Altea

La Bellezza dell’Anima: Oltre lo Stereotipo

Scrivere dell’universo femminile è divenuto, nel tempo, la mia vocazione quotidiana. È un esercizio che porto avanti con dedizione, curando la struttura e il tono dei miei racconti affinché parlino direttamente all’anima delle persone, rifuggendo con decisione ogni stereotipo legato alla pura estetica.

Il mio processo creativo nasce da una collaborazione autentica: ogni donna che sceglie di partecipare alla stesura di un racconto non è per me un’astrazione, ma una presenza reale, colta nella sua unicità. Sebbene io sia profondamente affascinato dalla figura femminile — dai sorrisi, dalla grazia di una risata improvvisa — ciò che ricerco è l’essenza. Confesso che il ricordo di alcune donne incontrate nel mio cammino mi accompagna ancora; ne avverto la mancanza, così come sento la nostalgia del loro spirito e della loro vivacità.

Non esiste gratificazione maggiore, nel mio lavoro, del vedere una donna fiera e serena, capace di riconoscersi con gioia nelle parole che ho scritto per lei.

Oggi, tuttavia, il sipario si apre su una nuova protagonista. Ho il piacere di presentarvi Altea: una donna che nutre una profonda passione per i motori e che, in questa occasione, ci svelerà il legame speciale che la unisce alla sua moto.

A te la parola, Altea.

Il Battesimo dell’Asfalto: La Voce di Altea

Non saprei indicare il momento esatto in cui il richiamo dei motori sia diventato parte di me; è come se quel battito meccanico fosse sempre stato il metronomo della mia vita. Il mio approccio concreto a questo mondo è iniziato a quattordici anni, quando arrivò lei: una KX85. Ricordo ancora l’odore della miscela e la testardaggine di quel due tempi, sempre un po’ scarburato, con cui sfidavo i campi e le cave. Quella moto è ancora con me, un simulacro della mia infinita voglia di imparare e di quella necessità, quasi viscerale, di superarmi ogni giorno.

A sedici anni, però, ho deciso di alzare la posta. Con quella dose di lucida follia che appartiene solo a chi ha un obiettivo chiaro in testa, sono salita su un 450 da motard. Non ne avevo mai guidato uno, eppure, appena un mese dopo, ero già schierata sulla griglia di partenza di un campionato italiano amatoriale.

È stato un inizio audace, reso possibile solo grazie ai sacrifici immensi di mia madre, che ha sostenuto il mio sogno quando era ancora solo un’ambizione acerba. Da allora, fortunatamente, la tecnica è maturata e la guida si è fatta più affilata, ma l’essenza non è cambiata: la pista resta il mio altare, il luogo dove la competizione diventa purezza.

Perché per una donna l’inizio è la sfida più delicata, ma è proprio lì che impari che non corri per partecipare. Corri per dominare la tua paura e, se possibile, per arrivare davanti a tutti.

Il Fulcro di un’Esistenza

Per molti la moto è un’evasione, un brivido domenicale o un semplice svago. Per me, invece, è il centro di gravità attorno al quale ruota ogni singola scelta della mia vita. Non ho mai cercato la strada più facile, ma quella che profumasse di asfalto e officina. Mi sono “fatta in quattro”, come si suol dire, mossa dalla convinzione che la passione non dovesse restare confinata nel tempo libero, ma diventare il mio mestiere, la mia identità professionale. Ogni sacrificio fatto lungo il percorso è stato il mattone necessario per costruire una carriera che parlasse la mia stessa lingua: quella dei motori.

Dall’Obiettivo alla Grafica: La Ricerca dello Stimolo

Il mio viaggio nel professionismo è iniziato a soli diciotto anni, quando ho avuto l’onore di calcare i paddock del campionato S1GP. Lì, tra l’obiettivo della macchina fotografica e la penna per una rivista online, ho imparato a raccontare la velocità. Successivamente, ho messo il mio estro al servizio di Ohvale come grafica, un’esperienza preziosa che però, a un certo punto, ha iniziato a starmi stretta. Ho capito che per crescere davvero avevo bisogno di stimoli differenti, di una comprensione più profonda e viscerale della meccanica, spingendomi oltre la superficie estetica per toccare il cuore pulsante del mezzo.

L’Ingegneria e l’Orgoglio Femminile nel Mondo

Questa sete di conoscenza mi ha portata a sfidare me stessa con un Master internazionale in Motorsport Engineering presso la prestigiosa Monlau, studiando in lingua inglese i segreti delle moto da corsa. È stata la chiave di volta che mi ha permesso di collaborare per due stagioni con il 511 Racing Team, un progetto rivoluzionario in quanto primo team interamente femminile. Dal CIV al WEC, fino ad approdare nel 2024 sul palcoscenico del WorldWCR, il Campionato del Mondo. Essere parte di questo movimento non è solo un traguardo lavorativo: è la dimostrazione che competenza e determinazione non hanno genere, e che il mio posto è esattamente lì, dove i sogni si trasformano in tempi sul giro.

Chilometri, Prototipi e il Ritorno alle Origini

Se pensate che la mia vita sia fatta solo di scrivanie e paddock, vi sbagliate di grosso. Tra il 2024 e l’inizio del 2025 il mio ufficio è stato la sella di prototipi e moto pre-serie per colossi come Aprilia e Moto Guzzi. Ho macinato una media di 1.500 km a settimana, testando il limite di mezzi non ancora nati per le strade del mondo. È stata un’esperienza brutale, elettrizzante, pura. Ma la mia evoluzione non si ferma mai: dopo aver “masticato” chilometri come collaudatrice, ho deciso di tornare in Ohvale. Questa volta però non sono dietro un monitor a fare grafica, ma sono il motore della comunicazione, del marketing e degli eventi. Porto la mia esperienza tecnica direttamente nel cuore strategico dell’azienda, perché chi sa come gira un motore, sa anche come raccontarlo al mondo.

L’Adrenalina nel Sangue: Tra Strada e Pista

Non importa quanto io sia impegnata: la guida è il mio ossigeno. Anche se le gare sono un ricordo, il mio spirito resta quello di chi cerca il punto di corda perfetto. Nel mio garage riposa una Husqvarna FS 450, la mia compagna d’armi dal 2020 al 2022; è ferma da un anno, è vero, ma sento il suo fremito ogni volta che apro la porta, in attesa del prossimo semaforo verde in pista. Nel frattempo, la mia dose quotidiana di pace la trovo sulla Triumph Street Triple 765 RS: che siano i pochi chilometri per andare al lavoro o i tornanti di un passo di montagna, lei è la mia estensione naturale. È il mio equilibrio tra asfalto e anima.

Il Gioco si fa Serio: Gas a Manetta!

E se pensate che io sappia solo essere seria, mettetemi su una Ohvale GP-2 110 A RT a noleggio. Lì non ci sono pensieri, non ci sono marce da scalare, c’è solo il ronzio del motore e una regola fondamentale: gas a martello e ginocchio a terra costante! È il divertimento allo stato puro, la scarica elettrica che mi ricorda perché ho scelto questa vita. Non sono una che sta a guardare dal muretto box: io la vita la prendo per i semimanubri, la piego fino al limite e accelero. Perché se non senti il cuore battere forte sotto la tuta, allora non stai vivendo davvero. Io sono Altea, e la mia corsa è appena iniziata!

La Responsabilità della Velocità: Strade e Coscienza

C’è una distinzione netta che traccio tra la libertà e l’incoscienza. Per strada non mi vedrete mai cercare il limite, tagliare una curva o, peggio ancora, guidare senza l’armatura tecnica necessaria. La strada non è un circuito. Promuovo la guida sicura con il rigore di chi ha sentito sulla propria pelle il peso dell’errore e con la cicatrice nel cuore di chi sa cosa significhi aspettare qualcuno che non varcherà più la soglia di casa. La sicurezza non è un optional, è l’unico modo per continuare a nutrire questo amore. Non è prudenza, è rispetto per la vita e per chi ci aspetta al traguardo.

Il Limite è un Traguardo Mobile

Ma quando entro in pista, la musica cambia. Lì, tra i cordoli, so esattamente quali sono i rischi e li accetto, li guardo negli occhi. È in quel perimetro sacro che alzo l’asticella dei miei limiti, cercando quel millimetro di piega in più, quel battito cardiaco accelerato che solo il piacere puro della guida sa regalare. In pista non scendo a compromessi: sfido me stessa per evolvere, per essere ogni giorno una pilota migliore di quella che ero al giro precedente. La pista è il mio tribunale, e la sentenza è sempre la stessa: non smettere mai di migliorare.

Il Futuro ha il Rumore di una Griglia di Partenza

Il mio domani? Non c’è neanche bisogno di chiederselo: sarà scritto sull’asfalto, in un modo o nell’altro. Oltre alla mia carriera, oggi mi impegno a portare la mia esperienza sui social, non per vanità, ma per contaminare quante più persone possibili con questa cultura della moto. Ma sarò onesta con voi: ho un sogno nel cassetto che preme per uscire. Voglio tornare a sentire quel brivido elettrico, quel silenzio assordante che precede lo spegnersi dei semafori. Che sia con un motard o con una sportiva, io in quella griglia di partenza ci tornerò. Perché da quando ho smesso di provare quella sensazione, sento che manca un pezzo di me. E io non sono una che lascia le cose a metà. Sono Altea, e ci vediamo al prossimo semaforo.

Epilogo: Il Sapore dell’Asfalto e del Sangue

Scrivo. Scrivo per dare un battito a questo metallo, per iniettare vita in una passione che per me non è mai stata un regalo, ma una conquista strappata con i denti. Guardo le vostre storie e cerco — quasi con rabbia — qualcuno che abbia dovuto scavalcare le mie stesse macerie, che abbia affrontato i miei stessi abissi. Ma non ne trovo.

C’è un’ironia amara in tutto questo: scrivo di voi, donne, che nonostante le salite e i pregiudizi, sembrate aver trovato strade meno tortuose della mia. Vi leggo e vedo un filo comune: una moto, una pausa, una ripartenza. A me, invece, hanno fatto pesare ogni singolo respiro, ogni cambio di marcia, ogni centimetro di asfalto conquistato. Hanno provato a soffocarmi, facendomi scontare col sangue ogni briciola di questa passione. Pensavano che per vivere questo sogno servisse solo possedere una moto. Non avevano capito nulla.

Mi hanno fatto piangere quella passione, goccia dopo goccia. Ma guardatemi adesso. Mi pulisco il sangue dal labbro e vi dico un fragoroso, orgoglioso, definitivo: STICAZZI.

Sono ancora qui. Più forte, più fiero, più vivo. Sono qui a testimoniare l’evoluzione di un mondo che sta cambiando pelle, aspettando l’onda d’urto di cento, mille altre motocicliste che stanno per invadere le strade. Il traguardo delle cento storie è a un passo, e io non mi fermo.

E tu, Altea, sei il carbone ardente che alimenta questa locomotiva inarrestabile in piena salita. Sei l’energia pura che mi serviva per non sentire più il dolore delle vecchie ferite. Grazie per il tuo racconto, Altea. Sei adrenalina allo stato puro. Sei vita che morde.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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