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Jessica – La Biker Profumata

Con le Motocicliste donne non esiste una dimensione: esiste la passione.
La voglia di vivere la moto in modo semplice, autentico, vero.
Non c’è la gara, non c’è il “prima al traguardo”, il “gomito a terra” o l’impennata da due chilometri.
C’è la vita, quella vera.
C’è la voglia di imparare, di comprendersi, di capire se esiste un limite — e non per superarlo, ma per riconoscerlo e rispettarlo.

Mi viene in mente Soul della Pixar.
Nelle donne rivedo l’anima di 22: non perché siano strane, ma perché sanno apprezzare la semplicità della passione vera.
Il saluto ricambiato, l’accensione della moto, il pieno fatto con calma, la colazione in un bar davanti alle proprie moto prima di un giro e… il semplice fatto di sopravvivere al giro.

Jessica ama molto i profumi, e credo che se vive la moto come vive un profumo, allora sì, lei vive davvero la passione.
Perché la moto — come un profumo — non si spiega, si sente.
È un’emozione che resta addosso, che cambia con il tempo, che si mescola al respiro e alla pelle, e ti accompagna anche quando il viaggio è finito.

Piccole ruote, grandi sogni

La mia passione per le moto è nata presto, quasi senza che me ne rendessi conto.
Da bambina guidavo le mini moto: piccole, impazienti, rumorose come il battito accelerato del cuore.
In quelle corse senza meta c’era già tutto — la libertà, la curiosità, la voglia di sentire il mondo scorrermi addosso.
Non sapevo ancora che quella sensazione, così pura e istintiva, sarebbe diventata parte di me.

Le moto degli zii: creature di forza e anima

Negli occhi di bambina custodivo un’immagine che non mi ha mai lasciata: le moto dei miei zii.
Le osservavo come si guarda qualcosa di vivo, qualcosa che respira.
Erano più di un mezzo: erano creature di forza e di anima, capaci di raccontare storie solo con un ruggito.
Ogni cromatura era un riflesso di potenza, ogni avviamento una promessa di libertà.
Le ammiravo con un rispetto quasi sacro, come se toccarle potesse spezzare l’incantesimo.

La paura e lo sguardo da fuori

Per anni, però, sono rimasta a distanza.
La paura — quella sottile, invisibile, fatta di sguardi e parole — mi teneva lontana.
C’era l’idea che le moto fossero “da uomini”, che il mio posto fosse quello di chi guarda, non di chi guida.
Così ho imparato ad amare da spettatrice, a desiderare con le mani ferme sul serbatoio chiuso.
Solo più tardi ho capito che la vera barriera non era la moto, ma lo stereotipo che mi aveva insegnato a temerla.

Il coraggio di un nuovo inizio

Poi, nel 2019, qualcosa dentro di me è cambiato.
Non è stato un colpo di testa, ma una voce interiore che, piano piano, ha iniziato a farsi sentire: “è il tuo momento”.
Così ho smesso di guardare da lontano e ho deciso di vivere davvero ciò che amavo.
Ho scelto la mia prima moto, una Kawasaki Z650, e con lei ho scelto anche me stessa.
Non era solo una due ruote: era un atto di libertà, un gesto di fiducia verso la mia forza.
Ogni chilometro percorso con quella moto era un passo fuori dalle paure, un modo per dire al mondo — e a me stessa — che il coraggio non urla, semplicemente accelera.

La mia essenza su due ruote

Oggi guido una MV Agusta F3 675, una moto che sento profondamente mia: elegante e ribelle, come il mio modo di stare al mondo.
Ogni volta che la accendo, qualcosa dentro di me si allinea: il battito del motore e quello del mio cuore diventano un unico suono.
È come se lei respirasse al posto mio, come se mi ricordasse chi sono davvero ogni volta che apro il gas.
Non è solo potenza: è armonia, equilibrio, consapevolezza.
In sella a lei, non corro per arrivare — corro per sentire.

L’attesa del momento giusto

In pista, per ora, preferisco osservare e imparare.
Non per timore, ma per rispetto: rispetto verso la moto, verso chi la guida, verso ciò che ancora devo comprendere.
Credo che ogni giro visto dagli altri sia una lezione, un tassello che prepara il mio futuro.
So che arriverà il momento in cui mi lancerò davvero — e quando accadrà, lo farò con la mente lucida, il cuore leggero e l’anima pronta.
Perché la vera forza non è nell’impazienza di partire, ma nella saggezza di sapere quando è il proprio momento di farlo.

Campo Imperatore: il respiro della libertà

Il passo che custodisco nel cuore è Campo Imperatore, con le sue curve sinuose che sembrano tracciate da mani invisibili per far sognare chi osa percorrerle.
I paesaggi che si aprono a ogni curva sono come un quadro in continuo mutamento: montagne che si fondono con il cielo, valli che respirano silenzio, orizzonti che ti fanno dimenticare tutto il resto.
Lì, in quel respiro sospeso tra terra e cielo, sento che la moto e io parliamo la stessa lingua: un dialogo fatto di vento, emozione e pura armonia, dove ogni accelerata è un battito del cuore che si fonde con l’infinito.

Un sogno che cresce con me

Il mio sogno è maturare una conoscenza più profonda della moto e di me stessa, vivere esperienze che mi permettano di crescere, capire i miei limiti e superare ogni sfida con consapevolezza.
Desidero incontrare altri appassionati, condividere storie e apprendimenti, perché ogni persona che incrocia il mio percorso porta con sé un tassello di saggezza e passione.
Sulle due ruote non c’è un genere: c’è un cuore che pulsa forte, libero, uguale per tutti, e ogni curva, ogni salita, ogni fermata è l’occasione per sentirsi parte di qualcosa di più grande — un mondo dove la passione è l’unico vero motore.

Autenticità in accelerazione

Jessica è una motociclista autentica. Nulla di più, eppure basta questo per comprendere quanto raro sia vivere la passione senza filtri.
Potrebbe sembrare “poco” agli occhi di chi misura tutto in livelli, gare e attrezzature da professionista, ma provate a pensare: quanti di noi inseguono continuamente uno standard, un’immagine, un traguardo esterno? Jessica no. Lei va in moto per se stessa. Lo fa per nutrire la sua anima, per sentire ogni curva, ogni rettilineo, come un passo sincero nel suo percorso personale.

Avanza nella passione con un passo cadenzato, sicuro. Ogni accelerata non è un gesto di ostentazione, ma un segno di fiducia: fiducia nei propri sensi, nelle proprie scelte, nella strada che ha davanti. Così, guardando indietro, può sempre sentire che il terreno percorso è saldo sotto di lei, e questo le dà una sicurezza che nessuna medaglia o riconoscimento potrebbe offrire.

La sua crescita non è programmata, non segue tabelle o schemi. Segue il proprio percorso naturale, accelerando quando serve, rallentando quando serve, ascoltando ciò che la moto le insegna e ciò che la vita le propone. Ricordo una frase del film Dragonheart: “Un cavaliere è votato al coraggio”. In Jessica vedo questa frase reinterpretata in chiave moderna: una motociclista è votata al coraggio, non per fare di più o primeggiare, ma per comprendere la sfida che affronta, per assaporarne ogni insegnamento e farlo suo.

E in questa capacità di vivere la passione con consapevolezza, in questa saggezza che mescola coraggio e rispetto, Jessica dà una lezione che non ha prezzo: ci ricorda che la vera forza sta nell’autenticità, nel conoscere se stessi e nella capacità di lasciarsi guidare dalla propria passione, senza fretta e senza compromessi.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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