
Più approfondisco il mondo delle motocicliste, più mi rendo conto della straordinaria energia, del dinamismo e della voglia di vivere che le contraddistingue. Ridurle al ruolo di semplici “zavorrine” non solo è limitante, ma rappresenta una visione miope e stereotipata, incapace di cogliere la profondità del loro impegno.
La determinazione di Tiziana, in particolare, è un esempio potente di forza di volontà e desiderio di indipendenza. Nei suoi video, mentre affronta le curve con precisione millimetrica fino a grattare l’asfalto con la saponetta, tutto appare fluido, naturale, quasi semplice. Ma non lo è affatto. Ciò che oggi sembra gesto istintivo è il risultato di una lunga strada fatta di impegno costante, sacrifici, cadute e risalite.
Tiziana ha creduto fino in fondo in se stessa e nell’obiettivo che si era prefissata: diventare una motociclista autonoma, capace, pienamente padrona della sua moto e del suo percorso. La sua è una conquista autentica, frutto di una dedizione che merita rispetto e ammirazione.
Ribelle per necessità
Mi chiamo Tiziana, e avevo sedici anni quando ho sentito, per la prima volta, il rumore della libertà confondersi col battito del mio cuore.
Non avevo il permesso dei miei genitori. Ma c’era qualcosa dentro di me che non riuscivo più a ignorare. Una voce sottile, ostinata, che diceva: vai. Così ho fatto quello che non si fa. Ho preso il foglio rosa di nascosto. Non per sfida, ma per sopravvivenza.
Ricordo ancora il giorno in cui ho messo le mani sulla mia prima moto: una Gilera 50cc motard. Sembrava piccola a guardarla oggi, ma allora era un gigante. Era il mio patto con l’ignoto. Salirci sopra è stato come respirare per la prima volta.

Ero terrorizzata, sì. Le mani sudate sotto i guanti, il cuore che batteva troppo forte per sentire il rumore del motore. Ma c’era anche un’euforia nuova, selvaggia. Una scarica viva che mi attraversava le vene e mi diceva che stavo facendo la cosa giusta !
Ogni giro, ogni strada percorsa, era un confine superato. L’aria mi graffiava il viso, la città diventava un paesaggio sfocato alle mie spalle, e io… io diventavo qualcun altra. Qualcuno che finalmente si sceglieva.
Ho capito lì, tra le pieghe di quell’adrenalina e quei silenzi rubati, che a volte per trovare te stessa devi perderti. E infrangere una regola.
O tutte.
Chi fà da sè fà per tre !
Il proverbio “Chi fa da sé fa per tre” esprime un principio di autonomia e determinazione che trova riscontro concreto nell’esperienza personale. Quando ho portato a casa quella moto e ho scoperto che non funzionava, avrei potuto affidarmi a un meccanico. Invece, ho scelto di mettermi in gioco, di rimboccarmi le maniche e affrontare la sfida con le mie forze. Da quel momento, nessuna delle mie moto ha più avuto bisogno dell’intervento di un professionista esterno.
Questa esperienza dimostra come il credere nelle proprie capacità sia un motore fondamentale per la crescita personale. Affrontare le difficoltà con coraggio e intraprendenza alimenta la fiducia in se stessi e contribuisce a costruire, nel tempo, solide basi di autostima. Sviluppare la consapevolezza di poter contare sulle proprie risorse non solo permette di superare ostacoli concreti, ma rafforza il senso di competenza, favorendo una visione positiva delle proprie potenzialità.
Una Chiave !
Non è mai stata la mancanza di paura a spingermi in sella, né il brivido dell’adrenalina. È stata una certezza profonda, viscerale: la moto era la mia chiave, la mia via di fuga, la mia rivoluzione. Fin dall’inizio ho capito che lì, tra il rombo del motore e l’aria sul viso, c’era il varco verso la versione più autentica di me stessa.
Erano anni in cui mi sentivo fuori posto, come una nota stonata in una melodia che non mi apparteneva. Ma appena salivo in moto, tutto si allineava. Il mondo smetteva di stringermi. In sella, respiravo davvero.

La moto è stata il mio grimaldello contro le catene invisibili. Mi ha aperto la strada fuori dal buio, ma soprattutto dentro me stessa. Mi ha fatto scoprire una Tiziana che non conoscevo: forte, determinata, libera.
E quella libertà — quella vera, che non ha padroni né compromessi — ha il profumo dell’asfalto caldo e il suono del vento che fischia sotto il casco.
Inseguo l’orizzonte non per fuggire da qualcosa, ma per inseguire tutto ciò che sono diventata. Perché ogni curva è una scelta. Ogni viaggio, un atto di coraggio.
E per me, la libertà ha due ruote e un cuore che batte a ogni accelerata.
Equilibrio = Meditazione
È per inseguire quella sensazione di completezza che sono qui. Dopo 7 moto e migliaia di chilometri macinati sull’asfalto, oggi la ritrovo ancora una volta in sella alla mia Kawasaki Ninja ZX-6R, che porta con orgoglio oltre 100.000 km sul tachimetro — di cui circa 80.000 percorsi da me, in soli tre anni.


Non è un caso, non è un hobby: è scritto nel mio DNA. Ho sempre divorato strada, con fame e rispetto. Amo partire, spesso da sola, e tornare dopo 900 o 1000 km e ore di curve che sembrano scolpite nel tempo. Lo faccio perché ne ho bisogno, perché ogni viaggio è un ritorno a casa — anche se non ha una meta precisa.

Non inseguo destinazioni. Inseguo uno stato mentale, una vibrazione profonda. Quella sensazione quasi mistica in cui tutto scompare: il mondo si dissolve, il tempo si dilata, e io divento tutt’uno con la mia moto, con la strada, con l’universo intero. La guida, per me, è un rituale. Un’arte. Una forma di meditazione in movimento.
E in tutto questo, c’è un valore che sovrasta ogni altro: la libertà. Una libertà assoluta, senza compromessi, che si respira solo con il vento addosso e l’asfalto sotto le ruote. In sella sono me stessa, senza filtri. Libera, vera, viva.
Questo è il mio modo di esistere. Quando guido, non sto semplicemente viaggiando: sto ricordando al mondo chi sono. Ed è lì, tra una curva e l’altra, che io mi ritrovo.
La Tecnica
Ho imparato a guidare in un parcheggio. Non avevo esperienza né qualcuno accanto a insegnarmi ogni passo. Solo la voglia di provarci, di mettermi in gioco in un mondo che spesso non parla con la voce di una donna.
Ogni pomeriggio era una sfida: alla paura, ai dubbi, ai giudizi. Mi esercitavo da sola, cercando di imitare le pieghe viste in TV, provando e riprovando finché il corpo e la moto non iniziavano a capirsi.

Non so se sia stato il modo migliore per imparare, ma quel parcheggio era il mio spazio sicuro. Un posto dove sbagliare senza vergogna, dove ogni metro conquistato era una piccola vittoria.
Per una donna che si avvicina a questa disciplina con nient’altro che la voglia di imparare, concentrarsi su un obiettivo così tecnico e impegnativo può sembrare quasi impossibile. Ma la determinazione, quando nasce da dentro, trova sempre la strada. Anche tra le linee sbiadite di un parcheggio deserto.
In Pista ?

Non sono un’assidua frequentatrice della pista; le mie sessioni in circuito sono piuttosto sporadiche. Prediligo invece la guida sportiva su strada, in particolare su percorsi secondari, stretti e poco trafficati. Questi tracciati, ricchi di curve ravvicinate e cambi di direzione repentini, rappresentano un contesto ideale per sviluppare precisione, controllo e sensibilità nella guida.
In questo tipo di percorsi, la posizione del corpo assume un’importanza fondamentale. Un’impostazione attiva e bilanciata, con il busto orientato verso l’interno curva e il peso distribuito correttamente sulle pedane, contribuisce a migliorare la direzionalità e a ridurre lo sforzo sul manubrio. È essenziale mantenere le braccia sciolte, lo sguardo puntato oltre la curva e utilizzare il movimento del busto e del bacino per assecondare la traiettoria, senza forzare la moto con manovre brusche.

L’alternanza continua di curve impone una guida attenta e anticipatoria, dove ogni ingresso e uscita deve essere preparato con fluidità e coerenza. Questa pratica rafforza la connessione tra pilota e mezzo, migliorando la capacità di leggere la strada e reagire in modo progressivo ed efficace alle variabili dell’ambiente.
“Tra Rumore Digitale e Verità d’Asfalto”
Quando ho iniziato a condividere la mia esperienza nel mondo delle moto, sui social, non cercavo visibilità, ma connessione. Volevo solo risparmiare a qualcun altro gli errori che ho fatto io. Per questo ho iniziato con cose semplici: come riparare una gomma, fissare un sellino con un filo interdentale, sostituire una catena di trasmissione in 6 passaggi chiari. Piccolo consiglio pratico, da sorella biker a sorella biker: Ho capito che una fascia sul freno anteriore può mettere in sicurezza una moto su un cavalletto…
ma che sono le piccole attenzioni, i gesti semplici e costanti, a darci stabilità anche nella vita.
Per alzare la moto sul cavalletto posteriore senza troppa forza. Non serve essere forti, serve sapere come fare. O come fare tanti km con una sportiva.
Non perché io sia un esperta, ma perché chi ci prova, impara. E chi condivide, aiuta.
Ma col tempo ho capito che andare in moto, più che tecnica, è filosofia di vita. È imparare a spostare il peso nei momenti giusti, non solo in curva, ma anche nella vita. Perché quando il carico è sbilanciato, tutto si complica: la guida, l’umore, le decisioni. E allora serve sensibilità, pazienza, intuito.
Serve ascoltare la strada, come ascolti te stesso.
La moto è un gioco. Come la vita. E non c’è niente di male nel “giocare”. Fate le cazzate che vi vengono in mente — non per distruggere, ma per scoprire. Provate, sbagliate, riprovate. Perché solo chi si espone può migliorare. E perché anche le scelte discutibili, se ti fanno godere il viaggio, valgono il rischio.
Ho avuto tanti maestri, ma il più grande è stato il silenzio della strada. Quello che senti quando sei solo, tu e la tua moto, a divorare curve. È lì che ho trovato la pace, quella vera. Quella che arriva quando smetti di pensare e sei semplicemente presente. Fuso col motore, col paesaggio, con l’universo.
Ci sono molti sentieri verso la felicità. La meditazione, la musica, le relazioni…
Io ne ho diversi, e li percorro a rotazione. Ma infilare ore di curve in successione… è la mia scorciatoia verso l’anima. Ogni esperienza ha un senso. Ogni guasto, ogni errore, ogni sosta imprevista… mi ha insegnato qualcosa. E il bagaglio che porto con me è fatto di questo: utilità, bellezza, adrenalina.
E soprattutto gratitudine.
Perché viaggiare in moto non è solo spostarsi. È immergersi nei luoghi, diventarne parte, sentire tutto — odori, colori, vibrazioni. È vivere davvero. E allora vi lascio con questo:
Non arrendetevi. Non lasciate che la paura vi fermi. Siate forti, ma anche leggeri. Virtuosi, ma capaci di ridere. Fate, disfarete, rifarete meglio. Ma non smettete mai di viaggiare, dentro e fuori.
“La mente è davvero fantastica.”
Si adatta, cresce, supera limiti che sembravano invalicabili. Anche quando sei in sella a un R1 in pista e all’inizio ti sembra una furia incontrollabile… dopo un giro, due, diventa un’estensione del tuo corpo. Ti sorprendi di quanto sei più capace di quanto pensavi.

E questo vale anche nella vita, non solo tra i cordoli.
In fondo, anche questo è il bello delle moto: ti insegnano che non serve dominare per guidare. Serve ascolto, presenza, fiducia.
Vi auguro di trovare la vostra dimensione.
Dentro di me vive ancora quella ragazzina insicura, quella che si sentiva piccola nel mondo ma enorme sotto al casco. Quella che ha imparato a conoscersi attraverso il rombo del motore e il silenzio della strada.
Essere motociclista non è solo guidare.
È imparare a non farsi definire dalle paure.
È sapere che si può essere forti, leggere, grintose, dolci, precise, sognatrici – tutto insieme, senza dover scegliere.
Guardiamo avanti.
Che siate in pista, su strada o nel mezzo del vostro viaggio personale, non smettete di imparare, migliorare e credere in voi stesse.
Perché ogni curva affrontata oggi… è una versione più libera di voi che si avvicina.
Casco in testa. Cuore aperto. E via, verso ciò che siete davvero. 🏍️💪💫
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


