Benvenuta, Monia: Il Vento come Eredità
Ci sono regali che si scartano e regali che si imparano a guidare. Il dono più grande che Monia abbia mai ricevuto non è stato un oggetto, ma un’eredità immateriale e potente: il testimone della libertà, consegnatole da suo padre fin da quando, a soli tre anni, il mondo le sembrava un orizzonte visto dal serbatoio di una moto.
Essere una motociclista, per Monia, non significa solo sfidare la strada, ma onorare un patto silenzioso scritto tra le curve e i passi di montagna. Suo padre non è stato solo il suo primo maestro, ma la sua ancora nei momenti più bui. Quando l’asfalto si è fatto duro e la vita ha presentato prove difficili, lui era lì: non solo come un genitore, ma come il compagno di scuderia che sa esattamente quando spingerti a ripartire e quando proteggere il tuo silenzio.
Oggi, quella bambina dei raduni guida la sua Ninja con una consapevolezza nuova. Ogni volta che Monia accende il motore, non è mai sola; porta con sé la forza di chi l’ha sostenuta quando serviva davvero, trasformando quella passione ereditata in un ponte tra terra e cielo. Questa è la storia di una donna, di un padre e di quel magico “ballo” tra le curve che non avrà mai fine.
Il Gigante e la Bambina: I Raduni degli Anni ’90
Negli anni ’90, i raduni motociclistici erano un universo fatto di odore di grasso, giacche di pelle vissute e il rimbombo dei motori che faceva vibrare lo sterno. In mezzo a quei giganti cromati, c’ero io: tre anni, un paio di scarpe minuscole e gli occhi sgranati. Mio padre mi caricava in sella come se fosse la cosa più naturale del mondo, e io, invece di aver paura, cercavo il vento. Ricordo ancora lo stupore degli altri motociclisti nel vedere quella bambina che non voleva scendere. Mi premiavano spesso come la partecipante più giovane, consegnandomi coppe o targhe che per me erano tesori leggendari. In quei momenti, tra un applauso e un rombo di marmitta, non ero solo una figlia portata a spasso; stavo assorbendo il codice non scritto della strada.

2021: L’Appuntamento con il Destino
Ci sono date che restano incise sul metallo, e per me il 2021 è stato l’anno del risveglio. Alle soglie dei 31 anni, mentre il mondo cercava di ripartire, io ho deciso di ripartire da me stessa. Non cercavo una moto moderna, piena di elettronica e plastica lucida; cercavo un’anima che avesse una storia da raccontare, proprio come me. Quando ho visto la Kawasaki ER-5 blu del 1999, è stato come se i pezzi di un puzzle si incastrassero dopo decenni. Era nata quasi insieme ai miei ricordi più belli, figlia di quell’epoca in cui le moto erano ferro, cuore e carburatori. Quella vernice blu non era solo un colore, era il riflesso di tutto il cielo che avevo guardato dalle spalle di mio padre.
Monia e la sua “Entry Road”
Salire su quella ER-5 non è stato solo imparare a gestire frizione e gas; è stato riprendersi un’identità. A 31 anni, la paura lascia spazio alla consapevolezza e l’entusiasmo diventa determinazione. La prima volta che ho rilasciato la frizione e ho sentito la moto muoversi sotto di me, ho capito che il cerchio si era finalmente chiuso. La bambina che riceveva i premi ai raduni era finalmente diventata la donna che quei raduni poteva raggiungerli con le proprie gambe e il proprio motore. Monia non era più la passeggera di nessuno: la strada, finalmente, rispondeva solo ai suoi comandi.
Il Momento del Destino: Dalle Ceneri di un Motorino
A volte il destino ha bisogno di un piccolo guasto per rimetterti sulla strada giusta. Quando il mio vecchio motorino ha esalato l’ultimo respiro, fondendo il motore, credevo fosse un problema da risolvere in fretta per non restare a piedi. Non sapevo che quel fumo nero fosse in realtà il segnale di partenza per la mia vera vita da motociclista. Mentre io cercavo solo un sostituto per muovermi, mio padre guardava oltre. Mi rivedo ancora lì, accanto a lui, mentre scorrevamo annunci e officine, finché i suoi occhi non hanno iniziato a luccicare in un modo che conoscevo bene. Mi ha indicato quella sagoma blu, quella Kawasaki ER-5 del 1999, con l’entusiasmo di chi sa di aver trovato un tesoro. In quel momento, il mio cuore ha fatto un balzo: l’idea di una “vera” moto non mi aveva nemmeno sfiorata fino a un secondo prima, ma vederla lì, ferma e fiera, ha reso tutto improvvisamente, assolutamente naturale.
Angel: Il Sogno che ha Preso Nome e Forma
L’ho amata dal primo istante, un colpo di fulmine che ha cancellato trent’anni di attesa in un solo battito di ciglia. L’abbiamo chiamata Angel. Non era solo un mezzo di trasporto, era la custode di quel sogno di bambina che avevo riposto in un cassetto polveroso, convinta che non l’avrei mai più riaperto. Salire su Angel è stato come svegliarsi dentro un desiderio che credevo perduto: le dita che stringevano le manopole non erano più quelle della piccola passeggera dei raduni, ma quelle di Monia, la donna che stava per prendersi la sua libertà. Quel giorno, nel 2021, la bambina che riceveva premi per la sua giovane età ha finalmente passato il testimone alla pilota: il sogno non era più un’immagine sbiadita, ma aveva il profumo della benzina e la voce profonda di un motore che cantava solo per me.

Inseparabili tra i Passi: Due Generazioni, Una Sola Strada
Il legame con mio padre non era fatto solo di silenzi condivisi in garage, ma di chilometri mangiati insieme. Eravamo inseparabili. Ogni scusa era buona per infilarsi il casco e puntare verso i passi di montagna, dove l’aria si fa più sottile e il ritmo del motore segue quello del cuore. Io e lui, due generazioni diverse unite dalla stessa inclinazione in curva, parlavamo una lingua che solo chi piega può capire. Quei giri non erano semplici escursioni: erano il nostro modo di dirci tutto senza bisogno di parole, con il riverbero del sole sulle visiere e la strada che srotolava sotto di noi come un tappeto infinito di libertà.
Il Tempo del Silenzio: La Gravidanza e l’Attesa
Poi, la vita ha bussato con una priorità ancora più grande. Con la mia seconda gravidanza, è arrivato il momento di mettere Angel in “letargo”. Dal sesto mese, quando il profilo del serbatoio cominciava a farsi lontano, fino ai primi sei mesi di vita della mia bimba, ho dovuto accettare il silenzio del motore. È stato un sacrificio dolce, fatto di attesa e di amore, ma ogni volta che passavo davanti alla moto in garage, sentivo quel richiamo sordo. Guardavo le mie mani e immaginavo di stringere di nuovo le manopole, sognando il giorno in cui sarei tornata a essere Monia, la motociclista, oltre che Monia, la mamma.
L’Ombra sull’Asfalto: L’Incidente
Il ritorno in sella è stato un respiro di sollievo, ma la strada sa essere tanto generosa quanto crudele. Era passato poco tempo da quando avevo ripreso a guidare Angel quando il destino ha deciso di presentarmi il conto più salato. Un brutto incidente, di quelli che ti tolgono il fiato e fermano il tempo in un istante di metallo e paura. E mio padre era lì. Lui, che mi aveva insegnato a stare in equilibrio a tre anni, si è ritrovato a testimone del momento in cui quell’equilibrio si è spezzato. In quell’istante, il legame tra noi è stato messo alla prova dalla prova più dura: non più la gioia della piega perfetta, ma il peso del silenzio dopo lo schianto e la consapevolezza della nostra fragilità.
La Cicatrice Interna e il Ritorno del Mentore
L’incidente non aveva lasciato solo segni visibili; il danno era profondo, arrivato a toccare gli organi vitali, con quel fegato lesionato che mi ha costretta a un altro, forzato silenzio di sei o sette mesi. Ma il corpo ha una memoria di ferro e il cuore di una motociclista non sa stare fermo troppo a lungo. Appena i medici hanno dato il via libera, sono tornata lì dove tutto era iniziato. Mio padre, ancora una volta, era la mia bussola: lui avanti, in sella al suo leggendario GS del 1986, e io dietro, a cercare di ritrovare il ritmo. Lo guardavo tracciare le traiettorie per me, come faceva quando ero piccola, cercando di trasmettermi quella sicurezza che l’asfalto mi aveva strappato via. Ogni chilometro percorso dietro di lui era un mattone ricostruito nella mia fiducia, una danza silenziosa tra un padre che protegge e una figlia che impara a non avere più paura.
Oltre il Limite: Il Fuoco sotto la Neve
Dalla convalescenza all’avventura estrema, il passo è stato una sfida lanciata al destino. Non mi sono accontentata di piccoli giri intorno a casa: ho puntato la ruota verso la Sicilia e poi dritta nel cuore del gelo, al Sibillatreffen. Lì, dove la strada sparisce sotto trentacinque centimetri di neve fresca, ho capito di che pasta era fatta Monia. Trenta chilometri di bianco assoluto al ritorno, con il freddo che cercava di entrarti nelle ossa e le ruote che cercavano un appiglio invisibile. In quel momento, tra i fiocchi che coprivano la visiera, non c’era più traccia della paura dell’incidente. C’era solo la determinazione pura di chi sa che la moto non è un hobby, ma un modo di stare al mondo. Avevo vinto io: la neve era alta, ma la mia voglia di andare lo era di più.
Il Sogno Verde: La Ninja e il Regalo del Cuore
Il 2021 era stato l’anno della rinascita con Angel, ma il destino aveva in serbo un altro traguardo, quel secondo sogno che custodivo fin da bambina: la moto sportiva. È arrivata sotto forma di una Kawasaki Ninja 500, un regalo del mio compagno che ha saputo leggere nel mio silenzio e nei miei desideri più profondi. Passare dalla linea classica della ER-5 alla grinta carenata della Ninja è stato come indossare un vestito cucito su misura per la mia nuova anima da pilota. Ogni volta che vedo quel riflesso verde e sento la posizione di guida che mi spinge in avanti, verso il futuro, sento che quel percorso iniziato sui sedili dei raduni trent’anni fa ha finalmente raggiunto la sua velocità di crociera.

Il Guardiano della Strada: Un Dialogo tra Terra e Cielo
Oggi, quando allaccio il casco e accendo il motore della mia Ninja, il primo pensiero vola a lui. Mio padre mi ha lasciata all’inizio di quest’anno, portando con sé un pezzo della mia strada, ma lasciandomi in eredità ogni singolo chilometro percorso insieme. Avrei voluto che mi vedesse su questa moto sportiva, avrei voluto incrociare il suo sguardo orgoglioso nello specchietto retrovisore mentre il suo GS dell’86 ci faceva strada. Invece, oggi guido con una consapevolezza diversa: non è più davanti a me a tracciare la traiettoria, ma è ovunque intorno. Lo sento nel fischio del vento, nella precisione di una piega, nel calore del sole sulla giacca. Mi accontento di sapere che mi guarda da lassù, che sorride vedendo la sua “piccola” cavalcare il suo sogno verde, e che ogni volta che metto le ruote fuori casa, è lui il mio angelo custode, il compagno invisibile di ogni mio viaggio.
La Rinascita Tecnica: Sorellanza e Consapevolezza
Riprendere confidenza dopo un incidente non è un interruttore che si accende, ma un sentiero da percorrere un passo alla volta. Ho capito che la passione, da sola, a volte ha bisogno di un supporto solido; per questo ho scelto di affidarmi alla guida di Federico Pieri. Partecipare a un corso di guida su strada insieme ad altre donne bikers è stata un’esperienza trasformativa, un momento di pura sorellanza su due ruote che mi ha restituito quella sicurezza che credevo sbiadita. Vedere altre donne affrontare le proprie paure, studiare le traiettorie e correggere la posizione in sella mi ha ricordato che non sono sola in questo viaggio. Ogni consiglio tecnico è stato un tassello per ricostruire la mia autostima, permettendomi di guardare la strada non più con sospetto, ma con una nuova, vibrante consapevolezza.
Il Primo Accenno: Il Mio Nuovo Inizio
Sul mio profilo c’è una foto di me in pista, so bene che non è la piega del secolo. Per molti è solo un accenno, un movimento naturale che migliaia di piloti compiono ogni giorno senza pensarci. Ma per me, questa immagine è un monumento alla mia volontà. Rappresenta la mia prima volta in pista, il momento in cui le ruote della mia Ninja hanno accarezzato l’asfalto dell’autodromo di Modena, portando con sé trent’anni di sogni e cicatrici. Non è solo una questione di gradi di inclinazione; è il segno tangibile che il cambiamento è iniziato.
Oltre la Paura, Verso la Consapevolezza
In quella foto sto lasciando andare molto più della vecchia traiettoria. Sto abbandonando le abitudini sbagliate, l’ombra dell’incidente che mi frenava il polso e, soprattutto, la paura di guidare senza la persona che mi ha trasmesso questa passione. Per la prima volta, non sono la bambina protetta da suo padre, ma una donna che ha trovato la forza di correre con le proprie gambe e il proprio cuore. So che la strada da fare è ancora lunghissima, ma ogni grande viaggio comincia con un primo, coraggioso centimetro di piega. Questo è il mio inizio, la mia conquista, la mia libertà.
La Moto passa da una generazione all’altra.
Oggi, quando salgo in sella, la moto non è più solo un mezzo o un ricordo, ma è diventata il mio ossigeno, la mia forma più pura di libertà ed evasione. In quel rombo ritrovo il mio spazio e, soprattutto, un modo per sentirmi ancora accanto a mio padre, annullando la distanza tra il cielo e la strada. Questa passione sta passando ora a una nuova generazione: qualche volta porto con me mia figlia grande, che a quasi tredici anni inizia a respirare quel vento che io conobbi alla sua stessa età. Portarla con me è come consegnarle un testimone prezioso, mostrandole che la paura si può affrontare e vincere. Il mio obiettivo è chiaro: voglio arrivare a “ballare” tra le curve con quella naturalezza e quella sicurezza che ancora mi mancano, ma che vedevo in ogni suo movimento. Guido per ritrovare quel ritmo, per trasformare l’incertezza in armonia e per onorare il suo insegnamento, diventando finalmente la pilota che lui ha sempre saputo che sarei stata.
Monia la Iron Will
Ammiro profondamente il percorso che hai compiuto, Monia. Attraverso gli alti e i bassi, i successi e le cadute, sei riuscita a costruire una fiducia incrollabile non solo in te stessa, ma anche nelle persone preziose che fanno parte della tua vita. Questo è il vero spirito di una motociclista: sapere che la forza viene dal cuore, ma anche dalle mani che ti hanno sostenuto. Le difficoltà non ti sono mancate, dalle sfide fisiche a quelle del cuore, ma le soddisfazioni che stai conquistando oggi dimostrano che possiedi quella che definirei una vera “Iron Will”(ti consiglio caldamente il film).
Proprio come nei grandi racconti di resilienza, la tua storia trasmette il valore immenso di una volontà potente, capace di tenere testa alle avversità e alla vita stessa senza mai abbassare lo sguardo. Lo hai fatto con coraggio, costanza e una dedizione che commuove. Brava, Monia: per la tua grinta, per la tua capacità di rialzarti e per il modo in cui onori questa passione ogni giorno, sei ufficialmente e degnamente parte della ‘Disciplina della Motociclista’. Il tuo viaggio è appena iniziato”.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


