Lady SUPERMOTO
C’è qualcosa di profondamente magnetico nella volontà di una donna quando decide, senza esitazioni, di divertirsi e di vivere una passione fino in fondo. Non è un capriccio, non è una posa: è una dichiarazione. Qualcuno canta che è come restare in equilibrio sopra la follia, e forse è vero. Ma dopo aver raccontato tante donne, ho imparato a riconoscere il filo rosso che le unisce: la perseveranza.
Una donna non si ferma all’accensione iniziale della passione. La cerca, la coltiva, la attraversa. La vive con consapevolezza. E c’è un dettaglio che trovo irresistibile: il modo in cui avanza. Passi cadenzati, uno alla volta, ben piantati a terra. Entrare in un mondo storicamente riservato agli uomini non significa bruciare le tappe, ma conquistarle. Significa costruire equilibrio prima di spingere sull’acceleratore.
Questo non vuol dire non osare. Al contrario. Le donne osano, e lo fanno con una forza che scuote. Si divertono, sperimentano, cercano, sbagliano. E dagli errori imparano, senza mai perdere il fuoco negli occhi.
Impennare una moto non è solo un gesto tecnico: è un atto di ribellione pura. È l’essenza stessa dello spirito motociclistico. Il famigerato “tentato decollo”, come lo chiamerebbero le autorità. Ma credere davvero in una passione non significa sfidare le regole della società, bensì dialogare con quelle della fisica. Perché la fisica conosce l’equilibrio. E l’equilibrio non è immobilità: è il punto stabile da cui nasce l’evoluzione, mentale prima ancora che meccanica.
Per una donna, comunicare una passione autentica è un atto potente. Non è un vezzo momentaneo, non è un gioco. È identità. È scelta. È il coraggio di restare in bilico tra controllo e follia, sapendo esattamente perché si sta lì.
Una scintilla che nasce da lontano
La mia passione per la moto non è nata all’improvviso. È qualcosa che mi accompagna da quando ero bambina. Fin da piccola ero attratta da quel mondo fatto di rumore, polvere, adrenalina e libertà. Seguivo con ammirazione Tony Cairoli, campione mondiale di motocross, e ogni volta che andavo a CarraraFiere, qui a Massa, rimanevo ipnotizzata. Gli stuntman che si esibivano con le loro evoluzioni mi sembravano sospesi tra controllo e follia. Guardandoli capivo che quello non era solo uno spettacolo: era un linguaggio. Ed è lì che, senza ancora saperlo, stavo già costruendo il mio sogno. Un sogno chiaro fin da allora: un giorno, quella moto sarebbe stata mia.

La prima moto, la prima chiamata
La mia prima moto è stata un Fantic 125 4 tempi. Ricordo perfettamente il momento in cui ci sono salita sopra per la prima volta. Il pensiero è stato immediato, istintivo, inevitabile: questa moto la voglio alzare. Impennare. Senza esitazioni. Come se fosse una vocazione interiore che aspettava solo di essere ascoltata. Non ho perso tempo. Mentalmente ero già entrata nel mondo degli stuntman. Dopo appena cinque giorni da quando la moto era mia, ho provato. Non per incoscienza, ma per necessità. Perché quando senti quella spinta dentro, ignorarla non è un’opzione.
La moto dei sogni, il sogno che prende forma
Oggi guido una YZF 450 del 2025. Ed è molto più di una moto: è la materializzazione di un sogno. È potente, aggressiva, viva. Va forte, e questa sensazione mi regala una soddisfazione immensa. Yamaha per me rappresenta qualità, affidabilità, carattere. Provare a spiegare a parole cosa significhi questa moto per me è quasi impossibile. Quando nasce una passione così, non è più un hobby: diventa uno stile di vita. È come respirare. Non si racconta, si vive. Ogni uscita, ogni accelerata, ogni equilibrio cercato è parte di me.
La libertà prima della pista

Non sono mai stata in pista. Non per scelta, semplicemente perché non mi è mai venuto naturale pensarci. Al momento vivo la mia passione così, immersa in questo mondo che sento mio, e mi va bene. Forse un giorno entrerò in pista, magari per divertirmi con qualche traverso. Ma senza fretta. Ogni cosa arriva quando deve arrivare, e io rispetto il mio tempo.
Il Bracco: curve, legami, identità
Il mio passo di montagna preferito è il Passo del Bracco. Lo amo perché ha curve perfette per il motard, curve che ti parlano e ti mettono alla prova. È lì che ho conosciuto persone con cui, ancora oggi, ho rapporti veri. Non è solo una strada: è un luogo di incontri, di crescita, di condivisione. Per questo il Bracco per me non è un semplice passo di montagna, ma un punto fermo del mio percorso.
Il sogno più grande: appartenere
Il mio sogno è entrare nella Bold, o nella Grinder. Entrare in una famiglia di stunt. Perché questo, per chi fa stunt davvero, è il traguardo più alto: appartenere. Crescere insieme. Gareggiare. Vorrei arrivare a competere con marchi importanti come Monster e altri sponsor di questo livello. Il mio obiettivo è chiaro: raggiungere livelli alti, dove la mia passione e i miei risultati vengano riconosciuti per ciò che sono davvero. Non un gioco. Non un vezzo. Ma il frutto di dedizione, sacrificio e amore autentico per questo mondo.

Grazie Lady Supermoto
Che bella la passione vera, quella senza filtri e senza maschere, lontana dai discorsi costruiti e da quel continuo “io sono” che oggi riempie tutto. Qui c’è altro. Qui c’è un “voglio imparare”, “voglio capire”, “voglio conoscere”, “voglio vedere fin dove posso arrivare”. C’è la volontà di spingersi avanti senza proclami, lasciando che siano i fatti, il sacrificio e la costanza a parlare.
C’è il desiderio di crescere dentro una passione condivisa con persone che quella stessa passione l’hanno trasformata in vita, in scuola, in disciplina quotidiana. Persone che la vivono in modo autentico, giusto, professionale. Ed è lì che si costruisce davvero qualcosa di solido: nel confronto, nell’osservare, nell’ascoltare, nel mettersi ogni giorno in discussione.
A Lady Supermoto non si può augurare di tracciare una rotta, perché quella rotta la sta già percorrendo. Giorno dopo giorno, curva dopo curva, errore dopo errore. Si può solo augurare di migliorarsi ancora, di imparare sempre di più, di mettersi alla prova senza paura, di cercare e trovare il modo più vero per rappresentare sé stessa.
Il grazie più grande va a te, perché dimostri che la passione non ha bisogno di essere dichiarata, ma vissuta. Perché insegni che credere davvero in qualcosa significa farlo ogni giorno, con umiltà e determinazione. E se continuerai a crederci come fai adesso, senza smettere mai di imparare, il cammino ti porterà lontano. Molto lontano.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


