Scrivere di motocicliste è sempre una scoperta. Spesso mi è capitato di parlare di donne minute e di come la statura venga vista, ingiustamente, come un limite. Ai raduni vedo la sfida quotidiana: gestire peso e baricentro in un mondo a misura d’uomo. Eppure, nessuna si ferma.
La determinazione non si misura in centimetri, ma nella voglia di partire, bilanciando tecnica e carattere. Se la cultura associa spesso la forza alla stazza, la pista ci insegna il contrario: i migliori piloti vincono con la sensibilità, non con l’altezza. Clelia è l’esempio perfetto di questa consapevolezza. Per lei la moto non è una corsa solitaria, ma un modo per creare legami e complicità. Perché, in fondo, la felicità è reale solo se condivisa.
Motociclista ? Si !
Ciao, sono Clelia. Nella vita sono tante cose — donna, amica, professionista — ma oggi è la moto a raccontare chi sono davvero. Per me non è un semplice hobby, è il mio modo di stare al mondo. In sella esprimo la mia libertà e quel mix di istinto e controllo che mi serve anche nel quotidiano. Questa passione non resta chiusa in garage: la porto con me ogni giorno, nel modo in cui affronto le sfide e cerco nuovi orizzonti. In questo momento della mia vita, nulla mi definisce meglio delle due ruote.

Passione che si costruisce
Tutto è iniziato nel 2019, quando il mio compagno Luca ha preso la sua prima stradale: una Ducati Monster S4R. Io non avevo nemmeno l’attrezzatura; mi prestava il suo casco da cross, un po’ troppo grande e decisamente fuori contesto. Eravamo ingenui, vestiti male e tecnicamente impreparati. Quella moto poi era un disastro: scomoda, capricciosa, con l’elettronica che ci piantava in asso un fine settimana sì e l’altro pure.
Eppure, nonostante i piedi a terra sul ciglio della strada, non vedevo l’ora che arrivasse il sabato per risalire in sella.
A distanza di tempo, capisco che è stato proprio quel caos a conquistarmi. Non sapevo nulla di cilindrate o assetti, avevo solo le sensazioni: il battito del motore, l’aria che spingeva forte, le vibrazioni che ti attraversano le ossa. Era un’esperienza fisica, istintiva, priva di filtri.
Quelle prime uscite sono state fondamentali. Non cercavo la performance o il comfort, ma la scoperta. Quel mix di paura e libertà che ti fa sentire maledettamente viva. Lì ho capito che la moto non sarebbe stata solo un mezzo di trasporto, ma una sfida con me stessa e un modo per superare limiti che non sapevo nemmeno di avere. Il mio legame con le due ruote è nato così: imperfetto, scomodo e complicato, ma già incredibilmente forte.
Le Sfide !
Il 2020 è stato l’anno della nostra vera iniziazione. In sella a una KTM 790 Duke abbiamo affrontato i giganti: Stelvio, Gavia, Sella, Giau, Pordoi. Nomi che fino a un attimo prima erano solo linee su una mappa e che, improvvisamente, sono diventati pendenza, asfalto e respiro corto.
Non è stato solo un viaggio, ma un rito di passaggio. Lo Stelvio chiedeva rispetto a ogni tornante; il Gavia era silenzio e roccia; il Giau spazio e orizzonte. Curva dopo curva, sentivo che qualcosa dentro di me stava cambiando forma.
Negli anni abbiamo fatto viaggi più lunghi e organizzati, ma quello resta indimenticabile: è lì che ho capito che tipo di motociclista volevo essere. Ho imparato a viaggiare “spartana”, portando con me solo l’essenziale. In moto il superfluo è solo peso e distrazione; impari subito a scartare l’apparenza per tenere ciò che serve davvero.
Tra quei passi iconici non stavo solo attraversando le montagne, stavo tracciando la mia rotta interiore. Ho scoperto una dedizione e una forza che non sapevo di avere. Ho capito che viaggiare su due ruote non è una fuga, ma una costruzione: chilometro dopo chilometro, stavo diventando me stessa.
Forza di Volontà
Maggio 2021: decido che è il momento di smettere di stare dietro. Voglio guidare. Mi iscrivo a scuola guida e inizio a cercare la “mia” moto con una lucidità quasi chirurgica. Sono alta un metro e cinquantacinque e non ho mai toccato nemmeno un motorino: mi serve qualcosa di leggero, ribassato, che mi dia sicurezza prima ancora della velocità. La scelta cade sulla KTM 390 Duke: compatta, reattiva, perfetta per me.

Da quel giorno, ogni dopo-lavoro diventa un allenamento. Piazzali vuoti, partenze, frenate: ripeto gli esercizi finché l’incertezza non diventa controllo. Al mio fianco c’è Luca, instancabile, a correggermi postura e sguardo. Non è solo pratica, è disciplina. Ogni errore è una lezione, ogni piccolo progresso una conquista reale.
In quei pomeriggi non sto solo imparando a gestire una frizione. Sto imparando a prendermi il mio spazio nel mondo.
Lo stallo: l’ombra della zavorrina
A settembre la patente è finalmente mia, ma la soddisfazione che mi aspettavo non arriva. Mi ritrovo bloccata in una terra di mezzo: non sono più solo una passeggera, ma non mi sento ancora una pilota. In sella sono rigida, legnosa, ogni movimento è pensato e mai istintivo. Guardo la strada con timore invece che con fame. Da zavorrina era tutto un altro film: potevo chiudere gli occhi e lasciarmi cullare dalle pieghe di Luca, senza responsabilità. Ora, con il manubrio tra le mani, il peso del mondo sembra ricadere sulle mie spalle. Passano i mesi e la moto resta ferma in garage, coperta da un velo di polvere e scuse. Uscire da sola non mi diverte; mi sento un’intrusa in un mondo che non riesco ancora a chiamare mio.
L’incontro: Natasha e la forza del “noi”
Tutto cambia a giugno 2022. Incontro Natasha: bionda, grintosa, in sella alla sua Z1000 che sembra un’estensione del suo carattere. È l’incontro che rimescola le carte. Natasha non si limita a invitarmi a fare un giro; mi prende per mano con quella complicità che solo tra donne si crea istantaneamente. Insieme iniziamo a macinare chilometri, e quello che prima era un esercizio solitario e faticoso diventa un dialogo. Grazie a lei, scopro che la moto è un incredibile amplificatore di legami. Vedendola guidare, sentendo la sua fiducia, inizio a riscoprire una Clelia diversa: più tenace, più coraggiosa, capace di prendersi dei rischi. Non sono più la ragazza che insegue, sono una donna che viaggia accanto a un’amica.
La conquista: il radicamento e la vetta
Marche, Umbria, Abruzzo, Emilia, Toscana… i confini iniziano a scorrere sotto le ruote e, finalmente, sento che la rigidità si scioglie. Inizio a godermi la vista dalle vette, ma con una consapevolezza nuova: quella cima non l’ho solo raggiunta, l’ho conquistata marcia dopo marcia. Scopro che la moto ha lo stesso potere catartico dell’escursionismo: ti costringe a essere presente a te stessa, qui e ora. Non c’è spazio per il passato o per le ansie del futuro quando sei in piega; esiste solo l’asfalto, il respiro del motore e la tua traiettoria. È una sensazione di radicamento profondo, un equilibrio perfetto tra il corpo e la macchina che mi fa sentire, per la prima volta, davvero libera.
La strada verso casa: tra passi svizzeri e nuovi orizzonti
Quella con la mia Duke 390 è una vera storia d’amore. È lei che la scorsa estate mi ha portata fin lassù, tra i giganti della Svizzera: il San Gottardo, il Furka, il Sempione. Passi che tolgono il fiato e che oggi percorro con una padronanza che un tempo mi sembrava impossibile. Ma come ogni viaggiatrice che si rispetti, il mio sguardo è già oltre la prossima curva: la Provenza mi aspetta in primavera. Non so ancora se o quando cambierò moto, ma so che nella mia “lista dei desideri” c’è un sogno preciso: domare una carenata. Guardo con una ammirazione profonda le ragazze che piegano in pista; le vedo come l’espressione massima di controllo e velocità, un obiettivo che sento sempre più vicino.

Oltre il manubrio: un simbolo di emancipazione
In questi anni, incrociando lo sguardo di tantissime motocicliste e ascoltando le loro storie, ho capito che essere Bikers per noi è molto più che guidare un mezzo meccanico. È un atto di orgoglio, un simbolo di emancipazione che profuma di asfalto e benzina. Abbiamo smesso di aspettare che qualcuno ci portasse a destinazione e abbiamo preso in mano le redini del nostro viaggio. D’altronde, le streghe moderne hanno solo cambiato cavalcatura: oggi non volano più su scope di saggina, ma su motori che ruggiscono sotto la sella.
“Somos las nietas de las brujas que no pudisteis quemar”
Siamo le nipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare. Questa frase non è solo un motto, è il fuoco che alimenta ogni nostra partenza. Rappresenta quella parte di noi che non si è mai arresa ai limiti imposti, che ha scelto il rischio della libertà invece della sicurezza del salotto. Indossare il casco, oggi, è come indossare un’armatura antica: ci rende fiere, indomabili, parte di una stirpe che ha trasformato il pregiudizio in polvere lasciata alle spalle. Quando accendiamo il motore, non stiamo solo partendo per un giro: stiamo rivendicando il nostro diritto al vento, al rumore e alla strada. Siamo tornate, siamo libere e, questa volta, non ci fermerete più.
Discorso per Clelia: La Forza del Discernimento
“Ci sono persone che salgono in sella per fuggire, e poi c’è Clelia.
Ho osservato il suo percorso e ho capito che la sua non è solo passione: è una forma di volontà pura, quella che anticamente avremmo attribuito a una strega potente. Ma la sua magia non risiede in formule arcane, bensì in un mix rarissimo di doti umane.
Clelia possiede un coraggio che non è mai incoscienza. È quel coraggio silenzioso di chi sa di essere alta un metro e cinquantacinque in un mondo di giganti di ferro, eppure non indietreggia di un millimetro. Ma ciò che più mi affascina di lei è il suo discernimento. Ha saputo analizzare i suoi limiti non come barriere, ma come dati tecnici da superare con lo studio, la disciplina e una calma olimpica.
Mentre altri si lasciano trascinare dalla velocità fine a se stessa, Clelia mette in campo una consapevolezza superiore. Sa quando accelerare e quando osservare, sa distinguere l’essenziale dal superfluo, proprio come ha imparato a fare tra i passi alpini. Questa sua capacità di restare centrata, anche quando l’asfalto si fa difficile o la salita ripida, è un valore notevole che va ben oltre il motociclismo.
Clelia, hai dimostrato che la vera potenza non sta nei cavalli del motore, ma nella fermezza di chi sa esattamente chi è e dove sta andando. Sei la prova che si può essere delicate nel tratto ma d’acciaio nella tempra. Grazie per averci mostrato che la libertà si conquista con la testa, si guida con il cuore e si difende con una volontà che non teme nessun fuoco”.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


