Ci sono scelte e percorsi che, negli anni, mi hanno insegnato ad adattarmi a ogni situazione, sviluppando un vero istinto di sopravvivenza. Parlo della moto, ovviamente: una passione che mi accompagna da quando avevo 15 anni. Eppure, che ci crediate o no, non ho mai sentito il bisogno di mettere il ginocchio a terra. Non per mancanza di voglia, ma perché la mia visione della “fisica stradale” non lo riteneva necessario.
Poi, osservando e scrivendo di voi, motocicliste, mi sono reso conto che per molte toccare l’asfalto con il ginocchio è la normalità, anche fuori dalla pista. Non è invidia la mia, ma il desiderio genuino di provarci. Il primo ostacolo? La tuta. Non avendo il classico fisico asciutto da “Biker Pro”, l’idea di entrarci sembrava un’impresa impossibile. Ma proprio quando stavo per desistere, l’universo mi ha fatto un regalo: ho conosciuto Rebecca, una designer di tute.
Mi è subito tornata in mente una frase del film “La maschera di Zorro”: «Quando l’allievo è pronto, il maestro compare». Ecco, credo sia arrivato il momento di smettere di adattarmi e di farmi cucire addosso la mia prima vera tuta.
Il mio destino ha il suono del Mugello
C’è chi la passione per le moto la scopre da grande. Io, invece, ci sono nata dentro. Non ho scelto questo mondo: sono state le moto a scegliere me, fin dal primo respiro.
Crescere a un passo dall’Autodromo Internazionale del Mugello è un privilegio che vale oro. Non è solo vivere vicino a una pista da Mondiale; significa sentire l’aria che vibra, respirare l’odore degli ottani e percepire quel rombo che ti attraversa il petto prima ancora di arrivarti alle orecchie. Per me, quel suono non è rumore: è il richiamo di casa.
Le mie radici affondano nell’asfalto. Porto dentro il coraggio di mio nonno, che correva sui vecchi circuiti stradali quando le protezioni erano un miraggio e contava solo il cuore. Ho negli occhi i viaggi dei miei genitori, che hanno fatto del mondo la loro strada, e la tenacia di mio fratello, che ha scelto il fango e la fatica dell’enduro.
In una famiglia così, la moto non è mai stata un’opzione o un semplice hobby. È il mio modo di stare al mondo. È il mio destino.

L’anima del nero opaco
Oggi guido la moto dei miei sogni: una MV Agusta F3 800 totalmente nera opaca. È un concentrato di eleganza e aggressività, una presenza magnetica che sembra assorbire la luce attorno a sé. L’ho chiamata Crudelia. L’ho scelta perché, proprio come il personaggio, non accetta compromessi: è bellezza e ferocia racchiuse nello stesso corpo. Non è un oggetto da esibire, ma un’opera d’arte meccanica che pretende rispetto e restituisce emozioni pure ogni volta che il contagiri sale.
La magia dentro il motore
Non è solo una bella moto. Sotto questo vestito nero batte un cuore a tre cilindri da 800 cc. È un motore particolare: ha la grinta di un quattro cilindri ma la cattiveria ai bassi di un bicilindrico. Sprigiona circa 147 cavalli, che su una moto così leggera significano una spinta che ti mozza il fiato. Ma il vero segreto di Crudelia è l’albero motore controrotante. È una tecnologia che arriva dritta dalla MotoGP: gira al contrario rispetto alle ruote per annullare l’inerzia e permetterti di “buttarla” in curva con una velocità che sembra quasi magia. È agile, nervosa, precisissima.»
L’elettronica che ti legge nel pensiero
Poi c’è il “cervello”. C’è una piattaforma inerziale che controlla tutto: traction control, ABS cornering e diverse mappe motore. Significa che la moto capisce quanto sei piegata e ti aiuta a non sbagliare, ma senza toglierti il gusto della guida. E c’è il Quickshifter. Mi permette di cambiare marcia senza mai chiudere il gas o toccare la frizione. Quando apri tutto in rettilineo, il suono del tre cilindri diventa un urlo metallico che ti entra nelle ossa. È una moto che non si guida con le mani, si guida con il pensiero e con il cuore.

Un’estensione di me
Per me, Crudelia non è mai stata un semplice mezzo di trasporto. È l’estensione naturale della mia identità, il riflesso di quel carattere deciso che ho respirato fin da bambina tra i cordoli del Mugello. Quando salgo in sella, il confine tra pilota e macchina svanisce; sento le sue vibrazioni come se fossero le mie e la sua reattività come un pensiero che prende forma sull’asfalto. Crudelia non passa inosservata, e non lo fa per vanità, ma perché possiede quell’anima vibrante che solo le moto nate con un nome e una storia sanno avere.
La ribellione contro lo “Standard”
Per anni ho cercato di entrare in un mondo che sembrava non volermi. Le tute che trovavo nei negozi erano fatte per manichini, non per donne reali, e certamente non per me che sono — come dico sempre con un sorriso — “diversamente bassa e diversamente magra”. Sentirmi goffa in sella, compressa in punti dove avrei dovuto respirare e libera dove avrei dovuto essere protetta, era diventato insopportabile. RF Design non è nata da un business plan, ma da un atto di ribellione: ho preso carta e matita perché volevo smettere di adattarmi e iniziare, finalmente, a sentirmi me stessa. Ho disegnato la mia pelle perché nessuno l’aveva ancora immaginata.
Oltre il materiale: la sartoria dell’anima
Quando qualcuno mi chiede perché non faccio grafiche più “tranquille” o convenzionali, rispondo che la timidezza non va d’accordo con l’asfalto. Le mie creazioni sono estreme, audaci, a tratti prepotenti, perché devono urlare chi sei ancora prima che tu alzi la visiera. Ma il disegno è solo l’ultimo atto. Il vero lavoro inizia dall’ascolto: mi siedo con chi si affida a me e cerco di scovare la loro storia, le paure, le ambizioni. Creare una tuta su misura non è solo una questione di centimetri e pelle bovina; è un processo quasi psicologico. È dare forma a una visione che veda oltre il semplice accessorio tecnico.
Una seconda pelle emotiva
C’è una magia strana nel momento in cui chiudi la zip di una tuta pensata solo per te. Non è solo protezione, è un’armatura che ti dà potere. Vedere le mie grafiche correre in pista o piegare in strada, sapere che quel pilota si sente invincibile perché quella pelle lo avvolge alla perfezione, è la mia più grande vittoria. Quello che era iniziato quasi per gioco è diventato la mia missione: trasformare la tecnica in emozione. Perché una tuta non deve solo salvarti la vita in caso di caduta; deve farti sentire vivo ogni singolo istante in cui la indossi. È la tua identità che prende velocità.
Oltre il disegno: il battito del Paddock
Il mio lavoro non finisce davanti a un monitor o a un bozzetto. Per capire come proteggere un pilota, devi vivere dove il rischio e la velocità sono di casa. Ho passato anni nel fango e nell’asfalto rovente dei campionati più prestigiosi — dal CIVS alle tappe mondiali della Superbike — ricoprendo ruoli che richiedono nervi saldi e una visione a 360 gradi.
Ecco cosa significa davvero stare “dentro” la macchina delle corse:
- Social Media Manager: La voce dell’adrenalina Non si tratta di postare foto carine. Significa tradurre l’emozione di un sorpasso o la tensione di una partenza in tempo reale. È saper gestire la comunicazione di un team quando le cose vanno bene, ma soprattutto quando vanno male. Devi essere ovunque, catturare l’attimo che nessuno vede e raccontare la verità di un box senza mai spezzare la concentrazione del pilota.
- Press Officer: Il filtro tra caos e cronaca L’addetto stampa nel motorsport è il ponte tra il team e il mondo esterno. In campionati come l’ESBK o il FIM CEV, la pressione è altissima. Gestire le interviste, scrivere comunicati tecnici dopo una caduta o un podio e proteggere l’immagine della squadra significa saper leggere la gara prima ancora che finisca. È un lavoro di diplomazia e rapidità assoluta.
- Rider Coordinator: L’ombra del pilota Questo è il ruolo più delicato. Sei l’orologio, l’agenda e spesso il supporto psicologico dell’atleta. Coordinare un pilota significa gestire i suoi tempi tra briefing tecnici, sessioni di autografi e procedure di partenza. Devi anticipare ogni sua necessità affinché lui possa fare l’unica cosa che conta: chiudere la visiera e pensare solo a correre. Sei l’ultima persona che gli stringe la spalla prima che si accendano i semafori.
Il mio valore aggiunto
Aver vissuto i paddock di mezzo mondo — dalla Copa de España al CIV — mi ha permesso di capire che una tuta deve essere perfetta non solo per l’aerodinamica, ma anche per i gesti che un pilota compie quando scende dalla sella, quando parla con i meccanici, quando scarica la tensione. Ho visto i campioni sudare, gioire e cadere; è per questo che oggi, quando disegno, so esattamente cosa serve a chi corre.

Il Paddock: Dove il caos diventa Storia
Vivere il paddock non significa solo esserci, significa far parte di un meccanismo che non ammette ritardi. È un ecosistema dove lavori costantemente sotto pressione, con l’adrenalina che ti scorre nelle vene e il cronometro che detta legge. Lì dentro ho imparato a costruire relazioni autentiche in pochi secondi e a trasformare ogni singolo weekend di gara — tra gioie improvvise e sconfitte brucianti — in una storia che merita di essere raccontata. Il paddock è il luogo dove la strategia incontra il cuore, e io sono lì per assicurarmi che ogni emozione trovi la sua voce.
Respirare Ottani: Il mio ossigeno
Per molti, l’odore della benzina e degli pneumatici scaldati è solo un contorno; per me, è l’ossigeno. Respirare ottani è ciò che mi fa sentire viva, è una scossa che mi ricorda chi sono e da dove vengo. Non è un hobby e non è solo un lavoro: è un bisogno fisico. Quando sono tra le moto, i miei sensi si amplificano. È in quel preciso istante, tra il calore che sale dall’asfalto e il vento che sposta i capelli, che capisco di essere esattamente nel posto in cui dovrei essere.
La Moto come Linguaggio e Identità
Le moto, per me, non sono mai state semplici oggetti di metallo e plastica. Sono il mio linguaggio, il modo in cui comunico con il mondo senza bisogno di troppe parole. Sono la mia identità riflessa in una carena, la mia energia che prende forma meccanica. Ogni scelta che faccio, ogni linea che traccio su un bozzetto, è intrisa di questa consapevolezza: la moto è il prolungamento della nostra anima, un simbolo di libertà e di forza che ci definisce nel profondo.
Dal Mugello al Cuore: Il cerchio che si chiude
Tutto ciò che creo oggi — dalle tute personalizzate di RF Design alla gestione tecnica in pista — ha una radice antica e profondissima. Nasce da quella bambina che restava incantata con il Mugello sullo sfondo, con il rombo dei motori che non era un disturbo, ma il battito del suo stesso cuore. Quella bambina non è mai andata via; è lei che guida la mia mano quando disegno, è lei che mi dà la grinta nei box. Perché per creare qualcosa di vero, devi avere le radici piantate nell’asfalto e il futuro puntato verso il traguardo.
Due facce della stessa medaglia
Scrivere di Rebecca non è stato solo un compito, ma una conferma del lavoro che porto avanti con ogni motociclista: scavarne l’anima per tutelarne il contenuto più prezioso. Il mio approccio non è un semplice “botta e risposta” da intervista standard; sarebbe banale, quasi un torto alla storia. Io ho bisogno di capire chi ho davanti, di sentirne le vibrazioni, e in questo io e Rebecca siamo due facce della stessa medaglia.
Lei costruisce una protezione esterna, un’armatura sartoriale che difende il corpo; io valorizzo la storia interna, quella trama invisibile che rende ogni pilota unico. Entrambi abbiamo la stessa missione: preservare ciò che è davvero prezioso. Vogliamo dare alla passione un valore che vada oltre la superficie, oltre la “bella foto” o il reel studiato per l’algoritmo.
La differenza, Rebecca, è nella forma che diamo alla nostra arte: una tuta si indossa per sfidare l’asfalto, una storia si racconta per ispirare chi resta a guardare. Ma per vivere davvero entrambe le esperienze, bisogna avere il coraggio di conoscere le persone dietro i capolavori. Bisogna sporcarsi le mani con la realtà di chi, come te, trasforma il metallo e la pelle in vita vissuta.
Grazie per avermi permesso di raccontare la tua “seconda pelle”.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


