Marika

Oltre il Metallo: Cronache di una Passione Condivisa

Nel mio percorso di narrazione dedicato al mondo del motociclismo femminile, ho imparato che sebbene i mezzi meccanici mutino, l’essenza della passione rimane una costante universale. Recentemente, la mia curiosità si è spinta verso segmenti meno convenzionali, come il mondo dei motard, spinto dal desiderio di comprendere ogni sfumatura del legame che unisce una donna alla propria moto.

Ad oggi, ho avuto il privilegio di raccogliere le storie di quasi novanta motocicliste. È un dato che invita alla riflessione: la soddisfazione più profonda non deriva dal numero in sé, ma dalla modalità con cui è stato raggiunto. Chiedere il permesso di scrivere di qualcuno, farlo con educazione e ricevere novanta risposte affermative, è la conferma che il rispetto è la chiave di ogni narrazione autentica.

A quarant’anni, guardo a questo progetto con una consapevolezza nuova. Sono convinto che in gioventù non avrei avuto la maturità necessaria per gestire una simile mole di racconti con la dovuta trasparenza e l’equilibrio richiesto.

In questi mesi di lontananza forzata dalla sella, dare voce a queste donne è stato il mio modo di mantenere viva la passione. Attraverso i loro racconti di viaggi, posture e stili di guida, ho intrapreso un percorso di studio teorico e tecnico. Ogni intervista è stata per me una lezione, un consiglio silenzioso che ha alimentato il desiderio di migliorare la mia stessa tecnica.

Esiste una citazione di un’opera di quasi trent’anni fa che riassume perfettamente il mio sentire:

“L’arcobaleno che risplende nel mio cuore è un ponte che mi unisce a tutte le persone che ho conosciuto.”

Dalla prima all’ultima di voi, ho intrecciato le vostre parole e le vostre conoscenze alla mia esperienza personale. Grazie a questo scambio, affronto l’anno alle porte con una serenità rinnovata: tornerò in moto per me stesso, arricchito da tutto ciò che mi avete trasmesso.

Grazie per la fiducia.

Benvenuta Marika !

Il Coraggio di Non Accontentarsi

Ciao Saimon, innanzitutto ti ringrazio per avermi cercata. Sapere che l’impegno e la dedizione che metto in questa passione arrivano così chiaramente a chi mi legge è, per me, una grande soddisfazione.

Se dovessi racchiudere il mio approccio alla vita e alla strada in un unico motto, sarebbe questo: ‘Dimezza i sogni o raddoppia il coraggio’.

È una frase che ho incontrato in un momento buio, un periodo in cui il mio rapporto con la guida era difficile e non riuscivo a sentirmi all’altezza delle mie aspettative. Ad essere onesta, quella sensazione di non essere mai ‘arrivata’ mi accompagna ancora oggi, ma ho imparato a trasformarla in forza.

I miei obiettivi, i miei sogni su come voglio dominare la strada e perfezionare la mia tecnica, sono immensi. A volte, lo ammetto, sembrano quasi irraggiungibili. Ma io sono fatta così: non sono una persona che si accontenta, mai. Non potrei mai accettare di ridimensionare le mie ambizioni per renderle più comode o sicure.

Quindi, la scelta per me è sempre stata una sola: raddoppiare il coraggio. Preferisco investire ogni briciolo di me stessa per conquistare quei traguardi lontani piuttosto che rinunciare a un solo pezzo dei miei sogni. La strada è lunga, ma la mia voglia di percorrerla lo è ancora di più.

Marika: La Strada verso l’Autodeterminazione

Il mio legame con le due ruote non è nato per caso; è un richiamo che sento da sempre, impresso nella mia mente fin da ragazzina. Ricordo ancora quando, dalla sicurezza del finestrino dell’auto, osservavo con incanto i motociclisti sfrecciare lungo le sponde del mio lago. In quegli istanti non ero solo una spettatrice: sapevo, con una certezza quasi viscerale, che un giorno sarei stata esattamente come loro.

Tuttavia, il mio percorso è stato tutt’altro che lineare. Mia madre, mossa da una comprensibile ma rigida preoccupazione per la mia incolumità, non mi ha mai permesso di avvicinarmi a questo mondo. Mentre i miei coetanei ottenevano il patentino per il cinquantino, io combattevo battaglie fatte di litigi e desideri inascoltati. Per anni, la sua approvazione è stata un muro insormontabile che mi ha tenuta lontana dalla mia passione.

La svolta è arrivata a 19 anni. Dopo aver strappato una promessa di “non andare su strada”, ho finalmente trasformato i miei sforzi e i risparmi di una vita nella mia prima vera conquista: un KTM SX 125.

Quella moto non era solo un mezzo, era il mio ingresso nel mondo del motocross. Ma la libertà ha un prezzo, e la mia realtà di allora era fatta di precariato e incertezze lavorative. Il motocross è una disciplina spietata: richiede una costanza quasi maniacale, un allenamento fisico e mentale che non ammette pause. Senza le risorse necessarie per frequentare regolarmente la pista, ho imparato presto quanto sia difficile eccellere quando non puoi essere presente quanto vorresti.

Eppure, proprio in quella fatica e in quelle assenze forzate, la mia determinazione non si è spenta. È lì che ho capito che se i sogni sono grandi, il coraggio per sostenerli deve esserlo ancora di più.

Il Risveglio: L’Atto d’Imperio di Marika

C’è stato un tempo in cui ho creduto che la mia storia con il motociclismo fosse giunta al capolinea. Avevo accantonato tutto, riponendo l’attrezzatura con gli occhi lucidi e il cuore pesante, convinta che il sogno si fosse spento sotto il peso della realtà. Per un lungo periodo, il silenzio del garage è stato il mio unico compagno.

Poi, nell’estate del 2023, a ventisei anni, qualcosa è mutato. Un semplice giro come passeggera è stato la scintilla, ma il vero incendio è divampato dentro di me: un risveglio autocratico, una riappropriazione del mio volere. Non avrei più aspettato il permesso di nessuno, né le condizioni perfette. In quel momento ho deciso, con una fermezza che non ammetteva repliche, che avrei conquistato la strada su quel motard che avevo sempre desiderato.

La stabilità lavorativa e i sacrifici fatti di turni straordinari sono stati i gradini verso il mio trono. Nell’aprile del 2024, il destino ha ceduto alla mia volontà: ho portato a casa la mia Husqvarna 701 SM.

Quella sera, nel silenzio del garage, sono scoppiata in pianto mentre ero già in sella. Ma non erano lacrime di sconfitta, erano il rilascio di anni di attesa. In quell’istante, seduta sulla mia moto, ho realizzato che il ponte dell’arcobaleno non unisce solo le persone, ma connette chi ero a chi ho scelto di diventare. Ho raddoppiato il coraggio, e finalmente, il sogno è diventato la mia realtà.

L’Evoluzione: Il Coraggio del Cambiamento

C’è una forma di saggezza nel riconoscere quando un ciclo si è concluso. Sono tornata sulla terra, lì dove tutto era cominciato, convinta di ritrovare la me stessa di un tempo. Ma la verità mi è apparsa subito chiara: ero cambiata io. Non provavo più quel divertimento viscerale; non mi sentivo più a casa tra i solchi del cross.

Eppure, la pista continuava a chiamarmi. Mi mancava quell’astrazione totale dal mondo esterno: l’assenza di incroci, pedoni o distrazioni urbane. Quell’universo dove esistiamo solo io, la meccanica e la traiettoria.

La svolta è arrivata quasi per caso, durante un pomeriggio estivo, quando il mio ragazzo mi ha affidato il suo motard per un turno. In quei pochi giri, qualcosa di profondo si è smosso. È stata una rivelazione silenziosa ma definitiva. Ho preso una decisione sofferta, carica di nostalgia ma necessaria: ho venduto il mio cross.

Durante l’inverno, ho accolto nel mio garage la YZF 450.

Oggi guardo a quella scelta senza un briciolo di rimpianto. Passare al motard non è stato un tradimento delle mie origini, ma l’approdo naturale della mia evoluzione come donna e come pilota. Ho imparato che per raddoppiare il coraggio bisogna anche saper voltare pagina, e in sella alla mia 450 ho finalmente trovato la sintesi perfetta tra tecnica, adrenalina e libertà.

La Disciplina del Limite: Volontà e Supporto

La narrazione di una passione, spesso, tende a dimenticare le ombre. Ma la realtà non è mai lineare come un racconto: è fatta di ascese entusiasmanti e cadute interiori. Ci sono giornate in cui l’assetto in sella sembra sfuggirmi, in cui ingaggio una vera battaglia con me stessa perché una curva non si chiude come vorrei o perché inciampo in un errore banale. In quei momenti, la tentazione di cedere è forte, ma la mia natura non prevede la resa.

Essere proattivi significa proprio questo: accettare il conflitto interno e decidere, ogni singola volta, di non smettere di provare.

In questo percorso di perfezionamento, ho la fortuna di non essere sola. Al mio fianco c’è una presenza costante, qualcuno che compie sforzi straordinari per insegnarmi, sostenermi e colmare le mie lacune. Anche se all’esterno posso apparire una donna tutta d’un pezzo, la verità è che molte volte ho tolto il casco con l’amarezza di chi sente di non aver dato abbastanza, o la rabbia di non essere riuscita a domare un passaggio tecnico.

È in quegli istanti di fragilità che interviene quella voce esterna. Un richiamo che mi sprona a non mollare, a resettare tutto e a riprovare, con la certezza che la volta successiva sarà migliore. Quella voce alimenta la mia determinazione interiore, trasformandola in un dogma personale: non mi fermerò finché il risultato non sarà all’altezza della mia visione. La mia volontà è un cantiere sempre aperto, e io sono l’operaia più instancabile.

Tra Cordoli, Tornanti e “Pericoli Pubblici”

Marzo 2025: si riparte. Ho inaugurato la stagione sdoppiandomi tra i cordoli della pista e l’asfalto della strada, ma con una sensazione costante che mi accompagna come un’ombra: quella di sentirmi ancora dannatamente lenta e, a tratti, decisamente impacciata.

Il mio “fan club” personale continua a ripetermi il solito mantra: “Tutto arriva con l’allenamento, bisogna sbagliare per imparare”. Bellissimo consiglio, davvero. Peccato che io non abbia pazienza, ma una fame atavica di fare bene, e possibilmente subito.

La pista, però, resta la mia terapia. Lì posso osare, posso concentrarmi sulla mia guida senza distrazioni e sentirmi finalmente libera. In pista il coraggio raddoppia per davvero.

Poi, però, c’è la strada. Qui ho imparato due grandi verità. La prima è che viaggiare in moto è un’esperienza mistica e insostituibile. La seconda è che la mia relazione con i tornanti è ancora un “complicato” degno di un social network: restano i miei nemici giurati. E mentre io cerco di fare pace con la mia tecnica, mi ritrovo a schivare automobilisti che mi spingono a una sola, amara conclusione: la maggior parte di loro dovrebbe riportare la patente in motorizzazione e chiedere scusa per il disturbo.

Ma nonostante i tornanti ostili e il traffico creativo, resto lì, in sella. Perché la fame di strada è sempre più forte della paura di sembrare lenta.

Il Ritorno al Respiro: La Promessa Mentre la Strada Scorre

Se volete una definizione di “coraggio”, provate a percorrere la tratta Varese-Trentino in sella a un Husqvarna 701. Lo ammetto con un sorriso: non è esattamente la moto che un manuale di turismo consiglierebbe per un’impresa simile. È servita una determinazione feroce e una quantità industriale di soste per arrivare a destinazione, ma quel viaggio non era una semplice trasferta. Era un rito di passaggio.

Mentre macinavo chilometri su una sella che non perdona, ho avuto una folgorazione: in quel preciso istante, io ero diventata uno di quei motociclisti che ammiravo da bambina fuori dal finestrino. Non ero più la spettatrice ferma a guardare la vita degli altri sfrecciare via; ero io il soggetto del movimento, ero io la protagonista della traiettoria.

Dopo quel lungo e asfittico periodo di lontananza forzata dalle due ruote, quel viaggio mi ha permesso di tornare finalmente a respirare a pieni polmoni. È stata una boccata d’ossigeno che ha spazzato via anni di dubbi e rinunce.

Oggi, con la consapevolezza di chi ha lottato per riprendersi ciò che le apparteneva, posso dirlo con una certezza che non ammette repliche: niente e nessuno potrà mai più allontanarmi da questo mondo. La strada è la mia casa, la moto è il mio respiro, e questa volta la chiave è saldamente nelle mie mani.

L’Epifania in Sella: Il Trionfo della Factory

Al rientro da quell’epica traversata verso il Trentino, ho posato lo sguardo sulla mia 701 e l’ho ringraziata. È stata lei, con la sua natura indomita, a sussurrarmi che potevo farcela, che il confine era solo una linea mentale. Ma il viaggio mi aveva cambiato, e con esso le mie necessità.

È avvenuto così il mio passaggio naturale verso la creazione pura: l’Aprilia Tuono 660 Factory.

Dalle prime curve, la sensazione è stata folgorante, quasi trascendentale. Salire su quella moto è stato come accomodarsi su una MotoGP progettata per i miei sogni. La ciclistica, il rigore, la tecnologia… tutto in lei sembra urlare il mio nome. Ho sentito immediatamente quella connessione viscerale che ogni motociclista insegue per una vita: la percezione di un mezzo che non subisce la mia guida, ma la esalta, la raffina, la spinge verso vette tecniche che prima potevo solo immaginare.

Mi sono innamorata della sua precisione chirurgica. Sento, con una vibrazione che mi attraversa il petto, che questa è la compagna fedele che mi permetterà di compiere il salto di qualità definitivo. Non sono più quella ragazzina che guardava fuori dal finestrino; sono una donna al comando di una macchina straordinaria, pronta a scrivere capitoli di velocità e bellezza che resteranno impressi nell’asfalto per molto tempo.

La mia nuova era è appena iniziata.

Il Manifestazione dell’Eccellenza: Obiettivo Mugello

Il mio obiettivo primario resta invariato, un asse portante che non ammette deviazioni: l’ottimizzazione radicale della mia tecnica di guida. Non mi fermerò finché il feedback tra la mia volontà e la risposta della ciclistica non raggiungerà lo stato di perfetta sincronia. La soddisfazione personale non è un traguardo emotivo, ma un parametro tecnico che intendo saturare al cento per cento.

Il mio orizzonte operativo ha coordinate precise: il Mugello.

Vedo quel tracciato non come un semplice desiderio, ma come l’arena definitiva dove validare i progressi compiuti. Ogni sessione in pista con il motard, ogni chilometro macinato con la Factory, è un’iterazione necessaria per affinare il mio “sistema”. Sto costruendo, curva dopo curva, la versione più evoluta di me stessa, processando ogni errore per trasformarlo in competenza pura.

Non accetto compromessi sulla scala delle mie ambizioni. Ho integrato nel mio DNA un principio di calcolo infallibile, una legge che governa ogni mia azione:

“Finché continuerò a raddoppiare il mio coraggio, nessun sogno subirà un dimezzamento.”

La mia evoluzione non è in discussione. È un processo inarrestabile di espansione e conquista. La strada e la pista sono i miei laboratori, e io sono l’ingegnere del mio destino.

Lettera a Marika: L’Architettura della Volontà

Marika, la tua storia è un mosaico di sfide superate, venato da quell’ironia tagliente che solo chi vive davvero la strada sa maneggiare — e sì, sulla questione degli automobilisti, la tua analisi è una verità condivisa da chiunque stringa un manubrio.

Ma ciò che emerge con prepotenza dal tuo racconto non è solo il viaggio, è la tua coscienza operativa. Il modo in cui hai negoziato i tuoi spazi, quell’accordo primordiale con tua madre, i primi timidi passaggi trasformatisi in falcate decise, e la presenza di un compagno che non ti fa da scudo, ma da specchio per non farti mollare: tutto questo delinea un profilo rarissimo.

Sei una persona che non si accontenta di arrivare; tu pretendi di sapere che ogni centimetro di asfalto lasciato alle spalle sia stato conquistato con passi sicuri, pesanti, definitivi. Non pretendo di conoscerti nel profondo, ma questa è l’impronta che il tuo racconto ha lasciato in me: una volontà che non accetta sconti.

C’è una dote straordinaria che accomuna te e le altre motocicliste che ho avuto l’onore di narrare: la capacità di avanzare per micropassi. Sono passi piccoli, sì, ma forgiati come metallo nuovo, temprati dal fuoco della costanza. Per me, scrivere di voi non è solo cronaca; è una forma di studio riflesso. Attraverso la vostra evoluzione, io imparo a guardare la mia.

Grazie, Marika, per aver dato sostanza a questo racconto. La tua determinazione è il metallo più prezioso di questo progetto.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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