La Scarenata

Non quel che comincia, ma quel che persevera

C’è chi ha la fortuna di sentire il rombo di un motore prima ancora di mettere il primo dentino, e chi invece rincorre quel sogno per anni, con tutta se stessa, fino a trasformarlo in realtà.
La moto, per molti, non è solo un mezzo: è un simbolo. Di libertà, di emancipazione, di conquista personale. È un obiettivo che, una volta raggiunto, non si esaurisce nel semplice “averla”, ma prende vita nel viverla, nel sentirla, nel farne parte ogni giorno.

Qualcuno direbbe che all’inizio bisogna accontentarsi. Ma chi ama davvero le due ruote sa che non è questione di accontentarsi: è questione di crederci. Basta guardare dentro di sé, alla bambina che un giorno sognava di stringere il manubrio tra le mani, e dirle con orgoglio:
“Da grande avrai una moto. E ce l’hai. Punto.”

Come recita il motto del veliero Amerigo Vespucci: “Non quel che comincia ma quel che persevera.”
Ed è proprio con questo spirito che diamo il benvenuto a Roberta, conosciuta come “La Scarenata”, una donna che non solo ha realizzato il suo sogno, ma continua a inseguirne di nuovi, puntando dritto verso i must delle moto sportive.
La sua storia è quella di chi non si ferma, di chi vive la passione a tutto gas.

La Scarenata: la passione che scorre nel sangue (di Roberta)

La passione per le moto, in fondo, non nasce mai dal nulla. A volte dorme per anni, nascosta tra i ricordi e i racconti di famiglia.
Nel mio caso, tutto parte da mio nonno e da mio padre: loro sì che amavano le due ruote. Le moto erano il loro orgoglio, il loro piccolo angolo di libertà. Ma poi la vita, con le sue priorità e le sue rinunce, li portò a venderle. E così quella passione sembrava destinata a spegnersi, come una fiamma dimenticata.

Da spettatrice riluttante a sognatrice

Da bambina, la verità è che odiavo la MotoGP. Non capivo cosa ci trovassero di tanto affascinante in quelle corse rumorose e infinite (e, a dire il vero, non è cambiato molto nemmeno oggi!).
Eppure, la vita ha un modo tutto suo di sorprenderci: la scintilla è arrivata all’improvviso, qualche anno fa, quando sono salita per la prima volta come passeggera dietro un amico.
Quel giorno ho scoperto qualcosa di nuovo: la libertà aveva due ruote.

Lotta, indipendenza e primo amore su due ruote

Poi è arrivato un ragazzo con la moto — e con lui sono arrivati nuovi giri, nuove emozioni, e anche la consapevolezza che quella sensazione non era solo una curiosità passeggera: era qualcosa che mi apparteneva.
Da lì è iniziata la vera sfida: ottenere la mia indipendenza.
Non è stato facile. Ho dovuto lottare molto, contro pregiudizi, paure, e anche contro il disaccordo dei miei genitori. Ma a volte, la determinazione è più forte di qualsiasi ostacolo.
E così, con i miei risparmi, e grazie a un piccolo grande gesto di comprensione di mio padre, ho comprato la mia prima moto.

La prima volta non si scorda mai

Tutto è cominciato da una Honda CBF 125.
Ricordo ancora il mio primo giro da passeggera: avevo il sorriso stampato sul viso e il cuore che batteva all’unisono con il motore.
Ogni volta che salivo in moto, anche solo da “zavorrina”, sentivo scorrere nelle vene una sensazione di felicità pura.
Era come se, per un attimo, tutto trovasse un senso.
E da quel momento ho capito che la moto non è solo un mezzo: è un riflesso di chi sei, della tua voglia di vivere, della tua forza.

Limpida come l’acqua

Essere una motociclista donna non significa semplicemente “avere una moto”.
Significa scegliere di vivere la propria passione a viso aperto, senza filtri, senza compromessi.
E io, oggi, mi sento così: limpida come l’acqua.
Perché ogni curva, ogni accelerata, ogni chilometro è una dichiarazione di libertà, una promessa a quella bambina che un giorno sognava — e ora, finalmente, vive.

Un nuovo inizio su due ruote

Oggi guido una SRK 125R, una compagna di viaggio che rappresenta per me molto più di una moto: è un nuovo capitolo.
La mia prima moto, una Wottan GP One, mi aveva subito conquistata con la sua estetica aggressiva e il suo carattere sportivo. Ma, come spesso accade alle prime esperienze, non è stata una strada tutta in discesa: ho incontrato parecchie difficoltà e problemi tecnici, e quell’inizio mi ha insegnato più di quanto immaginassi.

Poi è arrivato un incidente. Un momento difficile, uno di quelli che ti mettono alla prova e ti chiedono: “Vuoi davvero continuare?”
E io sì, ho voluto.
Cambiare moto non è stato solo un fatto pratico, ma un atto di rinascita. La SRK 125R è diventata il simbolo della mia determinazione a non fermarmi.

Spunto personale: A volte la vita ci toglie qualcosa solo per farci ripartire con più consapevolezza. Le cadute insegnano la misura del nostro coraggio.

Sogni di pista e la lezione del cross

Non sono mai stata in pista, ma il desiderio di andarci è fortissimo.
Sogno quel momento in cui potrò finalmente mettere le ruote tra i cordoli, ascoltare il motore che canta e imparare a conoscere i miei limiti — per superarli, uno alla volta.

Ho provato a fare cross, ma è stato… diciamo un esperimento “fallimentare” (chi ha visto i miei video lo sa bene 😅).
Ogni caduta mi ha insegnato qualcosa: che non tutto è per tutti, ma tutto serve a capirsi meglio.
Il cross non fa per me, ma mi ha regalato un grande insegnamento: la passione non si misura in bravura, ma in dedizione.

Spunto personale: Scoprire cosa non fa per te è un passo avanti quanto scoprire ciò che ami. L’esperienza, anche dolorosa, è sempre una forma di crescita.

In attesa di nuove curve

Ora aspetto solo che riaprano le piste. Non vedo l’ora di provare le pitbike, o magari di entrare in pista con la mia moto attuale — o, chissà, con la prossima che arriverà.
Ogni moto è una fase diversa della vita: cambia la cilindrata, ma non cambia la voglia di migliorarsi.

E anche se vengo da Bari, dove le curve non abbondano, ho trovato un piccolo paradiso su due ruote nella Strada Statale 92, in Basilicata.
Lì sì che si respira moto vera: curve, panorami e libertà.
Ogni volta che ci passo, mi ricordo perché amo tutto questo.

Perché i panorami sono stupendi. Mentre un’altra strada che mi piace é la selva di Fasano ma é un po’ sporchina a terra e non mi fido.

Spunto personale: Non importa da dove vieni o quanti chilometri hai fatto — importa che tu abbia sempre una strada davanti da scoprire.

La strada come maestra

Ogni moto, ogni esperienza, ogni incidente o vittoria, è un insegnamento.
Guidare mi ha insegnato la pazienza, la fiducia in me stessa e, soprattutto, che la libertà non si compra: si costruisce, chilometro dopo chilometro.
Oggi so che non serve essere perfetti per essere motociclisti veri. Basta avere il coraggio di salire in sella ogni volta che la vita ti fa scendere.

Sognare in grande: tra Bmw e Ducati, la realizzazione di un’anima libera

Da quando ho scoperto il mondo delle moto e ho iniziato a viverlo davvero, un sogno ha cominciato a farsi spazio nella mia testa: avere una BMW S1000RR o una Ducati V4S.
Due nomi che, per chi ama le due ruote, non sono solo marchi, ma veri e propri simboli di potenza, eleganza e libertà assoluta.

Sono moto che raccontano storie di ingegneria estrema, ma anche di anima e carattere. La BMW S1000RR è precisione tedesca al servizio della velocità pura, una sinfonia meccanica che ti chiede coraggio e rispetto.
La Ducati V4S, invece, è passione italiana allo stato più autentico: rossa, ribelle, emozionale, fatta per chi non vuole solo guidare, ma sentire.

E io, ogni giorno, guardo a quelle moto come a un faro lontano.
So che sono ancora distanti, ma è proprio questo a rendere il sogno così potente: la distanza non spaventa, motiva.
Perché non importa quanto tempo ci vorrà — l’importante è restare in viaggio, crescere, imparare, migliorarsi, e godersi ogni chilometro del percorso.

Oggi guido una 125, e ne sono felice.
Ogni volta che salgo in sella, il vento mi ricorda che non serve avere la moto dei sogni per vivere un sogno.
Basta avere la passione, quella vera, quella che ti fa svegliare ogni giorno con la voglia di migliorarti, di credere un po’ di più in te stessa, e di avvicinarti, passo dopo passo, a ciò che ami.

Perché più i sogni sono potenti, più diventa bello il viaggio per raggiungerli.

A Roberta: il coraggio di sognare in grande

Se ripenso al mio passato, ricordo bene quanto desiderassi avere una 125.
Sognavo quella moto come un traguardo lontano, e quando finalmente è arrivata, non una ma ben due, ho capito che la determinazione può davvero trasformare i sogni in realtà.
La prima fu una piccola Cruiser 125, arrivata come un dono inatteso; la seconda, un’Aprilia RS125, conquistata con il mio lavoro da bagnino — una moto che, tra ricambi e difficoltà, mi ha insegnato cosa significa davvero prendersi cura di un sogno.

Ed è per questo che la storia di Roberta mi colpisce così tanto.
Perché in lei rivedo quella stessa fame di libertà, quella stessa luce negli occhi di chi sa chi è e cosa vuole.
La sua forza, la sua costanza e la sua passione sono qualità rare — tesori preziosi che distinguono le vere motocicliste da chi semplicemente guida.

Roberta, hai tutta la mia stima.
Hai dimostrato che la cilindrata non misura il valore di una passione, ma la grandezza dell’anima che la porta avanti.
Le motocicliste come te sono cuori liberi su due ruote, donne che non si limitano a inseguire un sogno, ma lo vivono ogni giorno, curva dopo curva, con il vento come compagno e la determinazione come bussola.

È un onore poter raccontare la tua storia.
Perché dietro ogni moto, c’è sempre un’anima che non smette mai di credere.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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