Alva

Se dovessi racchiudere in una sola parola il motore che mi spinge a scrivere di donne e motociclismo, direi senza dubbio: curiosità. La curiosità di scoprire cosa provano, come si sono avvicinate a questo mondo e cosa cercano davvero tra le curve.

Dopo aver raccolto oltre cento storie, ho intuito che esiste un filo rosso invisibile che le unisce tutte: una straordinaria capacità di ascoltare le emozioni che la moto trasmette. Perché non si tratta solo di adrenalina, velocità o del brivido di un ginocchio a terra. È qualcosa di più intimo: una lenta, consapevole discesa nel profondo di se stesse per scoprirsi e capirsi.

Ed è proprio in questa dimensione che si inserisce la storia di Alva, una motociclista in cui ritroverete, passo dopo passo, ogni sfumatura di questa intuizione.

Fiera e Consapevole

La mia passione per la moto non cerca l’approvazione dei cliché tradizionali. Non ho bisogno del brivido fine a se stesso, dell’adrenalina cieca o del pericolo; al contrario, la mia guida è fatta di controllo, consapevolezza, viaggio e pura avventura. Quando è arrivata la mia prima moto, diversi anni fa, non ho semplicemente acceso un motore: si è riaccesa la parte più autentica di me.

Quell’anima esploratrice, pronta a sfidare l’ignoto e a firmare la propria libertà. Da bambina vivevo immersa nella natura, creavo rifugi con bastoni e foglie, e dialogavo con gli animali in giardino in una totale e felice indipendenza. Poi, crescendo, ho provato ad adattarmi alle regole e alle aspettative della società. Per un po’ ci ho anche creduto, ma la moto mi ha ricordato chi sono veramente.

Dalla routine all’esplorazione: rompere gli schemi per trovarsi

Ho seguito la traiettoria che la società considera “perfetta”: gli studi, la laurea, un lavoro stabile, i classici aperitivi del fine settimana. Esternamente era tutto impeccabile, ma dentro di me regnava il vuoto di chi sta semplicemente eseguendo un copione senza sapere cosa vuole davvero. Come accade a molti, stavo vivendo in modalità automatica.

Poi, è arrivata la svolta. Grazie al mio ragazzo ho provato un CR80: prima i giri nei campi, poi, un passo alla volta, l’emozione della pista. In quel preciso istante ho visto risvegliarsi la mia anima esploratrice. Da lì in poi, è stato un crescendo inarrestabile. Sono passata al 125, ho conquistato la strada ma, soprattutto, ho iniziato a deviare da quelle “tappe obbligate” che fino a quel momento avevano recintato la mia vita.

Ho scelto di ridefinire il mio tempo, iniziando a viaggiare per mesi interi, scoprendo la libertà dei lunghi roadtrip. Poco dopo ho intrapreso la speleologia, una disciplina che mi ha spalancato le porte di un mondo parallelo, fatto di un silenzio primordiale e di una presenza totale a me stessa. Se ci penso, esiste un legame profondo tra l’oscurità delle grotte e la sella di una moto: non è quello che la maggior parte delle persone immagina, ma è la mia personale via verso la ricerca interiore. Ho abbandonato l’asfalto delle certezze per tracciare la mia rotta.

Il Manifesto Interiore

Non è una questione di eccessi, né di una sterile rincorsa all’adrenalina. La mia è una disciplina della mente: è autocontrollo, è presenza assoluta. È uno stato del tutto simile alla meditazione che sperimento nello yoga, l’esatto opposto del brivido distratto che molti cercano nel rischio. Sia nel buio profondo della terra che sulla sella di una moto, esisto solo io, interamente focalizzata.

Quella solitudine che a volte può spaventare, a me dona una sicurezza incrollabile e una serenità profonda: la certezza di abitare l’istante a pieno. La moto è stata la scintilla di questa consapevolezza, il ritorno definitivo alla mia vera natura. Oggi rifiuto l’idea di una vita ordinaria. Non mi basta più l’illusione di un aperitivo al bar per distrarmi, né mi小区 sconfigge lo sfogo programmato in una palestra al chiuso o una corsa su un marciapiede pedonale. Io ho bisogno del fuori. Esigo l’esterno, il movimento, il viaggio. Ho bisogno della scoperta, anche della più piccola, perché è lì che risiede la mia forza.

L’Omaggio ai Pilastri di Alva

Se oggi guardo alla solidità delle mie fondamenta, riconosco l’esatto valore di ogni mia passione. Ciascuna di esse è un pilastro che sostiene la mia indipendenza.

La moto è stata la mia prima, grande maestra di fiducia: mi ha insegnato a credere nelle mie capacità, a rivendicare la mia autonomia e a governare la paura con lucidità, senza il bisogno di andarla a cercare.

All’interno di questo mondo, il motocross rappresenta il mio lato più epico e strutturato: è la celebrazione della forza, della tecnica millimetrica e della fatica che tempra il corpo. Al polo opposto si muove la mia moto da strada, il mio spazio di puro abbandono e armonia; è lei a ricordarmi il piacere ancestrale del fluire, la bellezza di godersi le due ruote nella loro declinazione più leggera e rigenerante.

E infine c’è la speleologia, il tempio della mia mente. È l’attività che, più di ogni altra, mi radica nel qui e ora, proteggendomi dalle interferenze superflue e dalle false verità del mondo esterno. Sotto terra, così come in sella, ho costruito la mia fortezza: un’esistenza poliedrica, fiera e finalmente mia.

= Alva !

Il mio utilizzo della moto e l’esplorazione delle grotte non rispondono a logiche di prestazione velocistica o stimolazione adrenalinica. Il mio obiettivo è la massima efficienza del controllo e lo sviluppo della consapevolezza. Non investo in emozioni istantanee; perseguo risultati duraturi, finalizzati all’analisi profonda di me stessa e delle dinamiche del mondo.

L’avventura, secondo i miei standard, si definisce nell’esatto momento in cui cessa la componente estetica, romantica o “instagrammabile”: quando l’impulso iniziale si esaurisce, subentra la gestione della complessità. Non opero per dimostrare un valore all’esterno, ma per validare l’esperienza sul campo. Senza scorciatoie, senza filtri, senza alterazioni della realtà.

Ricerco deliberatamente la fatica, il sudore, le ore di isolamento ipogeo e la saturazione fisica, perché è in queste condizioni che si mappa e si attiva il reale potenziale della nostra forza mentale. La moto è lo strumento che garantisce questo standard di rendimento.

Alva.

A te, Alva.

Volevo ringraziarti. Ma non per avermi concesso il tuo tempo o per aver condiviso la tua storia; voglio ringraziarti per la precisione millimetrica e la fiera onestà con cui vivi. In un mondo saturo di filtri e di risposte preconfezionate, la tua consapevolezza è un faro. Mi hai permesso di raccontare una motociclista e una speleologa che non cerca il brivido della massa, ma la solitudine sacra del controllo, l’architettura della mente, il valore della fatica vera. Grazie per avermi ricordato, attraverso i tuoi occhi e le tue traiettorie, che andare oltre l’asfalto delle convenzioni non è un atto di ribellione passeggero, ma una scelta quotidiana di libertà. Custodisci sempre questa tua straordinaria forza interiore. È stato un onore immenso dare voce al tuo manifesto.

Saimon Raia

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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