia moto, cercavo altro: enduro, motard — con cui arrivai anche a fare due piccole gare — flat track. Ogni disciplina era un mondo a sé, intensa, divertente, formativa. Eppure, dentro di me, cresceva una sensazione chiara: stavo imparando tanto, ma mi mancava qualcosa. Non era la velocità a chiamarmi, né la competizione pura. Era il bisogno di esplorare, di sentirmi in viaggio, di trasformare ogni uscita in un’avventura.

Verso l’orizzonte
Nel 2023 quella mancanza prese forma concreta in un Caballero 500 Rally. Lo scelsi con un obiettivo preciso: imparare davvero l’enduro, farlo con una moto leggera, sincera, capace di divertirmi anche su asfalto. Fu un anno di gavetta vera, fatta di errori, tentativi, cadute e piccoli miglioramenti quotidiani. Un anno che mi insegnò a rispettare i tempi, a costruire fiducia, a capire che ogni passo in avanti nasce dalla pazienza. Alla fine di quel percorso sentii che era arrivato il momento giusto per qualcosa di più grande, qualcosa che mi avrebbe messa ancora più alla prova e che, ne ero certa, mi avrebbe regalato emozioni ancora più forti.
Il sogno in marcia
Oggi quel passo ha il nome di BMW F 900 GS. Con lei porto avanti la stessa fame di imparare, la stessa voglia di crescere, sapendo che la strada davanti è ancora lunga. Dal prossimo anno mi piacerebbe affrontare qualche gara dell’Italiano Motorally: so che ci sono ancora molte cose da sistemare, da imparare, da conquistare, ma i sogni non hanno bisogno di certezze immediate. Intanto vivo ogni occasione che mi viene data, come la straordinaria opportunità di partecipare alla HAT Sanremo–Sestriere 2025 con Moto.it: un sogno che si realizza, un’emozione difficile da descrivere. Continuo a raccontare tutto questo sul mio canale YouTube e su Instagram, condividendo esperienze e cadute — delle quali vado orgogliosa — perché sono proprio quelle a insegnarmi come rialzarmi e ripartire più forte di prima. E c’è ancora un desiderio che mi aspetta: provare una moto carenata in pista, magari a Misano o al Mugello. Sarebbe un cerchio che si chiude, l’emozione da cui tutto è iniziato.
L’asfalto come passaggio
I passi di montagna li ho percorsi quasi tutti in Trentino e dalle mie parti — la Raticosa, ormai, è casa. Eppure non amo spingere forte su strada. A volte succede, è inevitabile, ma non è lì che cerco il senso della guida. Per me l’asfalto è soprattutto un trasferimento, una linea che collega luoghi e possibilità, il tratto necessario per arrivare dove la strada finisce e inizia la terra. È anche per questo che sogno la pista: uno spazio chiuso, dedicato, dove poter liberare ciò che sulla strada tengo a freno, senza confondere il viaggio con la velocità.
Dove nasce il sogno
Le mie strade sterrate preferite raccontano bene ciò che cerco. In cima alla lista ci sono il Colle del Sommelier e il Jafferau, poi l’Assietta e la Via del Sale, senza dimenticare la panoramica delle Vette, che mi ha lasciato addosso un senso di meraviglia difficile da spiegare. Guardando avanti, il desiderio è chiaro: cimentarmi nelle gare dell’Italiano Motorally e portare la moto nel deserto, danzare tra le dune dall’alba al tramonto. Per ora posso fare una cosa sola, ed è la più importante: continuare a sognare e godermi questa passione ogni volta che la vita me ne dà la possibilità.

Connessione
Ogni volta che scrivo di una motociclista mi sorprendo a pensare a quanto sia potente, e semplice, vivere davvero una passione. Le persone che incontri, le sfide che affronti, i silenzi e le conquiste raccontano l’essenza più autentica dello spirito motociclistico. E allora di cosa stiamo parlando, se non di una motociclista coscienziosa, attenta a se stessa, che crede in ciò che fa e riesce a guardare il mondo attraverso quella passione? Forse la parte più difficile, a volte, è proprio il distacco: lasciare la moto lì, ferma in garage, anche solo per un giorno — sì, un’iperbole ironica, ma non troppo. Perché la moto è certo un veicolo, impossibile negarlo, ma è soprattutto un sistema di connessione profonda, sincera, con ciò che siamo. Elena questa connessione la vive e la rappresenta nel modo più naturale possibile, semplicemente godendosi il suo percorso. Ed è per questo che amo scrivere di motocicliste: ogni storia è diversa, ogni punto di vista è unico, nulla si ripete. Grazie Elena, per avermi affidato una parte del tuo cammino. È stato un bel racconto.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


