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Scrivere di donne motocicliste per me non è soltanto una passione, ma una vera e propria missione. Ogni volta che una motociclista decide di condividere con me la sua storia, mi affida qualcosa di prezioso: il suo punto di vista, il suo modo unico di vivere la moto e la libertà che essa rappresenta. È un dono che mi riempie d’orgoglio e mi spinge a raccontare con entusiasmo queste esperienze.

Oggi vi parlo di Francesca Ferrari, una donna che incarna perfettamente lo spirito motociclista. Descriverla come una persona “con le palle” sarebbe riduttivo e fuori luogo: il coraggio di Francesca non ha nulla a che vedere con cliché maschili. Lei rappresenta qualcosa di molto più profondo: iniziativa, determinazione, lucidità nelle scelte e la capacità di guardare avanti senza lasciarsi frenare dall’età o dai pregiudizi. È una donna che afferma con forza: “Io esisto, e la mia passione mi appartiene.”

Francesca non è solo impavida: è anche razionale e cosciente delle proprie ambizioni. Ha scelto di vivere la moto come strumento di libertà e come mezzo per costruire legami autentici, unendo persone e creando nuove prospettive.

Ora lascio che sia lei stessa a raccontarvi come questa passione ha plasmato la sua vita e il cammino che continua a percorrere, a testa alta e con lo sguardo sempre rivolto alla prossima curva.

“Da spettatrice a protagonista: la mia strada in moto”

Il tempo che passa a volte mi fa arrabbiare. Ho 48 anni e sento dentro di me un fuoco che non vuole spegnersi, la certezza di avere ancora molto da dire e da fare. È vero, sono arrivata “tardi”, ma la moto non mi ha mai abbandonata davvero. È sempre stata lì, silenziosa, nascosta in un angolo remoto della mia vita, come un segreto pronto a esplodere al momento giusto.

I miei genitori hanno provato a dirottarmi altrove: prima i cavalli, poi l’automobile. Ma io lo so adesso: dentro di me c’era già una moto parcheggiata, invisibile ma viva, che aspettava solo che io avessi il coraggio di girare la chiave e darle voce.

Non avevo conti in sospeso con il passato. Non c’era nulla da dimenticare, da smaltire o da perdonarmi. C’era soltanto la passione, pura, elettrica, vibrante.

E il “click” è arrivato da un sogno che non era neppure il mio, ma di quello che oggi è mio marito, Maurilio (@cescaerilio_ontheroad). Due anni fa mi disse:
“Io voglio fare un viaggio in moto in Marocco. Se vuoi venire con me, ci vieni con la tua.”

In quel momento tutto è diventato chiaro: o salivo in sella alla mia libertà, oppure sarei rimasta spettatrice della mia stessa vita. Ho scelto di vivere, di accelerare, di sentire l’adrenalina scorrere nelle vene.

Da allora, ogni curva è un grido di indipendenza, ogni strada è un nuovo battito del cuore.

“Io non mi fermo: come un fiume trovo sempre la mia strada”

Cinque giorni dopo — proprio il giorno del mio compleanno — varcavo la porta dell’autoscuola. Una settimana più tardi avevo già il foglio rosa in tasca, e dopo un’altra stringevo due biglietti Genova–Tangeri e la chiave della mia prima moto: una BMW 310 GS usata. Non dimenticherò mai quella sensazione: era davvero mia, la prima compagna di viaggio verso una nuova vita.

Era gennaio. Un inizio che però si è spezzato presto: a febbraio, una forcella rotta ha gelato i miei sogni sul nascere. Il pezzo tardava ad arrivare, ma io non avevo nessuna intenzione di fermarmi. A Pasqua, con un gruppo di amici e zero voglia di fare la “zavorrina”, ho affittato una BMW XR900. Per me, un vero missile terra-aria. È bastata mezza giornata per prenderci confidenza, e poi via: ho corso felice sulle strade francesi, spesso senza neanche rendermi conto fino in fondo di ciò che stessi facendo. Un pizzico d’incoscienza, certo, ma con un sorriso che mi riempiva l’anima.

Oggi si parla molto di resilienza, ma io credo che il mio percorso non sia stato soltanto “resistere”. È iniziativa, è decisione, è quell’attitudine del dire: “Questo è un ostacolo? Bene, allora trovo un modo per superarlo.”

Francesca è come un fiume: quando incontra un sasso, non si ferma. Rallenta, si adatta, cambia traiettoria… ma poi riprende la sua corsa con ancora più forza.

“La mia moto è il sangue che mi scorre dentro”

Eppure lo sentivo. Qualcosa scorreva dentro di me, potente come sangue nuovo nelle vene. Un’energia che non avevo mai provato prima, una sinergia perfetta con quel pezzo di ferro su due ruote che in un istante cancellava tutto il resto.

Dentro al casco, ogni rumore si spegneva. I pensieri si dissolvevano uno a uno, lasciando spazio a una calma surreale, come se il mio corpo e la moto fossero un unico organismo. Non guidavo soltanto: danzavo con la strada.

Da quel momento, la 310 con le sue “ruotine” non poteva più bastarmi. Era un venerdì, lo ricordo come fosse ora: ho dato l’esame per la patente A2 e la stessa sera, mentre il traghetto per Tangeri attendeva in porto, uscivo dalla concessionaria stringendo tra le mani la chiave della mia prima vera compagna di vita: una BMW 850 GS Trophy.

Qualcuno lo chiamerebbe azzardo: partire per l’Africa con una moto appena comprata. Io lo chiamo sfida, ed è la sfida che rappresenta il mio modo di vivere. Francesca ha scelto così: vivere la passione senza compromessi, imparando, sbagliando, cadendo e rialzandosi, ma sempre al 100%. Fedele a se stessa. Fedele alla moto. Fedele a quella linfa vitale.

“Ogni caduta è solo una nuova partenza”

A quel punto non potevo più fermarmi. Sentivo che stava iniziando qualcosa di grande, qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di vivere. Certo, speravo non fosse come i primi giorni in Marocco, passati più sdraiata per terra che in sella: ogni sosta era una nuova occasione per rialzare la moto, lì, in mezzo al deserto o sulle piste sassose.

Ma più guidavo, più la mia moto smetteva di essere un peso da sollevare e diventava una compagna da ascoltare. Ho imparato a sentirla, a interpretare ogni vibrazione, a capirne i limiti e i segnali. Ho iniziato a guidare davvero.

Quella vacanza è stata solo l’inizio. Nei mesi successivi sono arrivati i primi sterrati seri, i corsi, le botte secche che ti fanno stringere i denti. Ma niente di tutto questo mi ha spaventata. Dentro di me lo sapevo: non ci sarebbe stato nulla, al mondo, capace di fermarmi. Io non mollo !

“Ogni curva mi ha insegnato a guardare avanti”

Ogni strada di montagna era una sfida. Non solo contro i tornanti o le salite, ma contro me stessa. Ogni curva chiusa meglio della precedente, ogni metro conquistato senza mettere il piede a terra, ogni salita completata diventava un traguardo che valeva la felicità intera di quel momento. Erano piccoli passi, ma ognuno di loro alimentava la mia forza interiore.

Con il mio GS 850 ho percorso i primi 30.000 chilometri. In meno di un anno. Chilometri che non erano soltanto strade, ma frammenti di crescita, tasselli di una nuova me. Poi, un giorno, è successo. In un concessionario, parcheggiata come semplice test ride, l’ho vista. Un colpo d’occhio, uno sguardo, e ho capito subito che era lei. In quell’istante il mio adorato 850 apparteneva già al passato.

Tempo un mese, e la mia nuova compagna era a casa con me. Con il GS 900 non era solo questione di moto: era la conferma di una scelta, la certezza di saper guardare avanti senza esitazioni. Più leggero, più maneggevole, più orientato all’enduro… ma soprattutto più vicino al mio modo di essere. Per me, perfetto.

“L’età è solo un numero: la mia passione corre libera”

So che può sembrare esagerato, ma per me non lo è affatto. Abituata da sempre al binomio cavallo–cavaliere, ho imparato a fidarmi della mia nuova compagna a due ruote e sono partita per esplorare. A quasi 50 anni. Io, che non avevo mai guidato nemmeno un vecchio Ciao con l’accensione a pedale.

Mai avrei immaginato che, da quella scintilla, sarebbe nato tutto questo: le prime motocavalcate, i rally, la forza di un team enduro tutto al femminile, le @furiousgirlclub (con @ylenia_sette, la mia parte spensierata e allegra, la mia best biker friend a cui voglio un bene atomico, e @thestarlypoppy, ragazza dolce ma determinata). Poi un viaggio di 10.000 chilometri in un mese attraverso la Turchia. E tra poco, la HAT Sanremo–Sestriere.

L’età? Solo un numero. È la volontà che fa la differenza. È la voglia di godere fino in fondo di una passione a spingere il cuore, a dargli la forza di capire in cosa credere e come scegliere di vivere. E io ho scelto: vivere in sella. Sempre.

“In Sella alla Libertà: Cuore, Coraggio e Polvere”

Ero con lei quando mio marito mi ha chiesto di sposarlo, in cima al Nemrut Dagi. E sempre con lei, il giorno del nostro matrimonio. Lei c’era al lavoro, nei momenti difficili, nelle giornate storte, quando l’unica via d’uscita era scappare via da tutto e da tutti. Con lei porto anche la mia cagnolina, perché ogni istante con lei può trasformarsi in un ricordo da incidere nel cuore.

Grazie a lei ho incontrato persone straordinarie: amicizie nate sulla polvere e sul fango, sorellanze che profumano di libertà. Donne appassionate di off-road, come @virega, la più determinata e coraggiosa che conosca. Con lei ho vissuto avventure che mai avrei immaginato: un corso in pista a Cremona con un BMW RR1000 — uno dei giorni più belli della mia vita — e, come regalo di Natale, un KTM 450 che oggi mi accompagna nei guadi selvaggi dietro casa.

La mia passione non ha confini, non conosce pause: è un amore vissuto a 360°, totale, viscerale, indomabile. Non è solo guidare una moto. È vivere con ogni fibra, è respirare a pieni polmoni, è scrivere la mia storia curva dopo curva.

“Tra Strada e Cuore: la Forza di Conoscere i Propri Limiti”

E le semplici passeggiate domenicali non bastavano più. Ho iniziato a seguire i piloti veri, a chiedere, a confrontarmi, a viaggiare per imparare dai migliori. Ogni curva, ogni salita, ogni sterrato è diventato uno specchio: rifletteva i miei limiti, le mie paure, le mie insicurezze. E io li affrontavo, li spingevo un passo più in là, li superavo, scoprendo quanto fossi più forte di quanto avessi mai immaginato.

La moto mi ha aperto un mondo dove la libertà si misura in chilometri percorsi, in strade militari dimenticate, in montagne che si incendiano al tramonto. Ogni metro percorso è diventato un fotogramma di futuro, che mi tiene viva, attenta, reattiva e capace di non arrendermi al tempo. A lei devo la persona che sono diventata, e grazie a lei ho il coraggio di sognare in grande.

“Volontà, coraggio e regole proprie: la forza di Francesca in sella alla vita”

Si chiama Transanatolia: un rally raid lungo, faticoso, vero. Una di quelle sfide in cui non basta solo il fisico, ma serve una mente lucida e pronta a ogni imprevisto. Non si tratta di classifiche, né di dimostrare qualcosa agli altri. Francesca corre per sé stessa, per capire fino a dove può spingersi dopo solo due anni di patente, per misurare i propri limiti e imparare a superarli.

Ma la volontà da sola non basta. La forza di Francesca nasce anche dalle amicizie, dai confronti, dalla comunità di donne e uomini che condividono la strada e le esperienze. Nasce dalle possibilità che si creano, dai rischi che si accettano, dagli insegnamenti ricevuti lungo il percorso. È nel dialogo con gli altri e nel confronto con se stessa che Francesca ha costruito la sua forza: la capacità di conoscere i propri limiti, di affrontarli senza paura e di vivere secondo le proprie regole.

Accanto a lei c’è l’uomo che la sostiene, che comprende le sue esigenze, che spinge i suoi sogni oltre ciò che crede possibile. Ma la vera vittoria è dentro di lei: è la consapevolezza di chi è, di cosa vuole, e della capacità di inseguire quella passione fino in fondo, senza compromessi. Francesca dimostra che una donna può davvero arrivare ovunque quando unisce cuore, determinazione e saggezza: non per mostrare qualcosa al mondo, ma per vincere ogni giorno contro se stessa.

“Voce di Donna, Spirito di Guerriera !”

La Disciplina della Motociclista nasce per celebrare e onorare le donne che sfidano la strada e se stesse. Racconti come quello di Francesca sono veri e profondi: una mappa di coraggio, passione e determinazione che non ha bisogno di aggiunte. Lei si è raccontata senza filtri, mostrando chi è oggi, come affronta ogni curva della vita e come intende vivere ogni avventura sulla moto e oltre.

Io ho avuto l’onore di accompagnarla con le parole, di accendere qualche colore in questo quadro già straordinario, perché quando una donna mette a nudo la propria anima e le proprie emozioni, la sua voce diventa una forza che scuote, ispira e guida. Francesca non corre solo per andare lontano: corre per sé stessa, per dimostrare che la determinazione, il coraggio e la passione sono la vera potenza di una donna. E quando questo accade, la strada non ha più limiti, e neppure la vita.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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