Il Traguardo delle 100: Riflessioni di un Narratore
Il countdown è quasi terminato. Manca pochissimo alla “cifra tonda”: 100 Motocicliste.
Spesso mi fermo a riflettere su questo numero. Non è un traguardo mio, non è una medaglia che voglio appuntarmi al petto. Questo traguardo è nostro, di voi donne che avete scelto la strada come dimensione. Io, come amo ripetere fino allo sfinimento, sono solo il narratore; la vera forza, il motore immobile di tutto questo, siete voi. Ogni vostro racconto è un tassello fondamentale di una community che vive di vita propria.
Luci e Ombre del Percorso
Guardandoci indietro, dobbiamo essere onesti. Questa realtà è cresciuta senza raduni ufficiali o merchandising di successo. Ho provato a dare una forma fisica a questo progetto, ma non ha preso piede; ci ho rimesso mille euro che non sono mai tornati indietro. Fa parte dei rischi del mestiere, lo accetto. Perché, nonostante le perdite economiche, scrivere di voi è ciò che mi tiene vivo, ciò che mi rende forte.
La Teoria che si fa Pratica
C’è un aspetto curioso in tutto questo scrivere. A forza di raccontare di voi, di descrivere la tecnica corretta, la posizione in sella e l’uso della saponetta, l’altro giorno ho fatto il mio primo giro della stagione con una consapevolezza tutta nuova. La teoria è entrata nel sangue: guidavo meglio.
Tuttavia, la strada mi ha restituito anche una verità nuda e cruda: il peso. Oggi la sfida è con me stesso e la mia forza di volontà. Devo dimagrire. Voglio essere pronto, voglio essere “presentabile” e non “rotolabile” quando ci incontreremo sui passi di montagna o tra i padiglioni del prossimo EICMA. È una promessa che faccio a me stesso e al rispetto che porto per questo sport.
Detto ciò, il viaggio continua. Diamo il benvenuto ufficiale a Ilenia!
Prefazione(di Ilenia)
Per mostrare una certa trasparenza fra me e le motocicliste sa capita pubblico i loro intro ai miei racconti, quello di Ilenia merita, Ciao Saimon,Ti avviso già che, probabilmente, non sarà una storia come le altre che hai ricevuto. Non ci sono solo chilometri o pieghe, ma c’è il terrore dei primi metri da sola, il dolore di una caduta che mi ha cambiato dentro e la missione che oggi porto avanti con le “Simpatiche Canaglie” per proteggere i bambini. Spero che leggendola tu possa sentire anche solo un briciolo dell’emozione che ho provato io nel metterla su carta.
Il racconto di Ilenia: un cuore aperto sulla strada
Per mantenere quella trasparenza autentica che lega me e le motocicliste della nostra community, scelgo spesso di lasciar parlare direttamente loro. Quella di Ilenia non è solo una storia, è un invito a guardare oltre la visiera.
“Ciao Saimon, ti affido queste parole con il cuore finalmente leggero e spalancato. Quello che leggerai non è il solito diario di viaggio fatto di asfalto e pieghe; è il racconto di come ho trasformato la vulnerabilità in forza.
Dalle prime, incerte partenze in solitaria fino al dolore di una caduta che ha rimescolato tutto, oggi scelgo di mostrarmi senza filtri. Tutto quel vissuto è diventato il motore della mia missione con le ‘Simpatiche Canaglie’, dove la moto si fa scudo per proteggere i bambini. Spero che, leggendo, tu possa sentire lo spazio e la libertà che ho trovato nel condividere questa parte di me con te.”
L’Atto di Coraggio: La Sfida con se Stessi
Mi chiamo Ilenia, ho trent’anni e il sangue toscano che mi scorre nelle vene ha il ritmo dei nostri passi. Per molti la Raticosa è solo una meta del weekend, per me è il luogo dove ogni curva parla di una vittoria personale. Tutto è iniziato come un grido di indipendenza: non c’era nessuno a passarmi il testimone, nessun maestro a spiegarmi come assecondare la strada. Ho dovuto trovare il mio baricentro da sola, in un silenzio fatto di ambizione e voglia di scoprirmi.
La Solitudine del Sentiero: Costruire la propria Strada
In questo viaggio non ho avuto una scia da seguire. Mi sono spianata il cammino centimetro dopo centimetro, spesso tra i rovi di un’incertezza che pesava quanto la moto stessa. C’è stata una fatica sorda nel dover imparare tutto da zero, nel sentirsi l’unica a credere in un sogno che agli altri sembrava un azzardo. Ma in ogni errore, in ogni traiettoria sbagliata corretta col fiato corto, ho costruito la donna che sono oggi: una motociclista che non ha chiesto il permesso per essere libera.
La Delusione: Il peso dell’Incomprensione
Eppure, la salita più ripida non è stata un tornante, ma lo sguardo della mia famiglia. In casa sono sempre stata ‘la folle’, quella che inseguiva un pericolo inutile. Ancora oggi, quel muro di disapprovazione non è crollato; mi remano contro con il silenzio o con la paura, incapaci di vedere la bellezza che io trovo nel vento. Fa male sapere che chi ami non comprende la tua essenza, ma ho capito che non c’è nulla da spiegare: ho scelto di non rinunciare a me stessa, anche se questo significa percorrere la mia strada con un po’ di malinconia nello specchietto.
L’Amore Prima della Direzione: Il Coraggio dell’Istinto
Il 2019 stava per calare il sipario quando i miei occhi hanno incontrato lei. Non è stata una scelta razionale, è stato un riconoscimento: l’ho sentita accesa prima ancora di girare la chiave. In quell’istante ho capito che il mio cuore aveva già deciso, ignorando ogni logica. Ero così travolta da quell’euforia che ho comprato la sella prima del cavallo: la moto era lì, orgogliosa nel mio garage, mentre io non avevo ancora nemmeno il permesso di sfiorare l’asfalto. Era un amore clandestino tra me e la mia libertà, un segreto che scalpitava in attesa della patente.
Il Silenzio del Vuoto: L’Incontro con l’Ignoto
Poi, il mondo si è fermato. Il giorno dopo aver ottenuto il foglio rosa, il silenzio del lockdown ha inghiottito ogni cosa, trasformando il mio garage in un’isola sospesa nel tempo. In quel vuoto assoluto, l’euforia che mi aveva guidata fino a lì si è improvvisamente scheggiata. Mi sono ritrovata sola con lei, faccia a faccia, e per la prima volta ho sentito il peso di quel metallo e di quella scelta. Il respiro si è fatto corto: non c’era nessuno a cui chiedere, nessuna mano da afferrare. Ero io e quel gigante d’acciaio che non sapevo ancora come domare.
La Vertigine del “Non Sapere”
In quel silenzio irreale, le domande hanno iniziato a rimbombare come tuoni. ‘E ora? Da dove comincio?’. Guardavo i comandi e mi sentivo piccola, sopraffatta da un terrore che mi toglieva il fiato. Come si accende un sogno? Come si parte senza lasciarsi cadere? Sentivo dentro di me una bussola che puntava dritta verso l’orizzonte, ma le mie mani non sapevano ancora come tracciare la rotta. Era una danza immobile tra il desiderio viscerale di volare e la paura paralizzante di restare a terra, schiacciata dalla mia stessa ambizione.
La Consapevolezza del Limite: Un Dialogo tra Me e il Metallo
Oggi, guardandoti indietro, riconosco quella ragazza nel garage e ne onoro la fragilità. Non c’era nessuna mano tesa a spiegarmi l’alchimia della frizione o l’equilibrio precario del peso. Ero solo io, avvolta nel gelo di quel garage, davanti a una massa di metallo che in quel momento mi sembrava una montagna insormontabile, pesante come tutte le mie insicurezze. Sentivo i miei limiti premere contro il petto, ma ho scelto di non lasciarmi soffocare. Ho accettato di essere piccola davanti a quel gigante, decidendo che l’unico modo per crescere era provare, fallire e riprovare ancora.
Il Battito nel Silenzio: La Danza con il Terrore
Ricordo il cuore che cercava di scappare dalla gola ai primi metri, le dita che artigliavano il manubrio in un tremore che non riuscivo a domare. Mi sentivo profondamente, terribilmente inadeguata. Ogni mattina, il tragitto verso il lavoro diventava un duello intimo: io contro il mio stesso terrore. Salire in sella non era un gesto di spavalderia, ma un atto di fede verso una me stessa che non conoscevo ancora. Era il corpo che si opponeva alla mente, le gambe che stringevano il serbatoio per non lasciarsi andare al panico.
La Città Fantasma: Tra Angoscia e Libertà
E fuori, ad attendermi, c’era una Toscana spogliata di tutto: strade deserte, piazze mute, una città fantasma avvolta in un silenzio che amplificava ogni mio respiro. In quel vuoto apocalittico, l’angoscia di essere sola si mescolava a un sollievo inaspettato: non c’erano sguardi a giudicare i miei errori, solo l’asfalto nudo che sembrava scorrere sotto di me come un foglio bianco. È stato proprio in quel deserto urbano, tra una marcia sfollata e un sospiro di liberazione, che ho iniziato a sentire qualcosa cambiare. In quel silenzio assoluto, ho smesso di ascoltare la paura e ho cominciato, finalmente, a fidarmi del mio istinto.
L’Anima Contro la Prestazione: La Scelta di Essere
Col tempo, ho iniziato a cercare compagnia su strada, ma ho incontrato chi non sapeva ascoltare il silenzio. Giravo con persone che scambiavano l’asfalto per una pista, motociclisti per cui contavano solo i tempi, le pieghe estreme, la prestazione pura. Per loro, la moto era mera materia da spremere, un attrezzo per misurare il proprio ego. Quell’approccio mi soffocava; sentivo la mia Hornet soffrire sotto quella pressione innaturale. La gioia pura del vento si stava trasformando in un dovere ansioso, in un limite che calpestava la nostra essenza. Ho capito che dovevo proteggere quel legame: ho tagliato i ponti, scegliendo di tornare alla nostra solitudine sacra, l’unica dove potevamo davvero respirare insieme.
Il Gelo dell’Asfalto: Quando il Cuore si Frantuma
Eravamo finalmente tornate io e lei, in una bolla di ritrovata intimità, quando la strada ha deciso di presentare il conto. Il 23 gennaio 2023: una data incisa non sul metallo, ma nella mia carne. L’asfalto bagnato, un tradimento improvviso, la scivolata, l’impatto sordo. Ricordo il gelo che mi penetrava le ossa, le gambe rese immobili dalla paura e dallo shock. Ma in quel caos sensoriale, il mio corpo non contava nulla. Il mio sguardo, la mia intera esistenza, erano catalizzati su di lei. Non vedevo un serbatoio graffiato o un manubrio storto; vedevo un pezzo della mia anima frantumarsi e strisciare sull’asfalto grezzo. Il rumore del metallo che grattava non era un suono meccanico, era un urlo che mi squarciava dentro.
Il Dolore dell’Innocenza: Un Senso di Colpa Profondo
Mentre guardavo la mia Hornet riversa a terra, inerte, non ho provato rabbia verso la strada o verso la sfortuna. In quel momento di assoluta vulnerabilità, sono stata travolta da un senso di colpa devastante, un dolore sordo e viscerale. Sentivo di averle ‘fatto male’, come se avessi tradito la sua fiducia incondizionata. Lei, che mi aveva protetta nel silenzio del garage e tra le strade fantasma, ora giaceva ferita per colpa mia. Non era un oggetto rotto da riparare; era una compagna a cui dovevo chiedere perdono. In quel dolore condiviso, ho capito che la nostra simbiosi era totale: se lei cadeva, io mi spezzavo.
La Devianza dell’Amore: Un Omaggio al Metallo Ferito
C’è un’immagine che porto custodita nel profondo, una foto che cattura l’istante in cui l’amore ha sconfitto la paura. Ritrae me, in ginocchio davanti alla mia Hornet, con una rosa tra le mani. Non era un gesto spavaldo, ma una supplica silenziosa, la mia preghiera per chiederle perdono. È stato in quell’istante sacro, tra il dolore sordo del mio ginocchio e il metallo graffiato e inerme, che è nato l’amore vero: un amore che non si nutre solo di gioia e velocità, ma che sa chinarsi sulle cicatrici. Abbiamo sofferto insieme, io e lei, chiuse in garage per mesi, curandoci le ferite in un silenzio che era la nostra lingua comune.
La Rinascita nel Garage: Attendere la Luce
Non potevo guidarla, le mie mani non potevano stringere il manubrio, ma la nostra simbiosi non si è spezzata. Passavo le mie serate lì con lei, avvolte dall’odore di olio e metallo, in una veglia silenziosa fatta di attesa e speranza. Io accarezzavo il suo serbatoio graffiato, lei mi offriva la sua presenza solida e rassicurante. Eravamo due ferite che si sostenevano a vicenda, aspettando solo il momento in cui i nostri battiti sarebbero tornati a correre all’unisono sull’asfalto. In quel garage, tra la malinconia e il desiderio di risalire, ho imparato che l’amore per la moto non si misura in chilometri, ma nella pazienza di attendere insieme la luce.
Dalla Cicatrice al Sorriso: La Nascita di “ile_bikerina”
E da quel dolore profondo, da quella caduta che sembrava la fine di tutto, è germogliata ‘ile_bikerina’. Non è un semplice nickname, ma l’impronta della mia anima ritrovata, l’identità di una donna che ha deciso di non nascondere più le sue fragilità e il suo amore. Raccontare la mia storia, mostrare le mie cicatrici, mi ha aperto le porte di un mondo inaspettato. Ho conosciuto una vera famiglia, un’immensa rete di ‘fratelli biker’ e amiche che parlano la mia stessa lingua, con cui condividere non solo la passione, ma la vita stessa. Quella caduta è stata la crepa da cui è entrata una nuova luce, e oggi, grazie a lei, non corro più da sola.
L’Alchimia del Metallo: Leggere l’Anima tra i Bulloni
In quel tempo sospeso in garage, il legame con la mia Hornet ha compiuto una vera e propria trasmigrazione interiore. Ho imparato a conoscerla nell’intimo, non come un meccanico, ma come un’alchimista. L’ho smontata, pezzo per pezzo, e rimontata, lucidando ogni superficie finché quel metallo non ha iniziato a riflettere la mia immagine. In ogni bullone che stringevo, stringevo un patto con la mia fragilità; in ogni graffio che curavo, curavo una ferita della mia anima. Ho reso la mia moto unica, un’estensione visibile del percorso che ho fatto per domare le mie paure e leggere dentro me stessa. Non stavo solo costruendo una moto; stavo dando una forma tangibile alla nuova Ilenia, una donna che non ha più bisogno di corazzarsi, ma che ha imparato a splendere delle sue stesse cicatrici.
Il Rombo che si fa Carezza: La Metamorfosi in ‘Treccina’
Ma quella forza interiore, così faticosamente conquistata, ha smesso di essere un traguardo personale, una semplice sfida contro me stessa, nell’istante in cui il mio percorso ha incrociato quello delle ‘Simpatiche Canaglie’. Insieme a loro, ho vissuto la metamorfosi finale. Ho capito che il rombo profondo e viscerale della mia Hornet, quel suono che un tempo mi terrorizzava, poteva trasmutarsi in una carezza protettiva, in un battito cardiaco rassicurante per chi non ne sente più. Siamo una famiglia di motociclisti che ha scelto di mettere il proprio tempo, la propria presenza e quella forza temprata sull’asfalto al servizio dei più fragili: i bambini che hanno conosciuto l’oscurità della violenza e dell’abuso.
Lo Scudo e la Famiglia: Nessuna Paura
Quando sono con loro, il mio essere motociclista trova il suo significato più profondo. Indosso un gilet che è molto più di un capo d’abbigliamento; è uno scudo emotivo, un simbolo di appartenenza e protezione. Sulla schiena, fiera come una bandiera, c’è la nostra promessa al mondo: ‘Nessun bambino deve vivere nella paura’. E sul petto, proprio sopra il cuore, c’è scritto il mio nome in questa famiglia: ‘Treccina’. In quel nome c’è tutta la mia storia: la ragazza Toscana dai passi, la donna che ha pianto sulla sua moto ferita, e la Biker che oggi usa la sua forza non per scappare, ma per restare e proteggere chi ne ha più bisogno.
L’Intreccio che non si Spezza: La Forza di ‘Treccina’
Mi chiamano ‘Treccina’ perché la mia treccia è una compagna fedele che danza sotto il casco, ma per me quel nome nasconde una verità molto più profonda. La treccia è un atto di cura, un intreccio di fili fragili che, legandosi stretti l’un l’altro, diventano d’acciaio. Rappresenta il mio percorso: un legame che si stringe e non si spezza mai; qualcosa che sa piegarsi con grazia alle raffiche del vento, ma che resiste a ogni tempesta. In ogni nodo di quella treccia ci sono i chilometri di solitudine, le lacrime nel garage e la gioia di aver ritrovato me stessa. È la mia armatura morbida, il simbolo di una forza che non ha bisogno di gridare per esistere.
Il Rombo come Promessa: Una Forza che Protegge
Quando accendiamo i motori all’unisono, il fragore delle nostre moto non è un atto di sfida verso il mondo, ma una promessa sussurrata a quei piccoli che hanno conosciuto l’ombra. Siamo lì per dire loro, con tutta la voce dei nostri cilindri, che non sono più soli. Vogliamo ribaltare il concetto di ‘potenza’ nelle loro menti: mostrare che la vera forza non è mai quella che ferisce o spaventa, ma quella che si fa scudo, che accoglie e protegge. Non c’è piega perfetta o panorama mozzafiato che possa competere con la luce che si accende nei loro occhi quando ci sentono arrivare. Sapere che la nostra presenza li fa sentire finalmente al sicuro mentre camminano per strada, restituisce un senso sacro a ogni singolo metro di asfalto che percorriamo.
Strana, Meravigliosa Gente
Forse siamo davvero quella ‘strana, meravigliosa gente’ di cui parlano le canzoni. Siamo quelli che trovano la libertà nel vento, ma che sanno fermarsi per tendere la mano. Siamo lì per ricordare a ogni bambino che è coraggioso, che è degno di amore e che nessuno — mai più — merita di vivere nel terrore. Ogni volta che ingrano la marcia e sento la mia Hornet vibrare sotto di me, so che non sto solo viaggiando verso un passo di montagna: sto correndo per mantenere viva quella promessa. Perché se la mia storia è servita a farmi diventare ‘Treccina’, allora ogni caduta ne è valsa la pena.
Il Centro di Gravità: Oltre la Prova, Verso la Libertà
Oggi, quando poso lo sguardo sulla mia Hornet, non vedo più una sfida da vincere o un’ansia da prestazione da placare. Vedo il riflesso del mio riscatto, il respiro della mia libertà e il battito della mia solidarietà. Ho smesso di dover dimostrare qualcosa al mondo; ora guido solo per celebrare il patto che ho stretto con me stessa.
So bene che la quotidianità e il lavoro spesso remano contro, cercando di ancorarmi a terra, ma so anche che lei è lì, nel silenzio del garage, pronta a ricordarmi la lezione più preziosa che l’asfalto mi abbia mai insegnato: nessuna caduta è definitiva finché trovi in te la forza di rialzarti.
Un Futuro Senza Solitudine
Il mio futuro su due ruote non si misura in vette da scalare o in velocità da raggiungere, ma nella profondità di questa consapevolezza. Continuerò a viaggiare con il cuore leggero e lo sguardo fiero, sapendo che ogni chilometro è un filo che si intreccia alla mia storia. Ovunque la strada deciderà di portarmi, tra i tornanti della Raticosa o nelle piazze dove i bambini aspettano un sorriso, so una cosa con assoluta certezza: non sarò mai più sola. Perché ho trovato il mio centro, ho trovato la mia famiglia e, finalmente, ho trovato me stessa.
Una Nota di Saimon: Oltre la Visiera, l’Interezza di una Donna
Dopo aver raccolto novanta testimonianze, scopro con meraviglia che esiste sempre un territorio inesplorato: la capacità delle donne di offrirmi la propria trasparenza. In queste pagine non vedo mai soltanto una motociclista, ma la complessità di una donna nella sua interezza.
Come narratore, sento il dovere di muovermi con estrema cura, proteggendo il racconto da ogni possibile fraintendimento; eppure, è impossibile restare indifferenti al fascino esplosivo della determinazione femminile. È un’energia che non risiede in un velo di rossetto, ma nel portamento, in quella costanza fatta di piccoli e grandi sacrifici che definisce il vostro modo di porvi al mondo.
Ilenia, nel tuo percorso scorgo un romanticismo sano e profondo, quasi d’altri tempi. Il gesto della rosa offerta alla tua moto non è solo un omaggio al metallo, ma un atto che ti eleva come persona: rivela una sensibilità capace di trasformare il dolore in poesia.
Sei una donna che ha una ricchezza immensa da condividere e ti ringrazio sinceramente per avermi affidato questo capitolo della tua vita.
Buona strada, Biker.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].
E dieci! Con la storia di oggi superiamo un’altra boa e portiamo il conto a dieci nuove motocicliste raccontate in questo blocco. Certo, matematicamente siamo
Benvenuta Lucrezia nella “Disciplina della Motociclista La sua è una storia che, seppur breve, racchiude una forza d’amore straordinaria. Tra le pagine del suo racconto