Viviana Morandi

71° Gia ! Che soddisfazione.

Benvenuta, Viviana. In questo spazio la protagonista sei tu: una persona, una donna e, nel profondo, una motociclista. La mia missione è dare voce alla tua storia e a quella delle tue compagne di viaggio; c’è qualcosa di profondamente autentico nei sorrisi e nei momenti di felicità che traspaiono dalle tue foto, ed è un privilegio per me poterli narrare.

Questa community cresce grazie a te e alla generosità con cui hai condiviso il tuo percorso di vita. Scrivere della tua passione è un onore che mi permette di crescere, come autore e come persona. Ogni storia è unica, ma tutte sono unite dalla stessa forza d’animo e determinazione. Benvenuta nella Disciplina della Motociclista.

La mia radice tra le curve di Zocca

Sono nata e cresciuta tra i tornanti di Zocca, dove l’Appennino Modenese non è solo un panorama, ma un richiamo costante. Qui, se non hai un motore sotto il sedile, il mondo resta lontano; per me, quel vecchio Booster 50 che a stento toccava i 45 km/h non era solo un mezzo di trasporto, ma la mia prima dichiarazione di indipendenza. Sfrecciare con i miei amici tra quelle colline mi faceva sentire invincibile, accendendo una miccia che, col tempo, si è trasformata in un incendio. In questa terra, l’asfalto che morde la montagna ti entra nel sangue prima ancora di aver preso la patente.

L’eredità meccanica di famiglia

La mia non è una semplice passione, è un’eredità genetica. In casa Morandi siamo tutti ‘tarati’ in modo meraviglioso: sono cresciuta respirando l’odore di miscela e ammirando la cura quasi religiosa con cui mio padre custodisce la sua collezione di Ducati Scrambler d’epoca. Sono pezzi di storia che mi hanno insegnato il rispetto per la meccanica e per lo stile. Anche mio fratello ha ceduto recentemente al richiamo delle due ruote, chiudendo il cerchio di una famiglia che ha sempre preferito il rombo di un motore al silenzio della pianura.

Il coraggio di stringere il manubrio

Ma se devo cercare la vera scintilla della mia determinazione, la trovo negli occhi di mia madre. Per anni è stata una ‘zavorrina’, vivendo la strada dal sellino posteriore, ma c’è stato un momento, un passaggio fondamentale, in cui ha deciso che il vento voleva sentirlo sul viso da protagonista. Vedere lei passare dalla comodità del passeggero al comando di una moto, diventando biker a tutti gli effetti, mi ha segnata profondamente. Mi ha insegnato che non importa per quanto tempo siamo state spettatrici: abbiamo tutte il diritto, e la forza, di stringere i semimanubri e tracciare la nostra rotta. È in quel suo coraggio che ritrovo la mia identità di motociclista oggi.

L’indipendenza conquistata: ogni chilometro è mio

A diciotto anni non ho aspettato nessuno: appena presa la patente dell’auto, ho conseguito subito la A2. Avevo un sogno nel cassetto chiamato Monster S4RS, ma la realtà dei miei venticinque fogli da cento euro mi ha costretta a ricalibrare la rotta. Non ho chiesto aiuto ai miei, volevo che quella moto fosse mia in ogni singola vite, pagata col sudore dei miei risparmi. Così è arrivato lui, un Monster 620 a iniezione. Venivo dalla meccanica cruda e sincera della mia Panda 4×4 a carburatore, un pezzo di ferro che mi aveva insegnato a capire cosa succede sotto il cofano, e passare all’elettronica del 620 è stata la mia evoluzione. Cavalcare una moto che mi ero guadagnata da sola, pezzo dopo pezzo, ha dato a ogni chilometro un sapore di libertà che nessun regalo avrebbe mai potuto eguagliare.

Oltre il pregiudizio: la forza di essere “diversa”

In quegli anni ero praticamente l’unica ragazza della zona a stringere un manubrio tra le mani. Mi sentivo strana, lo ammetto, diversa da tutte le mie coetanee, ma in quella diversità ho scoperto una forza inaspettata. Ho imparato presto a indossare il casco come uno scudo contro i sorrisetti e le solite, stanche battute maschiliste: ‘Ma è tua davvero?’, ‘Ma la sai guidare?’, ‘Ma sei una donna…’ . Parole che scivolavano via sulla mia giacca di pelle. Se non erano riusciti a fermarmi i dubbi dei miei genitori, figuriamoci se potevano farlo dei perfetti sconosciuti. Quella solitudine in sella mi ha resa indipendente e fiera: non stavo solo guidando una moto, stavo dimostrando a me stessa che il coraggio non ha genere, ha solo voglia di correre.

Il Codice della Strada: Il Saluto e l’Appartenenza

C’è un istante preciso in cui ho capito di non essere più sola: la prima volta che, incrociando un’altra moto tra i paesi dell’Appennino, ho ricevuto quel cenno della mano. Un saluto rapido, tra sconosciuti, che però dice tutto. In quel momento, sopra il mio Monster 620, non ero più ‘la ragazza con la moto’, ero parte di una stirpe. Sentivo di appartenere a qualcosa di più grande, un legame invisibile che unisce chiunque decida di sfidare il vento. Quella sensazione mi faceva andare fuori di testa dalla gioia; era la conferma che, nonostante girassi spesso in solitaria, la strada mi riconosceva come una di loro. È un’emozione che porto dentro ancora oggi, intatta, ogni volta che sollevo le dita dal manubrio per rispondere a un collega motociclista.

L’Upgrade: Il Monobraccio e la Conquista della Patente A

Il distacco dal mio primo 620 è stato un addio bagnato da una lacrimuccia di nostalgia, ma il cuore batteva già per il passo successivo. Una volta presa la patente A senza limiti, l’euforia ha preso il sopravvento: era il momento del Monster 796+. Mi ero perdutamente innamorata di quel monobraccio, un dettaglio che per me rappresenta l’essenza stessa dello stile Ducati. Certo, sognavo la Panigale 899 – una bellezza che toglie il fiato ancora oggi – ma il budget e il pragmatismo mi hanno portata verso il 796. È stata la scelta perfetta, il mio upgrade definitivo, il segno che la mia evoluzione come biker non aveva più confini, se non quelli del mio prossimo viaggio.

Sfida alla Gravità: 160 cm di Determinazione

C’è un unico avversario che non posso battere con l’acceleratore: l’altezza. I miei 160 centimetri non sono esattamente ‘da manuale’ per certe ciclistiche, e ogni volta che salgo in sella devo fare i conti con la gravità. Ma la passione non si ferma davanti a un centimetro di troppo: ho fatto scavare la sella, ho abbassato l’assetto, ho adattato la meccanica alla mia misura. Certo, a volte impreco contro la mia statura, ma poi metto la prima e tutto sparisce. Non importa quanto io sia alta quando sono ferma al semaforo; quello che conta è quanto riesco a piegare quando la strada inizia a danzare. La moto non si guida con le gambe, si guida con il carattere, e di quello ne ho da vendere.

La Scommessa e l’Adrenalina dei Cordoli

Tutto è iniziato quasi per sfida, con una battuta che suonava come un invito a restare a guardare: ‘Se ci vanno loro, puoi andarci anche tu’. Non me lo sono fatta ripetere due volte. Quello che doveva essere un esperimento è diventato una folgorazione immediata. Nel giro di pochi mesi, il garage ha accolto una nuova compagna di vita: un CBR600RR del 2007, una lama nata solo per la pista. Per quattro anni ho vissuto di staccate e velocità pura, scoprendo che la mia vera dimensione era tra i cordoli. Portare a casa le ‘coppette’ nei pareggiamenti non era solo una questione di trofei, ma la conferma che quel posto, tra i motori che urlano, era esattamente dove dovevo essere.

Oltre il Genere: La Legge della “Bagarre”

In quegli anni, vedere una donna in tuta di pelle in corsia box non era così comune, ma la pista è l’unico posto dove il cronometro non guarda in faccia a nessuno. Gareggiavo fianco a fianco con gli uomini, e non c’era soddisfazione più grande di sentire i loro complimenti dopo una bagarre serrata. Arrivare davanti a loro non era un gesto di sfida, ma la dimostrazione che in sella siamo tutti piloti. Ricordo ancora il rispetto nei loro sguardi quando, a fine turno, venivano a congratularsi per un sorpasso audace. È stata un’epoca magica, fatta di sudore sotto il casco e di una gioia feroce che solo chi ha cercato il limite può capire.

Il Tempio di Cremona e il Corpo a Corpo con i propri Limiti

Cremona Circuit è diventata la mia seconda casa, la pista che sento scorrere nelle vene. Ma la perfezione non esiste, e ogni pilota ha il suo demone: il mio era quell’ultima chicane prima del rettilineo d’arrivo. Lì, dove avrei dovuto osare, il mio istinto mi portava a chiudere il gas un attimo di troppo, rischiando di vanificare i sorpassi sudati nei giri precedenti. È il bello del motociclismo: un corpo a corpo costante con i propri difetti. Che fossi a Misano, Franciacorta o Varano, o che mi divertissi d’inverno con le pitbike a Pomposa per non perdere il vizio, ogni curva è stata una lezione. La pista mi ha insegnato che per andare forte bisogna conoscersi a fondo, accettando anche i propri punti deboli per trasformarli in forza.

La Sovranità del Cuore: Mai più compromessi

C’è stato un momento, dopo il silenzio del Covid, in cui ho commesso l’errore di lasciarmi convincere a vendere il mio CBR. È stata una lezione dura, ma fondamentale: mi sono promessa che non sarebbe accaduto mai più. Le moto sono mie, le passioni appartengono a me e sono l’unica persona che ha il diritto di decidere del proprio garage e del proprio destino. Quella consapevolezza è diventata il mio scudo. Nel 2023 il richiamo della pista è tornato a farsi sentire e i miei occhi si sono posati sulla Streetfighter V2: una macchina perfetta, versatile, capace di dominare i cordoli e accarezzare l’asfalto stradale. Un sogno di potenza che sentivo già mio.

Il Prezzo della Passione: Cadere e Rialzarsi

La strada, però, sa essere una maestra severa. Un incidente, la frattura del perone e un’estate passata a guardare le moto degli altri mentre la mia restava in garage. Quell’imprevisto ha congelato l’acquisto della V2, ma non ha scalfito la mia volontà. Nonostante il dolore e la riabilitazione, non ho mai permesso alla paura di prendere il manubrio. Anzi, c’era una sfida quasi ironica in quello che facevo: appena ho potuto, andavo a fare fisioterapia proprio in sella. Era il mio modo di dire al destino che un osso rotto non può fermare un cuore che batte a giri altissimi. La caduta non è stata la fine, ma solo un pit-stop forzato prima di ripartire.

Il Legame Indissolubile: Il Monster è Casa

Oggi il desiderio per la Streetfighter resta lì, intatto, ma si scontra con una realtà che profuma di casa: il mio Monster. Quella moto non è un semplice oggetto meccanico, è un archivio di vita. Abbiamo attraversato insieme tempeste e trionfi, cicatrici e sorrisi; separarmene sarebbe come amputare un pezzo della mia storia. In un mondo che corre verso il ‘nuovo’ a tutti i costi, io scelgo la fedeltà a ciò che mi ha resa la motociclista che sono oggi. Perché la ‘Disciplina della Motociclista’ non è solo velocità, è saper riconoscere il valore dei compagni di viaggio che non ti hanno mai tradita.

Investire sul Talento: La Tecnica come Libertà

In questi anni ho capito che la passione, da sola, non basta: serve la consapevolezza. Ho scelto di investire su me stessa, regalandomi corsi in pista e su strada che hanno letteralmente ribaltato la mia visione della guida. Devo un ringraziamento immenso agli amici di Aprilia Racing Days e al GSSS; è grazie al loro metodo se oggi, dopo tre o quattro anni di studio vero, posso dire con orgoglio di essere una biker completa. Non smetterò mai di consigliarlo: la tecnica e la sicurezza sono le fondamenta su cui costruire il proprio divertimento. Essere veloci è un istinto, essere padrone del mezzo è una scelta.

L’Assaggio della Polvere: Sfida alla Gravità

Non mi sono fatta mancare nemmeno il brivido del fuoristrada, provando sia l’elettrico che il termico. Devo ammetterlo: è una figata pazzesca! Ma la fisica è una compagna di viaggio onesta e i miei 160 cm, lì dove il terreno si fa irregolare e le selle si alzano, diventano una sfida continua. In sella a una moto da cross, ogni sosta si trasformava in un incontro ravvicinato con il suolo. Sono caduta, mi sono rialzata e ho riso di me stessa, portando a casa un’esperienza bellissima che rifarò sicuramente. Tuttavia, inutile negarlo: il mio cuore batte a ritmo di asfalto. È lì, dove le gomme mordono la strada, che mi sento davvero a casa.

Regina dell’Appennino: Tra Futa, Raticosa e Giogo

Vivere a Zocca significa avere il paradiso dei motociclisti fuori dall’uscio di casa. Abetone, Corno alle Scale, Mugello… ho solo l’imbarazzo della scelta. Quando ho solo mezza giornata, la Futa e la Raticosa sono le mie mete d’ordinanza, sentieri d’asfalto che conosco ormai a memoria. Ma se cerco l’adrenalina pura, quella che ti fa sentire in simbiosi con la moto, punto dritta verso il Passo del Giogo. Per me è quasi una pista a cielo aperto, il luogo dove la tecnica imparata e la passione viscerale si fondono in un’unica curva perfetta. Ogni uscita con i miei amici o con il mio compagno non è solo un viaggio, è la conferma di chi sono: una donna che ha fatto della ‘Disciplina della Motociclista’ il suo stile di vita.

Il Silenzio della Visiera: Il Mio Viaggio Interiore

Ho iniziato a viaggiare lontano relativamente tardi, ma quando ho puntato le ruote verso il Trentino, la Sardegna e la Corsica, ho capito che non stavo solo attraversando territori: stavo scoprendo me stessa. C’è un istante magico, quasi solenne, in cui abbasso la visiera: in quel momento il rumore del mondo si spegne e il tempo si congela. Restiamo solo io, la mia moto e l’asfalto che scorre. È un’estasi che solo chi vive di questa passione può comprendere. Non è solo sport; è un rito di purificazione. Mentre guido, la mente si svuota, i problemi svaniscono nel retrovisore e io esco dalla realtà per entrare in una dimensione dove conta solo la prossima piega. È la mia meditazione a pieni giri.

Orgoglio e Destino: La Viviana di Domani

Questa passione non è un accessorio, è la mia spina dorsale. Sono orgogliosa di ogni cicatrice e di ogni chilometro, perché so che la Viviana senza moto non sarebbe la stessa persona. È un legame che mi accompagnerà per sempre, una promessa scritta nel vento. Guardo al futuro con la fame di chi ha ancora mille orizzonti da conquistare: sogno lo Streetfighter V2 che mi aspetta, sogno di tornare a sentire l’urlo dei motori nei paddock e sì, persino di sporcarmi ancora di fango nello sterrato. Perché la mia anima non conosce soste, e sento che continuerei a piegare persino nel sonno, inseguendo quella linea perfetta che unisce il cuore alla strada.

L’Ultimo Grido: Dag dal Gas!

Non importa dove mi porterà il prossimo viaggio, fuori dai confini o tra i miei amati tornanti di casa, porterò sempre con me la stessa tenacia. Perché la ‘Disciplina della Motociclista’ è fatta di coraggio, tecnica e una voglia inesauribile di non chiudere mai il gas. E allora, come diciamo orgogliosamente nelle mie terre, tra l’odore di gomma bruciata e la polvere dell’Appennino… DAG DAL GAS! Sempre e comunque.

Un Pensiero di Viviana

Questa iniziativa la amo, mi sono sempre sentita un pesce fuor d’acqua perché quando ho iniziato di donne in moto ce n’erano pochissime.

Vedere ora quante ragazze si sono appassionate mi riempie il cuore di gioia e soprattutto apprezzo tantissimo che ci siano uomini che riconoscano il valore e il coraggio di essere donne motocicliste…

Grazie!

IL MIO RITROVATO DESTINO: OLTRE IL SILENZIO, LA VOCE DELLE MILLE

Sono arrivato a metà della stesura di questo racconto e, come faccio sempre, sento il bisogno di scriverne il finale come un omaggio necessario. La sensazione che provo in questo momento è la stessa di Goku sul pianeta Namecc: quel fremito esplosivo un istante prima di trasformarsi in Super Saiyan, dopo aver visto Freezer portargli via l’amico più caro.

Vi chiederete — e te lo chiederai tu, Viviana — cosa c’entri tutto questo con voi.

C’entra perché a me la passione per le moto l’hanno uccisa. Mi hanno strappato la possibilità di viverla come fate voi, con il vento sul viso e le mani sui semimanubri. Forse, quando leggo e scrivo delle vostre vite, cerco di rileggere la mia adolescenza. Le mie difficoltà non nascevano dall’impossibilità tecnica di avere una moto, ma dall’atteggiamento costante di chi avevo vicino. Mi trattavano come una Cenerentola a cui non spettava altro che pulire i pavimenti; sembra incredibile, ma mia madre mi diceva che il mio unico posto era lì, tra le faccende di casa.

Ma il destino ha uno strano senso dell’umorismo. Oggi scrivo di donne motocicliste e voglio continuare a farlo fino a dar voce a mille di voi. Solo un anno fa, raccontare di sette motocicliste mi sembrava un traguardo immenso; oggi, ogni vostra storia è un tassello della mia cultura e della mia missione.

Avete presente la scena di Captain Marvel, quando lei cade mille volte e per mille volte si rialza, più forte di prima? In ogni motociclista che incontro rivedo quello stile, quella resilienza, quella forza d’animo. Ogni volta che metto su carta la storia di una donna, una certezza si espande dentro di me: io sto vivendo la mia passione per la moto nell’unico modo che nessuno potrà mai più togliermi.

La sto vivendo, scrivendo di voi.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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