Oltre la Cima: Il Senso della Nostra Strada
Scrivere di donne e motori, per me, non è solo un impegno: è necessità. È un lavoro fatto di tempo, energie e risorse, ma non pesa mai. Mi viene naturale come scalare le marce prima di un tornante, fluido come il respiro che si regolarizza sotto il casco. Credo fermamente nel potere immenso che hanno le donne di alimentare una passione, di proteggerla e di farla correre lontano.
Con voi il rumore dell’agonismo svanisce. Non c’è la fame di un podio, né l’ossessione di dover dimostrare una “prestazione” a tutti i costi. Chiudo gli occhi e ci vedo così: un flusso di metallo e coraggio che sale verso il passo di montagna. Vedo le nostre traiettorie incrociarsi in una danza perfetta, dove l’unica vittoria è la libertà pura.
Arrivare in cima, spegnere i motori e restare lì, nel silenzio che vibra ancora di calore, mentre vi abbracciate complici di un successo che non si misura in secondi, ma in brividi. Io sono lì con voi, proprio come ora sono qui nel mio studio, a tradurre in parole quella realtà. Perché la passione per la moto è questa: entrare nelle vostre storie “in punta di piedi”, con il rispetto che si deve a un asfalto sacro, senza forzare mai la mano.
E poi, magari, sentire i vostri occhi su di me che dicono: “Sei dei nostri, questo posto te lo sei guadagnato sul campo.”
Benvenuta Giulia
Oggi il nostro gruppo si arricchisce di una nuova anima. Giulia, benvenuta nella “Disciplina della Motociclista”. Qui non conta quanto corri, ma quanto senti. La strada è pronta, e noi siamo pronte a percorrerla insieme a te.
Ciao Saimon,
Prima di tutto ti ringrazio tantissimo per quello che fai per noi donne, non tutti sono in grado di ascoltare la nostra voce e questo ti fa onore.
Cara Giulia,
Leggere le tue parole è stato come raggiungere la vetta dopo una salita intensa: un momento di respiro puro e di bellezza assoluta. Ti ringrazio di cuore, ma l’onore, credimi, è tutto mio.
Spesso si pensa che la moto sia solo meccanica e velocità, ma la verità è che senza la vostra voce, senza quella sensibilità unica che portate su due ruote, il racconto di questo mondo sarebbe incompleto. Io mi limito a fare da ‘cassa di risonanza’ a una forza che avete già dentro; ascoltarvi non è un lavoro, è un privilegio che mi arricchisce ogni giorno.
Sapere che ti senti accolta e compresa è il premio più grande che potessi ricevere. Grazie per aver scelto di condividere un pezzo della tua storia con me e con la ‘Disciplina della Motociclista’. Sei nel posto giusto, tra persone che sanno che il viaggio più bello è quello che facciamo per ritrovare noi stessi.
Mettiamoci in sella, Giulia. La strada è nostra.”
Ti scrivo due parole su di me.(di Giulia)
L’Energia di un’Eredità: Giulia e il suo CB 750
C’è una legge universale che dice che l’energia non si crea e non si distrugge, ma si trasforma. Per me, questa non è fisica, è vita: la passione di mio padre è diventata la mia stessa essenza, un flusso ininterrotto che scorre tra generazioni. Non è la passione a essere nata in me; sono io ad essere venuta al mondo già immersa in quel soffio vitale.
Tutto ha inizio prima ancora dei miei primi passi, all’ombra di una Honda CB 750 F2 del 1982. Un’infanzia vissuta in quel luogo sacro e sicuro: lo spazio tra il petto di mio padre e il metallo del serbatoio. Ero troppo piccola per restare aggrappata dietro, ma già abbastanza grande per sentire il battito del motore come se fosse il mio.

In sella, il tempo smetteva di scorrere. C’era solo la velocità, il senso assoluto di libertà e quella mano protesa verso il basso che, in piega, arrivava a sfiorare l’asfalto. In quel contatto tra pelle e strada, guidata dalle mani sicure del padre, non stavo solo imparando a correre: stavo scoprendo la mia potenza. Un’eredità fatta di vento e benzina che oggi mi rende la motociclista che sono.
Il Mio Primo Dispiegamento d’Ali
Avevo solo tre anni quando ho sentito per la prima volta il mondo cambiare velocità. I miei genitori mi avevano regalato una piccola moto elettrica e, in quel preciso istante, il giardino di casa è diventato il mio universo. Ricordo che correvo senza sosta, trasformando ogni aiuola in una chicane e ogni vialetto in un rettilineo da mondiale; ero un pilota, ero pura energia, e non c’era fame o stanchezza che potesse farmi scendere dalla sella.
In quei giri infiniti, ho vissuto il mio primo dispiegamento d’ali. Non avevo bisogno di staccarmi dal suolo per volare; mi bastava percepire il mio potenziale che prendeva forma tra le mani. È stato lì, tra l’erba e il rumore sommesso di quel motore giocattolo, che ho capito una verità assoluta: non avrei mai potuto respirare davvero senza quella scarica di adrenalina.
Quella sensazione di felicità prepotente, il fiato sospeso prima di una curva immaginaria, quel senso di forza e di avventura… sono diventati il mio ossigeno. Ho capito che la mia vita sarebbe stata un viaggio continuo alla ricerca di quel brivido, perché senza la libertà che solo le due ruote sanno darmi, io semplicemente non sarei io.
Il Battito Segreto del Bosco
Crescendo, la fiamma dentro di me è diventata un incendio, ma fuori dovevo proteggerla dal vento gelido della paura di mia madre. Per lei, le due ruote erano un pericolo; per me, erano l’unico modo per sentirmi viva. Così la mia passione è diventata un segreto, un patto silenzioso tra me e la foresta.
Ricordo le fughe con un amico, il cuore che batteva forte non per timore, ma per l’adrenalina del proibito. Nel cuore del bosco, lui mi affidava il suo KTM 125: una creatura nervosa, scattante, pura. Lì, tra i tronchi secolari e il profumo di muschio, ho scoperto che il binomio tra motore e natura è una forma di preghiera. Ti fonde con l’ambiente, ti rende un elemento tra gli elementi, mentre le ruote artigliano la terra in una danza primordiale.
Sono sempre stata definita ‘spericolata’, ma io la chiamo connessione. Sono convinta che ovunque batta un pistone, lì risieda un’anima. Quella moto non era solo un ammasso di bulloni e acciaio; era un essere vivente che aspettava solo di essere compreso. Se c’è un motore, c’è una volontà, e io sentivo di avere il potere di guidarla, di parlarle, di portarla oltre il limite dove il silenzio del bosco incontra l’urlo dello scarico. In quel nascondiglio verde, non stavo solo guidando una moto: stavo forgiando la mia anima insieme alla sua.
Il Sacrificio e il Ritorno: Il Cuore Oltre l’Ostacolo
A ventun anni ho scelto la mia strada. Sono andata via di casa con un obiettivo fisso in testa: la laurea, il lavoro e, finalmente, la libertà di comprarmi la mia prima moto con le mie sole forze. Ogni centesimo guadagnato era un battito di pistone in più verso il mio sogno. Ma la vita, si sa, a volte ti impone una staccata violenta proprio quando pensavi di poter accelerare.
Mio padre ha avuto un brutto incidente. Non è successo in sella, eppure ha cambiato tutto. In quel momento non ho avuto dubbi: ho tirato il freno a mano sulla mia indipendenza e ho messo da parte la mia vita. Sono tornata da lui, perché era il mio turno di tenerlo stretto, proprio come lui faceva con me su quella CB 750 quando ero troppo piccola per arrivare ai suoi fianchi. Volevo che tornassimo insieme a sentire il profumo dell’asfalto, volevo restituirgli quel vento che lui aveva regalato a me.
In quel limbo di attesa e dedizione c’era anche lei: Kuma, la mia bambina, la mia moto. Vederla ferma in garage era come guardare un pezzo del mio cuore chiuso in una scatola. Ma nel silenzio di quei mesi difficili, io lo sapevo. Sapevo che quel legame non si sarebbe spezzato. Kuma mi aspettava, paziente come solo un’anima d’acciaio sa essere. E oggi, che il peggio è passato e siamo tornati a correre, sento che quel pezzo di cuore è finalmente tornato al suo posto. Sono tornata io, siamo tornati noi.

Kuma, il Turano e il Profumo della Vita
Ho scelto di chiamarla Kuma perché in quel nome è racchiusa la nostra tempra, quella mia e di mio padre. È il simbolo di ogni volta che ci siamo rialzati, una promessa d’acciaio che urla al mondo quello che il mio vecchio mi ha insegnato fin da piccola: ‘Piccolè, non si molla un cazzo’. È un mantra che porto nel casco, una spinta che trasforma la fatica in resilienza.
Essere una designer significa studiare ogni linea con precisione, proprio come si studia la traiettoria perfetta di un tornante. Entrambe le cose nascono da un mix di metodo e follia, ma richiedono la stessa disciplina: tenere gli occhi fissi sulla meta, senza mai esitare.
Ma quando il rumore del mondo diventa troppo forte, cerco il mio rifugio. C’è un piccolo borgo vicino al Lago del Turano che è il mio santuario. Lì, tra il suono del silenzio e l’abbraccio della natura, la mia mente si libera e sento finalmente il cuore riposare. È il percorso che mi rigenera, dove le traiettorie si fanno dolci e l’anima torna a respirare.
E in questo viaggio non sono mai sola. C’è Kaos,il mio cane, il mio bambino, quel piccolo battito di cuore che vive ai miei piedi. Kaos per me profuma di vita. È stato l’unica luce nei momenti più bui e la gioia costante dei miei giorni felici. Lo amerò finché avrò aria nei polmoni, perché oltre le macchine, oltre l’asfalto, siamo sempre stati noi due. Io e lui, contro tutto.

La Geometria del Presente: Tra Silenzio e Amore
Non inseguo sogni lontani o miraggi per il futuro. Ho imparato che ogni scelta è una sottrazione: decidere per qualcosa significa inevitabilmente rinunciare a qualcos’altro. La vita, in fondo, è una danza di illusioni, e l’unica cosa che conta davvero è mantenere la mente lucida, una zona franca libera dal caos che preme ai bordi della strada.
Voglio solo questo: proteggere la mia luce, non smettere mai di essere solare e conservare quella fame intatta di imparare, di scoprire, di respirare il mondo. È la mia disciplina, la mia coerenza.
In questo equilibrio ho trovato un amore che ha il sapore di altri tempi, una rarità che sembra uscita dai racconti dei nonni. È una sintonia fatta di terra, di aria aperta e dello stesso battito metallico delle due ruote. C’è un rito che ci unisce, un gesto di cura estrema: sono io che gli tolgo le termocoperte prima della sessione, io che depongo un bacio sul suo casco prima che lui scenda in pista a sfidare il limite. In quel bacio c’è tutto il mio supporto, la mia forza.
E mentre lo guardo partire, conservo un desiderio silenzioso e concreto: spero che un giorno, a ruote invertite, sia lui a togliere le termocoperte alla mia moto e a baciarmi il casco. Non per protezione, ma per dirmi che è orgoglioso della donna e della pilota che sono diventata. Perché la passione, quando è condivisa, raddoppia i giri del cuore.
Visiera Giù, Anima Fuori: Il Ruggito dell’Orgoglio
“C’è una verità che si svela solo quando il mondo esterno sparisce dietro la plastica della visiera. Non importa se siamo sull’asfalto rovente di una pista o tra le curve di un passo di montagna: quando abbassiamo quel pezzo di plexiglass, ogni maschera cade. In quel silenzio rumoroso emerge il nostro vero ‘io’, l’anima in tutta la sua bellezza nuda e cruda. La guida non mente: racconta chi sei, quanto vali e quanto cuore ci metti.
Ed è per questo che sono fiera. Sono fiera di essere una donna che ha scelto la strada difficile, la strada della forza e della determinazione. Sono fiera di portare i colori del gruppo AKRAROSE, un branco di anime affini che condividono la mia stessa fame e il mio stesso rispetto per la velocità.
Noi non ci limitiamo a viaggiare; noi viviamo a un altro ritmo. Il nostro motto non è una frase fatta, è un giuramento che ci scambiamo ogni volta che accendiamo i motori: ‘La domenica è moto, quindi prima dentro, gas a martello e si vola’. Perché per noi, stare in sella non è un hobby, è l’unico modo che conosciamo per essere libere, per essere forti, per essere noi stesse. Fino all’ultimo giro.
Il Valore delle Radici: Un Ringraziamento a Giulia
Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a Giulia per aver scelto di condividere la sua storia con tutti noi. Il suo racconto non è solo una cronaca di chilometri percorsi, ma una testimonianza preziosa di come una passione possa radicarsi fin dai primi respiri, diventando una bussola per la vita intera.
Le sue parole descrivono con rara lucidità quel legame indissolubile che unisce l’asfalto, l’anima e gli affetti più cari. Attraverso il suo vissuto, abbiamo visto come la motocicletta possa diventare un linguaggio d’amore e di resilienza.
Un tributo speciale va, inevitabilmente, alla figura di suo padre. È grazie alla visione di uomini e motociclisti come lui se oggi possiamo ammirare la forza e la consapevolezza di donne come Giulia. Per questo motivo, sono onorato di accogliere simbolicamente anche la sua figura all’interno della “Disciplina della Motociclista”: un riconoscimento a chi ha saputo tramandare non solo una tecnica di guida, ma un vero e proprio codice di vita e di libertà.
Grazie, Giulia, per aver dato voce a questa bellezza.
Saimon Raia
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


