Vanessa Antimi

Il battito di un bicilindrico, l’anima di una donna

Finalmente una motociclista in sella a una Dorsoduro. Scrivere di Vanessa per me non è solo un piacere, è un tuffo al cuore: quella era la moto che sognavo a fine 2020, prima che la vita mi portasse verso la mia Suzuki V-Strom. Ritrovarla qui, tra le righe di questo racconto, è come riabbracciare un primo amore mai dimenticato.

Quando inizio a tratteggiare il profilo di una motociclista, cerco sempre di leggere tra le righe. Mi basta sentire l’anima che traspare dal testo per capire chi ho davanti e come iniziare a raccontarla. Viviamo in un’epoca strana: scriviamo fiumi di parole con troppa fretta, e a volte il mio lavoro di “cantastorie del motociclismo” può sembrare fuori dal tempo. Ma è proprio qui che sta il senso di tutto.

Andiamo “dritti al sodo”: io scrivo per dare voce alle donne motocicliste, per squarciare il silenzio del vento e mostrare che dentro ogni casco pulsa una passione pura. La moto non è solo metallo, è una filosofia di vita potente e viscerale. Per questo amo romanzare questi racconti: perché la storia di Vanessa non merita solo di essere letta, merita di essere vissuta ed enfatizzata come il ruggito di un motore in accelerazione.

Le radici: Un’eredità di motori e di famiglia

Tutto è iniziato nell’atmosfera di casa, tra il fascino discreto di quella vecchia Moto Guzzi dello zio e le domeniche passate con il papà a seguire la Formula 1 e la Moto GP. Erano semi piantati lì, quasi per caso, mentre la libertà quotidiana aveva la forma semplice di uno scooter condiviso tra sorelle. Una passione che covava sotto la cenere, in attesa della scintilla giusta.

La scintilla: Quel battito improvviso nel parcheggio

La svolta non è arrivata su un passo di montagna, ma nel silenzio di un parcheggio. È bastato un giro sulla Z750 di un amico per cambiare tutto. In quegli istanti, non era solo la moto a muoversi: era il mio cuore di che iniziava a battere all’impazzata, accelerando insieme ai giri del motore. Quel battito non era paura, ma la consapevolezza di aver trovato finalmente il proprio posto nel mondo.

La scelta: Il coraggio dei vent’anni

A volte basta un istante per decidere chi vogliamo essere. Dopo pochi mesi da quel giro fatale, con la determinazione che solo una passione viscerale sa dare, ho scelto di non essere più una spettatrice. A 21 anni, con il vento del cambiamento in faccia, è arrivata la patente: il passaporto ufficiale per trasformare quel “giro nel parcheggio” in una filosofia di vita senza confini.

L’amore viscerale: Otto anni di “Dorsoduro”

La mia scelta non è stata una scorciatoia, ma un atto d’amore folle e consapevole. Innamorata perdutamente della Dorsoduro, ho deciso di saltare le tappe, sfidando una moto nota per essere “ignorante e scorbutica”. Sebbene il buonsenso suggerisse una cilindrata minore per iniziare, il cuore ha dettato una strada diversa. Da otto anni quel legame non si spezza: nonostante le tentazioni targate Aprilia o il richiamo dell’arancione KTM, separarsi da lei è un’impresa quasi impossibile. È la moto che mi ha svezzata, quella che tengo stretta nel box e nell’anima.

L’evoluzione: Tra fatica e nuovi orizzonti

Imparare a domare una moto così nervosa è stata una sfida in salita, fatta di sudore e determinazione. Ma la mia passione non si ferma alla sella; è una ricerca continua di miglioramento. L’anno scorso, con il suo primo corso di guida sicura su strada, ho aperto un nuovo capitolo: la consapevolezza che non si finisce mai di imparare per godersi appieno la libertà. Forse un giorno arriverà il momento di cambiare, di voltare pagina e provare nuovi generi, ma ogni chilometro futuro porterà con sé la grinta di chi ha iniziato imparando nel modo più difficile.

Oltre il cordolo: Il fascino dei box e l’incognita pista

Nonostante la grinta della mia Dorsoduro, il mondo della pista per me è rimasto finora uno scenario da osservare da bordo campo. Non sono mai scesa tra i cordoli, preferendo il ruolo di spalla insostituibile: la persona su cui compagno e amici sanno di poter contare per un aiuto o un incoraggiamento ai box. Resta quel dubbio sospeso, quella curiosità non ancora esplorata: mi piacerebbe davvero girare? Per ora, la risposta è nel vento, mentre mi godo l’adrenalina degli altri senza sentire il bisogno di sfidare il cronometro.

Il richiamo dell’asfalto: L’incanto del Passo del Giogo

Se la pista è un’incognita, la strada è una certezza, e il Passo del Giogo è il suo santuario. Non c’è una spiegazione logica, solo una connessione viscerale che risale alla prima volta in cui ho affrontato quelle curve. È il mio luogo del cuore, quel tratto di mondo dove la moto e la mia anima trovano il ritmo perfetto. Tra i passi della zona, il Giogo non è solo un percorso, ma una conferma continua di quella filosofia di vita che mi porta a stringere i manubri e a sentirmi, semplicemente, a casa.

L’indipendenza del casco: Tra il branco e la solitudine

Nel weekend il rito è sacro: il mio compagno, la solita compagnia maschile e i chilometri che scorrono insieme. Mi piace quella complicità, ma c’è un lato di me che reclama spazio. A volte sento il bisogno di chiudere la visiera e partire da sola, senza dover seguire traiettorie altrui o aspettare nessuno. In quei momenti siamo solo io e la mia Dorsoduro: un dialogo silenzioso tra me e la strada, dove ritrovo il mio equilibrio e la mia libertà più pura.

Sorellanza in sella: Un nuovo capitolo al femminile

Quest’anno, però, qualcosa è cambiato. Finalmente ho incrociato la strada di altre ragazze motocicliste e ho scoperto il piacere di condividere la piega con chi parla la mia stessa lingua. È una sensazione diversa, nuova, bellissima. Mi piacerebbe che questo fosse solo l’inizio: vorrei conoscere sempre più donne che, come me, hanno scelto le due ruote. Perché se girare da soli rigenera l’anima, farlo insieme ad altre “sorelle di asfalto” trasforma la passione in una forza inarrestabile.

L’istinto oltre la tecnica: L’essenza di Vanessa

Vanessa è l’emblema della motociclista schietta e fiera. Ha scelto di salire su una Supermotard, una moto decisamente insolita e “fuori dagli schemi” per iniziare, eppure, a distanza di otto anni, il suo sorriso dentro al casco è identico a quello del primo giorno. In lei rivedo lo spirito indomito di Alex Queen, una delle prime donne di cui ho scritto, che domava con orgoglio una RSV1000 Prima Serie.

C’è una costante affascinante nel mondo delle motocicliste: le donne non si lasciano sedurre dai numeri sulla scheda tecnica o dalla bruta potenza. Si lasciano guidare da ciò che le attrae visceralmente. È un’attrazione del gusto, una sensazione che definirei quasi genetica e primordiale. Non è la logica a scegliere la moto, ma un richiamo dell’anima che riconosce il proprio metallo affine.

Andiamo “dritti al sodo”: a volte dovrebbe essere proprio questo a guidarci tutti. Dovremmo smettere di misurare i cavalli e iniziare a misurare i battiti del cuore. Perché scegliere la moto con cui iniziare non è una questione di cilindrata, ma di identità. E Vanessa, con la sua Dorsoduro, ce lo ricorda a ogni curva.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

Facebook
Twitter
LinkedIn

Approfondisci

Articoli correlati

Giodori

E dieci! Con la storia di oggi superiamo un’altra boa e portiamo il conto a dieci nuove motocicliste raccontate in questo blocco. Certo, matematicamente siamo

Leggi articolo »

Debora

Benvenuta Debora! Un altro splendido tassello si aggiunge al mosaico delle “Donzelle in moto”. Più vi conosco e più cresce il desiderio di scrivere un

Leggi articolo »

Lucrezia Ciardi

Benvenuta Lucrezia nella “Disciplina della Motociclista La sua è una storia che, seppur breve, racchiude una forza d’amore straordinaria. Tra le pagine del suo racconto

Leggi articolo »