Introduzione – Eva, la forza su due ruote
Quando mi preparo a scrivere il racconto di una motociclista, non mi limito mai alle parole. Prima di tutto mi fermo a pensare: di chi sto parlando davvero?
Rileggo più volte ciò che mi è stato inviato, cerco di immedesimarmi, di respirare le sue emozioni, di capire chi ho davanti – anche se solo virtualmente. Solo così riesco a dare autenticità alla storia, a restituire la verità di chi vive la moto non come un mezzo, ma come un’estensione di sé.
Oggi vi presento Eva.
Una donna che, come molte altre, ha affrontato nella vita prove e difficoltà che l’hanno temprata, rendendola forte come l’acciaio. Il coraggio non le manca: crede nella sua passione con ogni fibra del suo essere e la vive al cento per cento.
Gli amici la chiamano “Suabassezza85“. Eppure, lasciatemelo dire, tra le motocicliste che ho incontrato e raccontato, la sua altezza è tutt’altro che rara. Anzi, spesso sono i mezzi ad essere progettati per chi è più alto, e questo può amplificare una sensazione di distanza che, in realtà, non esiste. La forza di chi guida una moto non sta nei centimetri, ma nello spirito.
Eva ha anche combattuto contro i problemi di peso, una battaglia che conosco bene, avendone vissuto una simile — un tempo pesavo 180 chili. Forse è anche per questo che la capisco così profondamente.
Dietro il casco, dietro ogni curva e ogni chilometro percorso, c’è una storia di determinazione, di accettazione e di rinascita.
Questa introduzione volutamente lunga nasce dal desiderio di presentarvi Eva nel modo giusto: con rispetto, empatia e ammirazione. Perché scrivere di lei, per me, non è solo raccontare una motocicliste, è raccontare una donna che ha scelto la moto come simbolo di libertà e di coraggio.
“Eva e Zulema”
“A 152 cm da terra”
Ho sempre guardato le moto e i motociclisti come i bambini guardano i regali la mattina di Natale: con quel sorriso disarmante, pieno di meraviglia e di aspettative.
Ogni volta che passava una moto, mi si accendevano gli occhi. Era come se in quel rumore ci fosse nascosta una promessa di libertà, una chiamata che non riuscivo a ignorare.
Il mio problema? Beh, i miei amici mi chiamano affettuosamente “Sua Bassezza”.
Dal basso dei miei 152 centimetri, l’idea di salire su una moto mi sembrava quasi un sogno proibito — una di quelle cose che appartengono agli altri, a chi ha le gambe lunghe e la testa tra le nuvole. Io, invece, pensavo di dover restare a terra.

Ma poi qualcuno mi ha detto: “Mai dire mai.”
E posso confermarlo: avevano proprio ragione.
La prima volta che ho toccato una moto con mano, ho sentito qualcosa cambiare dentro di me. Non importava più quanto fossi alta: bastava il cuore, e il mio, in quel momento, batteva forte come il motore che avevo davanti.
Da lì è cominciato tutto — la curiosità, la paura, la sfida e infine la conquista. Perché ogni volta che metto il casco e accendo la moto, sento di aggiungere un centimetro in più non alla mia statura, ma alla mia libertà.
“80% di stomaco, 100% di coraggio”
Ho lottato con il mio peso per tutta la vita. Ogni giorno era una battaglia tra ciò che sentivo di essere e l’immagine che lo specchio mi rimandava. A un certo punto ho capito che non potevo più restare intrappolata in un corpo che non sentivo mio.
Così ho preso una decisione difficile, ma necessaria: mi sono sottoposta a un intervento di chirurgia bariatrica. Ho rinunciato all’80% del mio stomaco per riprendere in mano la mia vita. Non è stato facile, ma volevo tornare a sorridere — e soprattutto, volevo tornare a vivere davvero.
Tra il 2021 e il 2023 ho perso quasi 50 chili. Ogni etto in meno non era solo un numero sulla bilancia, ma un passo verso la libertà. E quando nell’agosto del 2023 mi sono guardata allo specchio, ho deciso di farmi un regalo: una moto.
Niente di esagerato, una piccola “cinesina” 125, semplice ma piena di carattere — proprio come me. È bastato salire in sella per capire che non solo potevo starci, ma che quel posto era mio.
Da allora la mia vita ha cambiato marcia.
Non serve una moto potente per sentirsi forti: basta il coraggio di salirci sopra la prima volta.
E io, quella volta, ho scoperto che il mio coraggio aveva due ruote, un motore che ride, e un cuore che finalmente batteva al ritmo giusto.
“Io e la mia prima bimba”
E così è stato.
Io e la mia prima bimba — sì, la mia moto — non ci siamo capite subito.
La frizione e le marce non sono esattamente una passeggiata, soprattutto quando inizi a 38 anni e con più sogni che esperienza. Ma, come in ogni storia d’amore che si rispetti, dopo qualche fraintendimento iniziale abbiamo imparato a conoscerci.
Ci siamo armate di pazienza e abbiamo cominciato a costruire i nostri momenti, i nostri piccoli giri solo per noi: tragitti semplici, curve leggere e qualche complicazione “voluta”, giusto per mettere alla prova la fiducia reciproca.
Poi sono arrivate le prime curve strette, le partenze in salita, i parcheggi nel garage — e, sì, anche le prime cadute.
Sono caduta?
A voja!
Ma non mi sono mai scoraggiata. Nemmeno quando ho rotto la leva della frizione o quando il serbatoio si è graffiato per una caduta da ferma. Ogni segno, ogni ammaccatura è diventato parte della nostra storia.
Perché in fondo, l’amore vero non è quello che non cade mai, ma quello che si rialza, accende di nuovo il motore e riparte.
“Sulle Strade dell’Amicizia (e della Libertà)”
C’è una cosa che ancora non vi ho raccontato.
In tutta questa storia, finora, ho taciuto di una persona fondamentale: Michele.
Il mio amico, il mio mentore, il biker che ama le moto da quando era bambino e che, con la pazienza e la saggezza di chi sa ascoltare i motori ma anche le persone, si è preso cura di me fin dai primi metri.
Lui era lì, fuori dalla concessionaria, quando tremavo per la prima volta davanti alla mia “bimba”.
C’era quando ho mosso i primi metri senza farla spegnere, quando ho imparato a sentire la moto nelle curve, a dosare gas e frizione come si fa con un respiro.
Con lui ho imparato che ogni piccolo progresso è una vittoria, che ogni errore è solo un passo verso la consapevolezza.
È stato Michele a prepararmi per l’esame della patente A2, con la calma e la fiducia di chi sa che ce la farai, anche quando tu ancora dubiti.
E aveva ragione: dopo un anno passato sulla mia piccola “cinesina”, ho sentito il bisogno di fare spazio nel cuore e tra le mani a qualcosa di più grande.
Ad agosto 2024 è arrivata lei: la mia Kawasaki Eliminator 500 SE.
L’ho chiamata Zulema.
Non so spiegare bene il perché, ma quando l’ho vista ho avuto la sensazione che ci conoscessimo già — come se da qualche parte, in un’altra vita, io fossi già “Sua Bassezza” e lei fosse già il mio rifugio, il mio angolo di pace su due ruote.
E oggi, ogni volta che la accendo, so che quella strada l’ho costruita insieme a Michele, ma la sto percorrendo con Zulema — libera, grata e piena di vita.

“Il passo del cuore”
Dopo un anno di conoscenza e tanti chilometri di fiducia costruita insieme, io e Zulema abbiamo deciso che era arrivato il momento di alzare l’asticella — o meglio, la montagna.
Ci siamo regalate i passi: quelli veri, quelli che ogni motociclista sogna di conquistare almeno una volta.
E così, in un solo giorno, sono arrivati Passo San Boldo, Passo Duran, Passo Staulanza e infine il mitico Passo Giau.
Lui, il Giau, era il mio obiettivo fin dal primo giorno in cui avevo toccato una moto. Il mio sogno dichiarato, il mio traguardo simbolico.
Il 6 settembre — una data che porto nel cuore, il compleanno di mia mamma, scomparsa sette anni fa — ho deciso che quel giorno sarebbe stato il nostro giorno.
Mi sono regalata la mia “passeggiata sulla luna”.
Io e Zulema, una donna e la sua moto, abbiamo scritto la nostra storia: abbiamo toccato il cielo con un dito e siamo finite col cuore tra le nuvole, a 2.236 metri d’altezza.
Il passo Giau non era più solo un nome su una mappa: era nostro.
E sì, “Sua Bassezza in vetta” fa sorridere solo a dirlo — ma è la verità più bella che potessi pronunciare.
Ce l’ho fatta.
E non da sola: al mio fianco c’era Alessandro, amico vero e ducatista doc, che mi ha insegnato ad amare le rosse emiliane e ha sopportato con pazienza ogni mio scongiuro ad ogni tornante (e credetemi, con quattro passi in un solo giorno, gli scongiuri sono stati parecchi!).
Quel giorno ho capito che i risultati contano, ma ancora di più contano le mete ambiziose che scegli per te stessa — quelle che ti fanno tremare le mani, accelerare il cuore e, quando le raggiungi, ti fanno dire con un sorriso fiero:
“Ce l’ho fatta, davvero.”

“Io, Eva: Potenza e Libertà”
Avete presente il mito del centauro?
Come l’uomo si fonde con il corpo del cavallo, così accade con la moto.
Non contano l’altezza, la forza, la potenza o la bellezza. Conta il legame.
Più tempo passi in sella, più impari ad ascoltarla, più ti fondi con lei — e scopri cose di te che non credevi nemmeno di possedere.
Ed eccomi qui.
Io e Zulema.
Io e il mio pezzo di anima fatto di bulloni, olio e gomma.
Io e lei, unite dallo stesso battito, dalla stessa fame di strada e di vita.
Siamo fatte della stessa essenza: di sogni che si avverano, di libertà conquistata, di forza che non chiede più permesso.
Perché adesso Eva sa chi è.
Punto.
E non serve aggiungere altro.
“Quando la Forza diventa Ispirazione”
Eva, il tuo racconto, seppur breve, è di una potenza straordinaria.
Racconta molto di te senza bisogno di troppe parole: è diretto, sincero e pieno di vita vera.
La tua battaglia contro il peso, già di per sé, è una vittoria immensa — una di quelle che non si misurano solo in numeri, ma in coraggio, costanza e voglia di rinascere.
E poi, quando quella battaglia è finita, non ti sei fermata.
Non ti sei accontentata.
Hai scelto di soddisfare te stessa, di darti nuovi traguardi, di inseguire una passione che ti fa sentire viva.
In questo, mi rivedo molto in te: anche per me, senza la moto, tutto sembra perdere direzione e significato.
Tu, invece, hai dimostrato che la vera forza non è arrivare, ma continuare a cercare — superarsi ancora, anche quando potresti semplicemente goderti la vittoria.
E questa è la tua grandezza, Eva.
Una grandezza che trasmette energia, determinazione e una voglia di vivere contagiosa.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


