Caterina

Il Benvenuto per Caterina: Oltre il Pregiudizio, Verso l’Asfalto

Diamo il benvenuto a Caterina. A lei dedico queste righe, che nascono da un’osservazione costante: le donne che scelgono la moto non amano i preamboli. Non si perdono in chiacchiere, non cercano approvazione; scelgono il mezzo, salgono in sella e iniziano a guidare. Punto. Lo fanno perché sanno d’istinto che quella prova, fatta di equilibrio e concentrazione, le porterà a un risultato concreto, senza bisogno di troppe spiegazioni.

Mi torna in mente un’amica che, tredici anni fa, mi disse semplicemente: “Trovami una moto”. Io la trovai, senza fare discorsi, e le dissi solo: “Divertiti”.

È assurdo che nel 2026 ci sia ancora chi pensa che una donna non sia “adatta” a due ruote. C’è sempre il solito copione del “maschio alfa” di turno, pronto a sentenziare: “Non hai la forza per tenerla”. Come se la forza bruta fosse l’essenza del controllo. Seguendo questa logica, se non sei alto tre metri e non sposti tonnellate di marmo a mani nude, non potresti nemmeno lavorare in cava.

Ma la verità è un’altra, ed è ciò che più disturba chi vive di stereotipi: guidare non è un lavoro di fatica ancestrale. Stiamo parlando di sfiorare un acceleratore elettronico, di gestire la fisica con l’intelligenza, non di trainare a braccia un blocco di lizzatura di Carrara.

Caterina, la strada è tua. Senza discorsi, solo chilometri.

La Rivoluzione in Atto: Caterina e il Salto nel Vento

Mi chiamo Caterina Anzivino, vengo da Prato, ho trent’anni e una certezza nel garage: la mia MT-07. È entrata nella mia vita a gennaio 2024, appena due anni fa, e da allora i chilometri non si contano più.

Per anni sono stata quella che osservava il mondo dal sellino posteriore. Ero l’appassionata di motori che faceva la “zavorrina” per gli amici, sempre in attesa che qualcuno avesse tempo, voglia o spazio per portarmi con sé. Poi, un giorno, è scattato qualcosa. Mi sono chiesta: “Perché devo sempre dipendere dalle disponibilità degli altri? Se voglio andare, voglio poter prendere e andare. Punto.”

Così è iniziata la mia rivoluzione. Senza aver mai guidato nemmeno un motorino 50cc, con l’unica esperienza di quattro ruote e un volante tra le mani, ho deciso di saltare il fosso. C’erano mille dubbi: come sceglierla? Quale sarà la moto giusta per chi parte da zero? Ma la fame di autonomia è stata più forte dell’incertezza. Ho smesso di aspettare un invito e ho iniziato a scrivere la mia strada.

L’Istinto della Scelta: Dallo Schermo alla Strada

Tutto è iniziato un martedì di gennaio, tra i pixel di un annuncio su AutoScout. Ed eccola lì: una MT-07 a Firenze, a due passi da casa. Pochi chilometri, un prezzo che sembrava un invito e quel graffio di una caduta precedente che non mi ha spaventato, anzi, la rendeva reale.

Il giorno dopo ero già lì. Nonostante non sapessi nemmeno da che parte si accendesse, nonostante l’occhio tecnico di un amico a supportarmi, io lo sentivo. Non era una valutazione meccanica, era un riconoscimento. Sono tornata a casa con una sola certezza: quella moto doveva essere mia.

Non ho perso tempo in trattative infinite o dubbi dell’ultimo minuto. Ho chiamato il proprietario: “Venerdì facciamo il passaggio”.

Quel venerdì mattina ero davanti all’ACI prima ancora che alzassero la serranda. Avevo il cuore che correva più veloce del motore che stavo per acquistare. Quando è arrivato il momento di firmare, la penna mi tremava tra le dita. Non era paura, era l’adrenalina di chi sta per riprendersi la propria libertà. Un colpo di penna, un respiro profondo: finalmente, non ero più una passeggera. Ero una motociclista.

Lo Shock della Libertà e il Coro dei Disfattisti

Il ritorno a casa è stato il primo vero atto di ribellione. Quando il mio amico ha portato la moto nel vialetto, mia madre ha esclamato con naturalezza: “Ah, ma lui ha cambiato moto?”. La mia risposta è stata secca, un proiettile di orgoglio: “No mamma, è mia!”. Ricordo ancora il suo viso che sbianca. Un’immagine indelebile. In quel momento, il salotto di casa è diventato il primo “passo di montagna” conquistato.

Ma avere la moto sotto casa era solo metà dell’opera. Mancava il pezzo di carta: il foglio rosa.

Mentre mi recavo alla scuola guida, intorno a me si alzava il solito coro di “esperti” da bar. Quei maschi alfa della domenica, pronti a elargire consigli non richiesti: “Ma non hai mai guidato neanche un cinquantino, lascia perdere”, “Butti via soldi per una cosa che non saprai gestire”, o l’intramontabile, squallido classico: “Le moto non sono roba da donne”.

Come se la capacità di guidare fosse scritta nel DNA maschile o dipendesse dalla forza bruta. Eppure ero lì, con una MT-07 parcheggiata e la ferma intenzione di smentire tutti. Non mi servivano tre metri d’altezza o bicipiti da cavatore di marmo. Mi serviva solo la coordinazione per ruotare un acceleratore elettronico e la voglia di smettere di essere un bagaglio sul sellino posteriore.

Il Battesimo dell’Asfalto: La Testa batte il Metallo

Il giorno dopo ero lì, nel parcheggio. Il cuore a mille, le dita sulla leva. Frizione, prima, stacca piano… Stonfo. Spenta. Riprovaci. Ancora spenta. I dubbi, quelli seminati dai “corvi” del giorno prima, iniziano a germogliare: “E se avessero avuto ragione loro? E se non fossi all’altezza?”.

Alla prima curva, la tensione mi tradisce. Vado a passo d’uomo, pinzo il freno a manubrio girato e la gravità non perdona: moto a terra. La tentazione di mollare tutto, di rivendere la follia e tornare a fare la passeggera è stata un brivido freddo lungo la schiena.

Ma è qui che entra in gioco la costante delle motocicliste vere.

Io sono una testa dura. E la testardaggine, in sella, vale più di mille cavalli vapore. Invece di ascoltare i disfattisti, ha iniziato a uscire, a osservare le traiettorie degli amici, a “rubare” con l’occhio i segreti della guida. Ho capito subito che il controllo non è una questione di bicipiti, ma di testa e sensibilità.

Perché diciamocelo chiaramente: se per guidare una moto servisse la forza bruta dei giganti, dovresti essere alto tre metri e mezzo e spostare tonnellate a mani nude solo per andare a lavorare in cava. Invece, siamo nel 2026 e stiamo parlando di ruotare un acceleratore elettronico, non di trascinare massi con le funi.

Ho dimostrato che la forza non è l’esempio del controllo. Il controllo è rialzare la moto, studiare la curva e macinare chilometri su chilometri finché quel metallo non diventa un’estensione del tuo corpo.

Furia Buia e l’Arte dell’Intraprendenza

Ancora con il foglio rosa in tasca, ho fatto quello che per molti era pura follia: sono partita per il mio primo weekend fuori, il giro dell’Isola d’Elba. È stato tra quelle curve, con il mare negli occhi e il vento addosso, che ho capito tutto. Ho capito come volevo vivere la moto: unendo il viaggio puro, l’avventura di scoprire l’ignoto e la libertà di due ruote. Il connubio perfetto.

Ma, puntuali come un orologio svizzero, sono tornati i “consigli” degli esperti: “Ma allora devi cambiare moto! Una MT-07 è una naked, non è adatta al turismo, ti serve una stradale pura”.

E invece no. Invece di seguire i cataloghi, ho seguito la mia testa. Con un briciolo di sana testardaggine e tanta intraprendenza, mi sono messa a caccia dei telaietti perfetti e delle borse laterali che potessero adattarsi a lei. E ho iniziato a girare.

In due anni ho macinato 18.000 chilometri e sento di essere solo all’inizio. Toscana, Umbria, Abruzzo, Lazio, fino al mio primo confine varcato con il tour della Corsica. La moto mi ha dato il coraggio di partire per una settimana da sola, io e lei, tra i panorami del centro Italia. È stato un viaggio dentro il viaggio: tra i silenzi, i pianti, le urla di gioia e le canzoni cantate a squarciagola dentro il casco. Mentre io riscoprivo me stessa, imparavo a conoscere lei. Mi sono sporcata le mani, le ho fatto il primo tagliando, ho studiato come funziona ogni suo ingranaggio.

Oggi siamo in completa simbiosi. L’ho soprannominata Furia Buia, come il drago Sdentato di Dragon Trainer: nera, con i suoi piccoli acciacchi e i suoi difetti che la rendono, ai miei occhi, assolutamente perfetta.

Non è questione di forza fisica. È questione di quanto lontano vuoi guardare oltre l’orizzonte. Io e Furia Buia abbiamo ancora tantissima strada da fare.

La Moto è Vita: Oltre il Casco, una Rete di Anime

Se mi chiedessero cosa rappresenta la moto per me oggi, risponderei con una sola parola: VITA. Mi guardo indietro e mi domando, sinceramente, come io abbia fatto a respirare per trent’anni senza di lei. La mia MT-07 mi ha salvata in tutti i modi in cui una persona può essere salvata, e non è solo un modo di dire.

Questa consapevolezza mi ha spinta a raccontarmi sui social. Non per vanità, ma per un’esigenza profonda: se la mia storia può essere la scintilla, la motivazione anche solo per una persona, allora ogni chilometro ha un doppio valore. La moto e il mondo digitale hanno creato per me una vera e propria rete neurale: una connessione elettrica, costante e pulsante con migliaia di persone. Incontrare dal vivo chi prima era solo un “segui” mi ha fatto scoprire un mondo biker eccezionale, dove siamo tutti alla mano, tutti simili, tutti uniti dalla stessa vibrazione che sale dalle pedane.

Ma c’è qualcosa che mi stava a cuore più di tutto. Sapevo che là fuori c’erano tante ragazze nella mia stessa situazione di due anni fa: scoraggiate dai pregiudizi, demotivate persino dagli istruttori delle scuole guida, frenate dalla paura di non farcela.

Per loro ho creato un gruppo di Lady Biker. E’ uno spazio di libertà. Ci sono donne di ogni età: c’è chi ha la patente ancora fresca di stampa, chi sta cercando di ritrovare il coraggio dopo una caduta, chi vuole scoprire strade nuove e chi, semplicemente, vuole sentirsi parte di qualcosa. Ci ritroviamo per piegare tra le curve, per stare bene e, inevitabilmente, per finire con le gambe sotto un tavolo a ridere e mangiare insieme.

Perché la moto non è un pezzo di ferro da dominare con la forza. È essenza. È il mio modo di stare al mondo. E se io, che non avevo mai toccato un 50ino, oggi viaggio da sola con Furia Buia, allora può farlo chiunque. Basta smettere di ascoltare chi dice “non fa per te” e iniziare a premere quel pulsante di accensione.

Oltre l’Orizzonte: Il Domani di Furia Buia

Nonostante il mio amore viscerale per il motorsport, sento che la pista non è ancora il mio habitat naturale. Ma chi mi conosce sa che sono figlia della curiosità e dell’impulsività: quindi mai dire mai. Magari un giorno mi vedrete piegare tra i cordoli, ma per ora il mio cuore batte per il viaggio.

Sto progettando nuove rotte che attraversano l’Italia e l’Europa, ma non dimentico chi ha poco tempo: sto disegnando itinerari di un giorno, fughe perfette per chi lavora ma non vuole rinunciare al piacere di un passo alpino o di una strada panoramica dietro casa.

E poi c’è il Sogno, quello con la S maiuscola: Capo Nord. Voglio arrivarci l’anno prossimo, per festeggiare i dieci anni di vita della mia MT-07. E non finisce qui. Sento il richiamo dell’off-road. Molti direbbero che serve un’altra moto, una specialistica, ma chissà… forse riuscirò a portare la mia piccola, acciaccata Furia Buia fin tra le dune del deserto. La mia è una sfida alla logica, una danza tra coscienza di sé e un pizzico di sana pazzia.

Se mi chiedete qual è il mio passo preferito, vi rispondo: quello che devo ancora fare. Anche se un pezzo del mio cuore è rimasto incastrato tra le vette di Campo Imperatore. L’Abruzzo è stata la rivelazione: una terra che il turismo di massa ignora e che la moto mi ha regalato in tutta la sua selvaggia bellezza. Ora, non potrei più farne a meno.

Insomma, il mio invito è aperto: continuate a seguire le mie (dis)avventure. Rileggendo la mia storia, l’unica verità che conta è che non è mai troppo tardi per iniziare. Non lasciate che gli stereotipi o la paura decidano per voi.

Prendi quella moto. Ti aspetto su qualche passo.

Buona Strada.

L’Elemento Indistruttibile: Perché Scrivo di Voi

C’è un motivo se le parole che dedico a Caterina e alle donne come lei hanno questo peso, questa densità. Non nascono dal caso, ma da un passato che ha tentato di chiudermi tra mura domestiche a consumare i giorni in silenziose pulizie, prigioniero di aspettative altrui che chiedevano successi senza offrire amore, cercando soddisfazioni personali sulla pelle della mia esistenza.

Ma è arrivato il momento della svolta, quella che non si aspettavano. Immaginate la scena: come Jacob in Twilight quando rifiuta di sottomettersi, solo che davanti a me non c’era un lupo nero, ma un drago a tre teste. Non l’ho affrontato con la violenza, né con armi affilate. Ho vinto seguendo le regole del gioco, ma con una natura diversa: hanno mandato un drago di fuoco contro l’elemento dell’acqua. E l’acqua, lo sappiamo, è l’unico elemento che non si può distruggere.

Da uomo, ho subito fatiche e umiliazioni che la società riserva solitamente alle donne. È per questo che mi viene “facile” scrivere di voi: perché ogni volta che leggo di una donna caduta, o umiliata da uno stereotipo, sento quel dolore come mio. Ma so anche che abbiamo già vinto. Ogni donna che sale in sella ha già dimostrato la sua indipendenza, perché non ci si “trasforma” in motocicliste: ci si sveglia e ci si addormenta tali. È un’essenza scritta nel DNA; se guardaste tra le pieghe della doppia elica del DNA, ci trovereste il profilo di una moto.

Scrivo perché hanno cercato in ogni modo di piegarmi, e oggi la verità è amara per chi guardava: sono rosi dall’invidia per il mio lavoro con voi. Non riescono a spiegarsi come un uomo, destinato al fallimento per decreto familiare, possa oggi vantare collaborazioni e rispetto. Non c’è seduzione in quello che faccio, c’è solo una feroce voglia di esistere. Voglio raccontare che la vita, anche quando ti viene presentata come cenere e fango, può essere riscritta, rivista e fatta rinascere in una versione più bella, consapevole e forte.

Grazie, Caterina. La tua storia è lo specchio in cui rifletto la mia battaglia, e queste righe sono il ponte tra la mia fatica e la tua libertà.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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