Valentina

Presentazione di Valentina

Ciao Saimon, scusa il ritardo ma la ‘pagina bianca’ mi ha letteralmente bloccata. Scrivere tutto è stato molto più difficile del previsto.

Dopo mille dubbi, la canzone che ho scelto è ‘Questa è la mia vita’ di Ligabue. Sfondo giallo (proviamo a osare!). Ti allego le 9 foto, scelte dopo ore di indecisione. Ecco il racconto: spero davvero che vada bene, ci ho messo tutta me stessa nonostante l’ansia di sbagliare.

Risposta di Saimon Raia

Cara Valentina, buongiorno.

Ti ringrazio di cuore per questo messaggio e, prima di tutto, vorrei che facessi un respiro profondo: non devi scusarti per l’attesa. Capisco perfettamente quanto possa essere intimorente, quasi paralizzante, trovarsi davanti a un foglio bianco e dover riassumere la propria vita, le proprie scelte e i propri ricordi. È un atto di estrema vulnerabilità che merita rispetto.

Voglio che tu sappia che la tua ‘ansia da pagina bianca’ non è un ostacolo, ma la prova di quanto tu tenga a questo racconto. Il mio lavoro consiste proprio in questo: accogliere le tue preoccupazioni e leggere tra le righe delle tue esitazioni. Non cerco la perfezione stilistica, ma la verità delle tue emozioni.

Il mio compito è prendere per mano i tuoi pensieri — anche quelli più timidi o confusi — e trasformarli in parole che ti rispecchino pienamente, proteggendo la tua essenza. Grazie per aver scelto Ligabue, per il coraggio del giallo e per aver selezionato con cura queste 9 immagini; ora tocca a me prendermene cura.

Stai tranquilla: il tuo racconto è in buone mani e andrà benissimo.

Il Confronto: Il peso del silenzio e della paura

Entrare nel mondo delle moto, per me, ha significato innanzitutto affrontare un muro di silenzi e timori. In famiglia la moto era un tabù: mio padre, segnato dagli anni trascorsi tra Croce Rossa e Vigili del Fuoco, portava addosso il peso di troppe ferite viste sulla strada. La sua non era semplice contrarietà, era una protezione viscerale, quasi disperata. Il punto di rottura arrivò con un incidente: non guidavo io, ero solo una passeggera, ma quel trauma alzò una barriera di ghiaccio tra noi. Per un mese intero le nostre parole rimasero sospese nell’aria, prigioniere di una tensione che sembrava insanabile.

La Passione: Oltre il capriccio di un’adolescente

Mentre il mondo esterno vedeva solo la ribellione dei sedici anni o un capriccio passeggero, dentro di me bruciava una consapevolezza diversa: la moto non era un mezzo di trasporto, era un linguaggio. L’unico a decifrare questo fuoco senza bisogno di spiegazioni fu mio nonno materno. Con quella complicità silenziosa che solo i nonni sanno offrire, lui divenne la mia ancora, l’unico alleato in una battaglia che sembravo destinata a perdere. Per lui, il mio desiderio non era un pericolo da evitare, ma un’anima da assecondare.

La Rivelazione: La frase che ha cambiato tutto

Poi, arrivò il momento della verità. Guardai mio padre e pronunciai la frase che avrebbe cambiato il corso della nostra storia: ‘Preferisci che io cada per colpa degli altri o per gli affari miei?’. Fu in quel preciso istante che il velo della paura si squarciò, lasciando spazio alla comprensione. Mio padre non vide più una ragazzina incosciente, ma una donna pronta a prendersi la responsabilità del proprio destino. Quella rivelazione sciolse il gelo e, nel 2014, aprì finalmente il garage alla mia prima, indimenticabile compagna di viaggio: la RS125 del 2007. Non era solo una moto; era il trofeo di una libertà conquistata con il cuore.

L’Incidente e il Migliore Amico: Quando la passione si fa Legame

La strada mi ha regalato chilometri, panorami e volti, ma il dono più prezioso e al contempo più difficile è stato l’incontro con Giuseppe. Nel 2016, il destino ha deciso di fermare le sue ruote con un incidente che gli ha tolto la possibilità di guidare, ma non quella di sognare. Quella tragedia, anziché allontanarci dalla passione, l’ha sublimata: Giuseppe è diventato il mio migliore amico, il custode dei miei racconti e la prova che, anche quando una moto si ferma, il legame nato tra i cordoli e l’asfalto resta per sempre. Lui guida attraverso i miei occhi, io viaggio portando un pezzo del suo cuore su ogni curva.

I Viaggi con il 125: L’Eroismo del Piccolo 2 Tempi

C’è stata un’epoca fatta di fumo blu e miscela, in cui la mia piccola 125 sfidava giganti da 600 e 1000 centimetri cubici. Seguivo i miei amici ovunque, spremendo ogni singolo cavallo di quella ‘motina’ che per me era tutto. Macinare lunghi viaggi su un due tempi era un atto d’amore e di resistenza: mentre gli altri aprivano il gas con facilità, io dovevo metterci l’anima per non restare indietro. È stato in quei chilometri ‘impegnativi’ che ho imparato la vera arte della guida: non è la potenza che conta, ma la determinazione di non voler scendere mai dalla sella.

La Prova in Pista: Il Battesimo del Fuoco

Poi, il destino ha bussato alla porta sotto forma di un concorso a EICMA e di un corso in pista vinto quasi per gioco. Mi sono ritrovata ad Adria con una R6 del 2000 tra le mani: una moto ‘ignorante’, pura meccanica senza il filtro dell’elettronica. Al mio fianco c’era mio padre, spettatore di una metamorfosi. Al primo turno in pista, su una moto mai guidata prima, è successo l’inaspettato: il mio ginocchio ha baciato l’asfalto. In quel ‘click’ tra saponetta e cordolo, ho capito chi ero davvero. A fine giornata, le parole dell’istruttore furono una sentenza bellissima: ‘Sei portata, Valentina. Il 600 è la tua casa’. Avevo finalmente trovato la mia vera voce.

L’Indipendenza: Il primo vero “Sì” a se stessa

I primi mesi di lavoro non erano solo fatica, erano libertà. Con i primi risparmi in tasca, ho smesso di sognare sulle riviste e ho iniziato a cercare la ‘mia’ voce tra gli annunci dell’usato. Era il 2016 e cercavo qualcosa che fosse potente ma onesto, come me. Poi, l’ho vista: una Ninja 636 del 2003. È stato un colpo di fulmine senza ritorno. L’ho fermata il giorno stesso, incurante del fatto che non avessi ancora la patente per domarla su strada. Comprarla è stato il mio primo vero atto di indipendenza: non era un regalo, era una conquista. Portarla a casa è stato come dire al mondo: ‘Adesso decido io’.

La Metamorfosi: Nero, Giallo e quel soffio di 2 Tempi

Per due anni quella Ninja è stata la mia promessa segreta, un turbine di emozioni custodito nel garage e liberato solo tra i cordoli della pista, quando il budget lo permetteva. L’ho trasformata, vestendola di nero e giallo fluo, perché volevo che urlasse la mia energia. Eppure, in quel percorso di crescita, non ho mai tradito le mie origini: la piccola 125 è rimasta lì con me, fedele compagna di inizi che non ho mai voluto vendere. Era il mio baricentro mentre aspettavo il 2018, l’anno in cui finalmente la patente A3 avrebbe sciolto ogni catena, permettendomi di portare quel nero e quel giallo ovunque nel mondo.

La Solitudine Rigenerativa: La Moto come Respiro

Poi la vita è diventata ‘grande’: la convivenza, le responsabilità, il tempo che sembra scivolare tra le dita. I giri in sella si sono fatti più lunghi ma meno frequenti, e qualcosa dentro di me è cambiato. Ho iniziato a cercare il silenzio, a preferire la strada solitaria alla compagnia dei gruppi. La moto non era più solo svago, era diventata la mia fuga, lo spazio sacro dove scappare dal rumore del quotidiano per ritrovare me stessa. Macinavo chilometri per isolarmi, sì, ma in quell’isolamento ho scoperto che la passione non ha sempre bisogno di essere condivisa per essere vera: a volte, il dialogo più importante è quello che avviene tra il casco, l’asfalto e il proprio cuore.

Il Crollo e la Risalita: Quando l’asfalto cura l’anima

A fine 2024, il mio mondo è imploso. In un attimo sono svanite le certezze, la convivenza, i progetti: tutto ciò che credevo solido è crollato, lasciandomi in un vuoto che somigliava terribilmente alla depressione. Ma proprio quando il buio sembrava aver vinto, ho capito che l’unico posto in cui mi sentivo ancora viva era il sellino della mia moto. Con l’alba del 2025, ho preso una decisione radicale: nessuno avrebbe più gestito il mio umore. Sono io l’unica artefice del mio destino. Ho riattivato l’assicurazione non solo per una moto, ma per la mia stessa vita, trasformando ogni chilometro in un passo lontano dal dolore e uno più vicino a me stessa.

Il Ritorno di Valentina: La tribù del vento

Maggio 2025 ha segnato il mio vero ritorno. Ho iniziato a divorare le strade ogni weekend, riscoprendo quella Valentina che temevo di aver perso per sempre. Sulle cime dei passi e ai raduni, ho incontrato anime meravigliose, persone che non mi guardano come se fossi ‘pazza’ per i troppi chilometri, ma che mi chiedono con entusiasmo: ‘Ehi, dove ci porti questo fine settimana?’. Finalmente ho trovato la mia tribù, persone con cui condividere il brivido della piega e la libertà dell’orizzonte. Non ero più sola; ero di nuovo io, circondata da chi capisce che la passione non ha limiti, ma solo nuove mete da raggiungere.

Il Cerchio che si Chiude: Emozioni e Follia Pura

Giugno e luglio sono stati mesi di rivelazioni profonde. Ho vissuto l’emozione immensa di riportare in sella Giuseppe, il mio migliore amico: dopo anni di assenza, vederlo fidarsi di me come sua pilota è stato un momento di una bellezza lacerante. Poi, ad agosto, è arrivata la sfida definitiva: 800 chilometri previsti verso la Toscana, diventati 1008 per il puro piacere di una focaccia a Recco sulla via del ritorno. Due moto sportive, due cuori folli e un’energia inesauribile. In quegli oltre mille chilometri in un giorno solo, tra il Trentino e il mare, ho urlato al mondo che Valentina non è solo tornata: è più viva, libera e indomabile che mai.

Il Dolore: Il tramonto della Ninja

Avevo percorso 17.000 chilometri in pochi mesi, un’ascesa continua verso un traguardo che sognavo come un rito di passaggio: i 100.000 chilometri insieme alla mia Ninja. Ma il 17 agosto 2025, il destino ha deciso di riscrivere il finale. Su un tornante che sembrava come mille altri, le gomme hanno tradito e il mondo si è capovolto. Ho sentito il peso della moto sopra di me, il rumore sordo dell’impatto contro la montagna e poi il silenzio. Io ero illesa, protetta dalla pelle della mia tuta, ma la mia compagna di mille battaglie non c’era più. Vederla distrutta, ferma per sempre, è stato come veder crollare l’unico pilastro che mi aveva tenuta in piedi quando tutto il resto intorno a me era macerie.

Il Confronto con la Realtà: Il rientro a casa

Tornare a casa quel giorno è stata la strada più lunga della mia vita. Non potevo chiamare i miei, non volevo consegnare loro il panico attraverso un telefono. Sono entrata in casa ferita nell’orgoglio e nello spirito, cercando di nascondermi dietro un paio di pantaloncini e gli stivali tecnici. Mia madre, nel suo amore istintivo, si è arrabbiata per quell’abbigliamento così insolito, ma lo sguardo di mio padre — quello sguardo ‘sgamato’ di chi la strada l’ha vissuta davvero — è andato dritto alla fasciatura sul gomito. ‘Sei caduta’, ha detto. In quelle due parole c’era tutta la verità che avrei voluto tacere: la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo, profondissimo senso di smarrimento.”

Il Simbolo: Più di una moto, una ancora di salvezza

In quel momento sono sprofondata di nuovo. Molti vedrebbero solo un ammasso di lamiere da rottamare, ma per me quella Ninja era stata l’unica mano tesa nel buio della mia depressione. Era stata la forza quando mi sentivo debole, la libertà quando mi sentivo prigioniera, il rumore che copriva i miei cattivi pensieri. Guidarla non era un hobby, era la mia terapia quotidiana, il modo in cui mi ero ripresa la vita centimetro dopo centimetro. Perdere lei significava perdere la mia ancora di salvezza proprio quando stavo ricominciando a respirare a pieni polmoni.

La Resistenza degli Affetti: Un viaggio contro il buio

“Dopo lo schianto, il buio ha provato a bussare di nuovo alla mia porta. Sentivo il terreno mancarmi sotto i piedi: avevo paura che, insieme alla Ninja, fosse svanita anche la mia forza. Sarei voluta restare a casa, raggomitoli nel mio dolore, ma i miei amici hanno fatto muro. Mi hanno costretta a partire, anche se solo in macchina, per quel viaggio che avevamo sognato. Il mio corpo era sul sedile di un’auto, ma la mia mente era ferma su quel tornante, ossessionata dal vuoto lasciato nel garage. È stata la loro insistenza a tenermi a galla, a ricordarmi che, anche se la moto era a terra, Valentina doveva continuare a correre.”

La Benedizione del Padre: Il via libera del cuore

Poi, un annuncio su Subito.it ha squarciato il velo. Era lei, lì sullo schermo, che mi guardava. Senza quasi riflettere, con il cuore che batteva all’impazzata, ho girato quel link a mio padre. Aspettavo un dubbio, una cautela, e invece è arrivata la sua risposta, breve e potente come un colpo di gas: ‘Vai a vederla’. In quelle tre parole ho sentito tutto il suo amore. Papà aveva capito che non stavo comprando solo del metallo, ma stavo andando a riprendermi il mio sorriso. Quel suo incoraggiamento è stato la carezza più dolce, la prova che ormai camminavamo insieme sulla stessa strada.”

Il Primo Vagito della Libertà: L’Inizio di un Nuovo Capitolo

La settimana d’attesa per le pratiche è sembrata un’eternità sospesa, ma finalmente è arrivato il giorno del nostro primo incontro. Ho voluto che ci fosse Giuseppe con me, il mio migliore amico, colui che ha vissuto ogni mia evoluzione sin dai tempi del 125: doveva essere lui il primo testimone di questa rinascita. Quando l’ho portata a casa, nel pomeriggio, non ho resistito. Sono salita in sella e ho lasciato che il motore cantasse la mia liberazione. In quel primo giro, sentendo di nuovo il vento che premeva contro il petto, ho capito che non era solo una nuova moto: era l’inizio di una nuova Valentina. Ero tornata a casa. Ero di nuovo libera.

L’Identità Cromatica: Dipingere la Rinascita

In questa sezione, il gesto di personalizzare la moto diventa un atto di riappropriazione della propria vita.

“Il lunedì non è stato solo l’inizio di una settimana, ma l’inizio di una nuova era. Ho preso i pennelli e i colori della mia anima e ho iniziato a vestire la mia nuova compagna di giallo. Non era solo estetica: era il mio modo di gridare al mondo che ero tornata, che quel sole che avevo dentro aveva finalmente vinto sul grigio dei mesi passati. Ogni pezzo che montavo, ogni riflesso dorato sulla carena, era un pezzo di Valentina che si ricomponeva. Quella moto stava diventando lo specchio della mia forza ritrovata: un ‘aereo’ pronto a decollare verso orizzonti che non facevano più paura.”

Il Patto della Fascetta: Un’Amicizia Indissolubile

In questo volo verso la libertà, non sono mai stata sola. Stefano e Michele sono stati le mie ali, sostenendomi quando l’aria era pesante e sopportando i miei silenzi e le mie euforie. Una sera, quasi per gioco, ho stretto una fascetta da elettricista attorno ai nostri polsi: un gesto semplice, nato tra le risate, che si è trasformato nel nostro marchio di fabbrica. Da quel momento siamo diventati il ‘Trio Fascetta’. Quel legame di plastica è diventato più resistente dell’acciaio, la prova che la passione per le moto non costruisce solo chilometri, ma crea una famiglia che sceglie di correre insieme, qualunque sia il meteo della vita.

L’Ossessione Incompiuta: Il Cuore nel 125, l’Anima nel Ninja

Mentre la nuova moto mi regalava brividi da capogiro, il mio fedele 125 continuava a scortarmi nel quotidiano, fino a quando il motore ha ceduto sotto il peso della fatica a novembre. Sbiellare è stato un colpo basso, ma non potevo abbandonarlo: l’ho sistemato, per rispetto a tutto ciò che abbiamo passato insieme. Eppure, la mia mente tornava sempre a quel numero impresso nel contachilometri del Ninja: 98.800. Quei 1.200 chilometri mancanti per raggiungere i 100.000 sono una cicatrice aperta, un obiettivo che il destino mi ha strappato di mano a un soffio dal traguardo. La Ninja mi ha salvata, mi ha tenuta in vita, e quel traguardo incompiuto resta lì, nel profondo, come il promemoria che la nostra storia, in fondo, non è ancora finita.

Le Tre Anime di Valentina: Un Garage, Mille Vite

“C’è un silenzio sacro nel mio garage, un profumo di olio e metallo che racconta chi sono stata e chi sto diventando. Anche grazie alla spinta silenziosa di mio padre — che forse non lo ammetterà mai, ma che in fondo si era affezionato a quella Ninja quasi quanto me — ho deciso di non arrendermi. Ho deciso di curare le sue ferite, con calma, un pezzo alla volta. Perché oggi, sotto quella luce, convivono tre storie diverse, tre battiti che formano il mio unico cuore:

  • L’Adrenalina (BMW S1000RR): È il mio ‘aereo’, la potenza pura che sfida il vento. È la gioia di oggi, il brivido che mi ricorda che sono viva e che il mondo è ai miei piedi. È la prova che la velocità può essere una forma di felicità assoluta.
  • Le Radici (Aprilia RS125): La mia prima compagna, quella dei fumi blu e delle incertezze dell’adolescenza. È la moto che mi ha insegnato a cadere e a rialzarmi, il legame indissolubile con la ragazza che ero e che non voglio mai dimenticare.
  • La Salvezza (Kawasaki Ninja 636): Lei è l’anima che mi ha tenuta per mano quando il buio sembrava invincibile. Non è solo una moto, è il mio scudo. E nonostante quel tornante, nonostante i 98.800 chilometri, la nostra corsa non si è fermata su quell’asfalto.

La sua storia non è ancora finita. Quei 100.000 chilometri sono un appuntamento col destino che intendo onorare.

STAY TUNED.

L’Adrenalina Tecnica: Il Richiamo di Cremona

Se chiudo gli occhi e penso alla pista, sento l’odore delle saponette consumate ad Adria e il vento tagliente di Cremona. È lì, tra i cordoli cremonesi, che ho lasciato un pezzo di cuore: una pista veloce, tecnica, di quelle che non ti regalano nulla e ti costringono a lavorare su ogni centimetro di asfalto. È un tracciato che ti mette alla prova, che ti stanca i muscoli ma ti riempie l’anima. Ogni staccata e ogni piega a Cremona sono state una lezione di vita: lì ho capito che la velocità è nulla senza la tecnica, e che il divertimento più vero nasce dalla fatica di superare i propri limiti.

Il Sogno nel Mirino: Una Promessa da Mantenere

Il mio sguardo, però, non si ferma all’orizzonte che già conosco. Sogno nuovi circuiti, nuove sensazioni, nuove sfide da decifrare. So bene che la pista è una passione tanto meravigliosa quanto esigente, un lusso che va conquistato con pazienza. Ma c’è una certezza che brilla più forte di ogni dubbio: il giorno in cui la mia Ninja tornerà a ruggire, il primo appuntamento sarà proprio a Cremona. Sarà il nostro ballo della vittoria, il ritorno a casa di chi non si è mai arreso.

Il Divertimento Sporco: La Libertà del Cross

A volte, però, sento il bisogno di stravolgere tutto. Lascio l’asfalto perfetto e i cordoli colorati per tuffarmi nel caos di Dorno. Lì, tra le gobbe e la terra, noleggio una moto da cross e accetto la sfida di un equilibrio tutto nuovo. Non sono una campionessa, anzi: sto ancora imparando a dialogare con una moto che danza e si muove imprevedibile sotto di me. Eppure, non c’è sensazione più liberatoria. Tra un salto incerto e una derapata di troppo, torno a casa coperta di fango ma con un sorriso che non riesco a togliermi di dosso. Perché la felicità, a volte, non ha bisogno di traiettorie pulite, ma solo di un po’ di terra e di tanta voglia di mettersi in gioco.

L’Orizzonte Infinito: Tra Passi e Sogni

Ho perso il conto dei passi che ho scalato tra le curve della Toscana, le vette della Lombardia e i silenzi del Trentino. Se mi chiedete qual è il mio preferito, non saprei rispondervi: ogni vetta ha il suo profumo. Ma una cosa è certa: non cercatemi tra i tornanti stretti a gomito, perché tra me e loro non è mai scoccata la scintilla! Il mio sguardo è rivolto molto più lontano. Sogno il vento freddo di Capo Nord e il mito dell’Isola di Man, quei luoghi che smettono di essere semplici punti sulla cartina per diventare promesse di vita. Perché sognare non costa nulla, ma inseguire quei sogni è ciò che ci rende davvero vivi.

Il Manifesto della Libertà: Una Lezione per il Cuore

“In questo viaggio ho capito che la moto è molto più di un motore: è libertà pura, è l’orgoglio della responsabilità ed è la prova tangibile che nessuna passione è impossibile, se hai il coraggio di volerla davvero. Questo è ciò che vorrei sussurrare a ogni ragazza che guarda una moto con desiderio e timore: non abbiate paura di iniziare. Non abbiate paura di essere le prime della vostra famiglia o di sentirvi inadeguate. Inseguite quel fuoco, perché scoprirete che siete molto più forti di quanto la vostra ansia voglia farvi credere.”

Il Saluto: Oltre il Foglio Bianco

“Saimon, scrivere tutto questo non è stato facile, ma è stato un viaggio necessario dentro me stessa. Grazie per avermi dato l’opportunità di trasformare i miei timori in parole e i miei chilometri in un racconto. Spero che tra queste righe si legga la verità di chi, nonostante tutto, non ha mai smesso di accelerare.

Buon lavoro, e ci vediamo in strada.

La Risposta di Saimon per Valentina

“Cara Valentina,

Ti confesso una cosa, tra il serio e l’ironico: guardando il tuo garage provo una punta di sana invidia. Hai tra le mani le icone che hanno segnato il mio passato e vederle lì, curate e amate, è un piacere per gli occhi. Ma oltre alle moto, quello che ammiro sinceramente è la rete di affetti che ti sostiene.

Leggere del supporto di tuo padre e della complicità di tuo nonno mi tocca nel profondo, perché la mia storia è stata l’esatto opposto. Nella mia famiglia la passione non è mai stata agevolata, anzi, è stata ostacolata con una strategia di insoddisfazione continua: avevo le moto, ma mi veniva impedito di assicurarle o andare a lavorare per assicurarle. Ricordo ancora con amarezza quando l’unica eredità lasciatami da mio nonno — 500 mila lire — sparì nel nulla per pagare un’enciclopedia che avrebbe dovuto essere un regalo di mio padre. Un insegnamento duro, che mi ha mostrato come a volte chi dovrebbe incoraggiarti scelga invece di frenarti.

Proprio per questo, rispetto e onoro profondamente gli uomini della tua vita. Tuo padre e tuo nonno non sono solo parenti, sono i tuoi punti di forza, le fondamenta su cui hai costruito la tua indipendenza.

Ho guardato il tuo profilo Instagram e vi ho trovato una voglia di vivere a 720°, un’azione pura che buca lo schermo. Il tuo racconto è bellissimo, Valentina, e ti ringrazio per avermi permesso di farne parte. Sei la dimostrazione che, quando si ha il coraggio di accelerare nonostante tutto, la vita ripaga sempre.

Grazie per questa opportunità e buona strada.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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