Moto Tour Dolomiti 2021 1°Day

Moto tour Dolomiti 2021

Moto tour Dolomiti 2021. Il mio secondo tour con la mia Suzuki V-Strom 650, con l’influencer motociclista Frecciaverde sulle Dolomiti Introduzione: C’era una volta, in una calda mattina d’estate, un gruppo di cinque amici pronti a vivere l’avventura della vita sulle loro motociclette. Io, con la mia fedele Suzuki V-Strom 650, ero uno di loro. La nostra meta? Le maestose Dolomiti. In compagnia dell’influencer motociclista Frecciaverde, ci attendevano paesaggi mozzafiato e curve che avrebbero messo alla prova le nostre abilità di guida. Ma prima, dovevamo affrontare un viaggio pieno di sorprese e risate. Ecco come è iniziato il nostro “primo giorno di tour in moto”.

Partenza all’alba dal casello di Modena Sud

Eravamo cinque ragazzi, ognuno con la propria moto, quando ci siamo ritrovati al casello di Modena Sud, pronti a partire per la nostra grande avventura. L’emozione era palpabile nell’aria e il caffè del mattino sembrava non essere abbastanza forte per la carica di adrenalina che ci aspettava. La nostra carovana di moto brillava sotto il sole del mattino mentre ci preparavamo a partire. Le moto erano come cavalli scalpitanti, pronte a conquistare le strade che ci avrebbero portato verso le Dolomiti. E così, con un rombo di motori, siamo partiti, lasciandoci alle spalle la città e abbracciando la libertà della strada aperta.

Prima sosta e rifornimento all’autogrill

Non ci volle molto prima che la nostra prima sosta diventasse necessaria. Un autogrill apparve come un miraggio lungo l’autostrada, promettendo carburante per le moto e per i nostri stomaci. Fermarsi all’autogrill è un rituale sacro per ogni motociclista: chiacchiere, risate e un’occhiata alle mappe per assicurarci di essere sulla strada giusta. Tra un panino e un caffè, abbiamo discusso delle nostre aspettative per il viaggio, ridendo delle piccole disavventure che erano già capitate a qualcuno di noi, come dimenticare i guanti o indossare il casco al contrario. In quel momento, eravamo solo un gruppo di amici, uniti dalla passione per le moto e dall’avventura che ci attendeva.

Problema tecnico: la batteria KO

La strada ci attendeva, ma non senza qualche contrattempo. Una delle moto del gruppo decise di fare i capricci e non si accese più. La diagnosi fu rapida: batteria morta. Non potevamo lasciare indietro un membro del nostro gruppo, così io e un amico ci siamo avventurati fino a Verona, in cerca di un negozio di ricambi per moto. Bep’s, il nostro salvatore, ci accolse con una batteria nuova di zecca, l’unica disponibile, come se ci aspettasse. Tornati dai nostri amici, ci siamo cimentati in un gioco di abilità degno dei campioni di Tetris, riuscendo a incastrare la batteria nel vano motore. E con un ruggito di motore, eravamo di nuovo pronti a partire, con cuori leggeri e spiriti ancora più alti.

Il mio iPhone si surriscalda: una deviazione inaspettata

Sulla strada di nuovo, il sole batteva impietoso sulle nostre teste e sui nostri dispositivi. Il mio iPhone, fedele compagno di viaggio, decise che aveva bisogno di una pausa e si surriscaldò. Senza GPS, eravamo come pirati senza bussola, così abbiamo deciso di uscire dall’autostrada per cercare un po’ di ombra e orientamento. Le deviazioni, a volte, sono benedizioni mascherate. Ci siamo ritrovati in un piccolo borgo pittoresco, con strade lastricate e anziani che ci salutavano con un sorriso. Dopo una breve pausa, il telefono si riprese e noi eravamo pronti a rimetterci in viaggio, con una nuova storia da raccontare.

L’arrivo all’altopiano di Asiago

Finalmente, dopo poche ore di viaggio, l’altopiano di Asiago si aprì davanti a noi. L’adrenalina era a mille mentre affrontavamo le curve del mitico “Costo di Asiago”. Ogni curva era una danza tra uomo e macchina, un balletto di precisione e velocità che solo chi ama la moto può comprendere. Il panorama era stupefacente, con montagne che si stagliavano contro un cielo azzurro senza nuvole. Abbiamo raggiunto un punto panoramico dove ci siamo fermati per un attimo, respirando l’aria fresca e ammirando la bellezza della natura che ci circondava. È stato un momento di pura estasi, in cui ogni fatica del viaggio sembrava valere la pena.

Pranzo sull’altopiano

Dopo l’adrenalina del viaggio, era tempo di rifocillarsi. Ci siamo fermati in un piccolo ristorante sull’altopiano, dove ci hanno accolti con un sorriso e un menù di prodotti tipici che promettevano di deliziare i nostri palati. Formaggi, salumi e un buon bicchiere di vino: il pranzo è stato un tripudio di sapori che ha ristorato corpo e spirito. Abbiamo riso e chiacchierato, condividendo aneddoti e piani per le giornate seguenti. Ogni boccone era un assaggio di cultura locale, un invito a fermarsi e godere del momento presente. Con lo stomaco pieno e il cuore leggero, eravamo pronti a ripartire.

Perdersi e ritrovarsi

La strada ci attendeva di nuovo, ma non senza qualche piccola avventura. Dopo poche curve, ci siamo persi di vista. Tre ragazzi hanno preso una strada, uno si è fermato a fumare, e io, seguendo il mio istinto, ho preso la strada giusta ma mi sono ritrovato da solo. È stato un momento di incertezza, ma anche di riflessione. A volte, perdersi è un modo per ritrovarsi, per scoprire nuovi percorsi e nuove prospettive. Dopo un po’, ci siamo riuniti, ognuno con una storia diversa da raccontare, ma con la stessa determinazione di continuare il viaggio insieme.

Arrivo in hotel e incontro con Frecciaverde

Finalmente, dopo ore di strada, siamo giunti al nostro hotel, dove ci attendeva Frecciaverde. L’hotel era piccolo e accogliente, con camere ampie e comode, perfette per una notte di riposo sotto un piumone, anche se era agosto. Le moto riposavano nel parcheggio all’aperto, pronte per un’altra giornata di avventure. Dopo una cena deliziosa, Frecciaverde ci ha fatto un briefing dettagliato sulle sette giornate successive. È stato attento a spiegare le regole che ci avrebbero permesso di vivere al meglio questa vacanza, sottolineando l’importanza di vivere l’esperienza con altri motociclisti. Abbiamo salutato con due pacche amichevoli sulla schiena, forse un po’ troppo entusiasti, ma pieni di gratitudine.

Conclusione

E così, siamo andati a dormire, pensando alle giornate di adrenalina e godimento che ci attendevano. Il nostro “primo giorno di tour in moto” era stato un successo, un perfetto mix di imprevisti, risate e scoperta. Viaggiare con altri motociclisti significa condividere esperienze, imparare gli uni dagli altri e creare ricordi che dureranno per sempre. Le Dolomiti ci attendevano e noi eravamo pronti a conquistarle, un chilometro alla volta. In sella alla mia Suzuki V-Strom 650, con Frecciaverde al nostro fianco, sapevo che questa sarebbe stata un’avventura indimenticabile.

Ho un sogno nel cassetto, ossia quello di partecipare al raduno invernale motociclistico piu tosto. Si chiama Elefantentreffen. Ti lascio qui sotto il link della raccolta fondi. un qualsiasi aiuto anche minimo è ben accetto.

La moto con cui vorrei affrontare L’Elefantentreffen.

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