L’Evoluzione di un Racconto: Oltre il Motore, l’Anima
Scrivere di donne e motori sta diventando molto più di un esercizio narrativo; è diventato un piacere sottile e profondo. Il paradosso non mi sfugge: quest’anno, oltre alle storie di motocicliste, il mio orizzonte editoriale si sta allargando a nuovi progetti, sempre rigorosamente legati all’universo femminile.
Cosa è cambiato? Partiamo da un presupposto di onestà: non sono mai stato un “tombeur de femmes”. Anzi, nella mia vita i “due di picche” sono arrivati a iosa. Eppure, oggi mi ritrovo qui, immerso a scrivere di donne. La differenza sta tutta nel fine. Se prima c’era la ricerca di una compagna, oggi c’è la scoperta di uno scambio emotivo e culturale.
La figura femminile ha sempre affascinato i miei interessi, ma poterla onorare attraverso questi racconti mi rende fiero. Scrivo tanto, scrivo con foga, perché ho smesso di cercare e ho iniziato ad ascoltare.
Io non pubblico i messaggi di ringraziamento che mi inviate in privato. Quelle parole sono la mia soddisfazione personale. Mi bastano per ricaricare le batterie e spingermi a raccontare un’altra storia, e poi un’altra ancora. Quel calore è il mio carburante segreto.
Oggi, però, le luci della ribalta sono tutte per lei. Do il benvenuto a Alessia Fantato, che con la sua storia dà voce a un mantra che ogni vero biker custodisce nel cuore:
“Per me la Moto è Terapia.”
Il Sogno: L’Eroe del Rumore
Quando ero bambina, mio padre non era un uomo comune; era un eroe dotato di un potere straordinario. Lo guardavo con occhi pieni di meraviglia mentre dominava macchine rumorose e potenti, convinta che potesse sfrecciare più veloce di chiunque altro, persino dei campioni che vedevo correre in TV. In quel mondo incantato, la velocità era solo una magia fiammeggiante e io aspettavo con impazienza il mio turno. Sognavo che un giorno Hagrid, proprio come nel mondo di Harry Potter, avrebbe sfondato la porta di casa per rivelarmi che quella magia apparteneva anche a me, trascinandomi finalmente verso il mio destino.

La Morte: Il Risveglio del Fanciullo
Tutto cambiò un mese dopo il mio quattordicesimo compleanno. Era una di quelle domeniche luminose, sature di adrenalina, in cui stavamo tutti in piedi sul divano a fare il tifo per le moto in gara. Poi, improvviso come un corto circuito, l’annuncio: la morte di Marco Simoncelli. In quel silenzio irreale, la patina dorata del superpotere di mio padre si sgretolò. Per la prima volta, compresi che la velocità non era solo gloria, ma un confine sottile e pericoloso. La morte era entrata nel salotto, ricordandomi che ogni incantesimo ha un prezzo e che i motori, oltre a ruggire, potevano anche piangere.
La Realtà: Il Volo del Canarino
Ma la passione, una volta accesa, non si spegne; si trasforma. A diciotto anni, quel sogno fanciullesco ha finalmente trovato la sua forma concreta nell’asfalto sotto le mie ruote. Con la patente A2 tra le mani, sono salita in sella alla mia Kawasaki ER-6n. L’avevo battezzata “Canarino” per via del suo giallo vibrante, e mai nome fu più appropriato: una volta in marcia, mi sentivo leggera, capace di staccarmi da terra. L’aria che mi sferzava il viso portava via i pensieri superflui, pulendo la mente, mentre la strada smetteva di essere un pericolo per diventare un varco aperto verso nuovi sogni, ancora più grandi e, finalmente, miei.
La Resilienza: Cadere per Imparare
Mi resi conto fin da subito che quella passione non sarebbe stata solo una passeggiata, ma una maestra severa. La strada sa essere dura: sono caduta, mi sono scoraggiata e, nei momenti di silenzio dopo un errore, ho temuto di non essere all’altezza di quel sogno che inseguivo da bambina. Eppure, proprio in quelle cicatrici e in quei dubbi, ho iniziato a capire che le due ruote mi avrebbero insegnato il valore della tenacia, trasformando ogni timore in una lezione di vita indimenticabile.
L’Anima Gemella: La Scossa del CBR
Poi, però, è arrivata Lei, la mia compagna di vita attuale: un CBR 600 RR. Non era solo un insieme di metallo e carene; era perfetta, bellissima, un’estensione della mia stessa volontà. Salire in sella a quel 600 significa ancora oggi sentire una scossa che attraversa la schiena: mi fa sentire dannatamente viva. Con lei, la paura è diventata rispetto e la guida si è trasformata in una danza precisa, dove ogni battito del motore coincide con il mio.

La Tribù e il Territorio: Oltre l’Orizzonte
La moto è stata la chiave che ha aperto le porte di un mondo nuovo, popolato da persone senza età. Sono anime dagli occhi brillanti, simili a quelli di un bambino, individui umili e felici che non conoscono il giudizio, ma solo la gioia della condivisione. Il sabato pomeriggio è diventato un rito sacro, un appuntamento con la libertà che ha come meta prediletta il Gran San Bernardo. Curva dopo curva, ho imparato a memoria ogni battito di quell’asfalto, trasformando quel valico nella mia casa lontano da casa.
La Metamorfosi: Dal Viaggio alla Pista
Seguendo la legge universale per cui tutto muta e nulla resta immobile, la mia evoluzione di motociclista ha trovato la sua svolta razionale in un corso di guida sicura. Da quel giorno, il mio rapporto con l’asfalto è cambiato radicalmente: ho abbandonato la strada per la pista, sedotta dall’atmosfera elettrica dei paddock e dalla gestione scientifica dell’adrenalina alle alte velocità. Nonostante la distanza chilometrica e l’impegno economico che questo sport richiede, il circuito Tazio Nuvolari è diventato la mia seconda casa; un luogo certo e sicuro dove la passione si spoglia delle incertezze del traffico per diventare pura performance.
L’Essenza: Il Rifugio del “Qui ed Ora”
La moto, per me, è un tempio del presente. È un rifugio metafisico che possiede il potere di isolarmi dal rumore del mondo, permettendomi di spegnere metodicamente ogni interruttore superfluo della mente. In sella, il passato sbiadisce e il futuro smette di premere: rimangono accesi solo i circuiti della concentrazione pura. È un esercizio di consapevolezza assoluta dove esiste solo l’istante, un “qui ed ora” vibrante che dissolve ogni ansia in un unico, ininterrotto flusso di esistenza.
La Metafisica della Velocità: Il Vuoto Assoluto
Oltre i 200 km/h, il mondo esterno cessa di esistere. A quella velocità non c’è spazio per il superfluo, per il dubbio o per l’esitazione: la mente si spoglia di ogni zavorra e rimane solo l’azione pura. Non puoi permetterti altri pensieri che non siano il millimetro del gas o l’angolo di piega. È in questo vuoto pneumatico che trovo la mia terapia; un regolatore emotivo che mi costringe a toccare con mano la fragilità della vita e, allo stesso tempo, l’immensità della libertà. È il mio modo di respirare, un istante di verità assoluta dove io e la moto diventiamo una cosa sola.
L’Eredità del Limite: Una Gratitudine Infinita
Guardandomi indietro, capisco che la moto è stata molto più di un mezzo: è stata impegno, sconforto e la più dolce delle soddisfazioni. È il filo rosso che mi lega a mio padre e la strada che mi ha permesso di incrociare una persona speciale, con cui ho condiviso l’essenza stessa del mio percorso. Grazie a lei ho imparato la lezione più importante: regolare il polso, conoscere il limite e, soprattutto, mantenere lo sguardo alto e proiettato in avanti durante le curve più difficili della vita. Le sarò grata per sempre, perché mi ha insegnato a inserire quella marcia in più che serve per non fermarsi mai. Non so se riuscirò mai a farne a meno, e forse non voglio nemmeno scoprirlo.

L’Onore del Servizio: Il Maestro e le sue Medaglie
Con Alessia, il cerchio si chiude per la sessantesima volta: sessanta anime, sessanta motocicliste che hanno attraversato il mio cammino. Per me, che nella vita non ho mai sollevato trofei e ho conosciuto il sapore amaro di sconfitte e battaglie non cercate, questo numero è un miracolo silenzioso. Scrivere di voi ha un valore che nessuna coppa di metallo potrà mai eguagliare.
Voi siete le mie medaglie d’oro. In questa mia apparente arroganza risiede una verità profonda: la storia appartiene a voi, ma il viaggio lo compiamo insieme. Io non cerco la gloria del palco; mi pongo un passo indietro, come l’allenatore che osserva dal basso le sue campionesse ergersi maestose nella loro luce. Quando ricevo il vostro ringraziamento, il mio spirito trova pace: ho compiuto il mio dovere, ho reso omaggio alla sacralità di una donna e della sua forza. Questo mi basta per camminare a testa alta e onorare la comunità che stiamo coltivando.
Alessia, la tua storia possiede la semplicità e la potenza dei grandi elementi naturali. Vi risiede la Disciplina della Motociclista, una via fatta di rigore e cuore. Nutro la convinzione che nessuna di voi giunga a me per caso: scrivo solo di coloro che vibrano in risonanza con il mio spirito. Ecco perché il mio cammino deve proseguire: non per vincere, ma per imparare. Ogni parola che dedico a voi è una perla di saggezza che raccolgo lungo la via; ogni vostra storia è una lezione di vita che mi rende un uomo più completo.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


