Viola Deplano

Innanzitutto mi presento: “Sono Viola Deplano, soprannominata Viola Di Fatto  per via dei miei capelli e del mio nome.

Dal post del 10/04/2025. La mia terapista é differente, non prende soldi ad ore ma a pieni di 100 ottani. ⛽🛢️

La sua saggezza si mescola con il rumore dei pistoni, e ogni seduta è un viaggio su strade sconosciute, dove i pensieri corrono liberi come auto da corsa su un circuito. Tra chiavi inglesi e olii lubrificanti, le parole fluiscono e le emozioni si sbloccano, trovando nuove strade da percorrere. È un metodo poco convenzionale, ma in un mondo che va a tutto gas, forse è proprio quello di cui ho bisogno.

Ho deciso di aprire così l’articolo dedicato a Viola, con un concetto semplice e lineare che sta alla base di quella che secondo me deve essere la filosofia dell’andare in moto, ossia guarire dai propri malesseri mentali.

L’Età è solo un numero !

Sono una motociclista di 31 anni, ma mi sento ancora come se ne avessi perennemente 21.La passione per la moto mi fa sentire giovane e libera, come se il tempo non avesse alcun potere su di me. Ogni volta che indosso il casco e accendo il motore, è come se venissi trasportata in un mondo dove l’età non conta e l’unica cosa che importa è la strada che si snoda davanti a me. Viaggiare su due ruote mi regala un senso di avventura e scoperta che non conosce limiti, e ogni curva presa con maestria è una piccola vittoria personale.

Mi sento parte di una comunità di anime libere e ribelli, unite dalla stessa voglia di vivere intensamente. E mentre sfreccio tra paesaggi mozzafiato, sento che l’età è solo un numero e che il cuore rimane giovane finché coltiviamo le nostre passioni con entusiasmo e gioia.

Di base sono “ferma come i palazzi” come cita il mio portachiavi da moto. 

Il Sogno !

La mia passione per le moto è sbocciata durante l’infanzia. In quel periodo, non comprendevo esattamente cosa mi spingesse a desiderare una moto, ma sapevo con certezza che il mio sogno era possedere una Ninja. Ogni volta che la scorgevo per strada, dicevo a mia madre: «Guarda, mamma, un giorno quella sarà mia…»

Crescendo, ho compreso che le motociclette comportano un costo e che la nostra famiglia, modesta, non poteva permettersi spese per ciò che non era “essenziale”.

Pertanto, abbandonai l’idea. Tuttavia, la passione non svanì mai; al contrario, si nutriva silenziosamente dentro di me, alimentata dal rombo dei motori che sentivo in lontananza e dalle riviste di motociclismo che sfogliavo di nascosto. A volte, mi trovavo a sognare di sfrecciare per le strade, avvertendo il vento accarezzare il mio viso e la libertà che solo due ruote possono offrire.

Distruzione e Rinascita

Ho vissuto un episodio di violenza che mi ha fatto sentire smarrita.

È stato proprio in quel momento che mi sono avvicinata notevolmente alla mia tatuatrice; chiamarla in questo modo è riduttivo, poiché oggi è per me come una sorella, anche lei appassionata di moto. Trovate l’articolo qui.

Mentre mi stava tatuando, abbiamo conversato di motociclette e lei mi ha proposto di fare un giro. È stata un’esperienza rivelatrice; la sensazione di felicità e libertà che ho provato è stata indescrivibile. Dopo quel giro, non ho potuto più aspettare: ho deciso di acquistare la mia prima moto a 25 anni, un Monster 696 del 2014, e non una Ninja. Da quel momento, la mia vita ha preso una piega inaspettata.

La Ducati Monster 696

Ogni weekend era un’opportunità per esplorare nuove strade, immergermi in panorami mozzafiato e sentire il vento sulla pelle. Ho scoperto un senso di comunità tra motociclisti, un legame speciale che si crea con un semplice cenno della mano mentre ci incrociamo sulla strada. Le gite in solitaria o in compagnia sono diventate un rituale, un modo per staccare dalla routine e vivere il presente con intensità. Ogni viaggio è un’avventura, ogni curva una nuova sfida, e ogni tappa un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo su me stesso e sul mondo che mi circonda. Moto e libertà sono diventati sinonimi, e la mia Monster 696 è più di un mezzo di trasporto; è un compagno fedele che mi accompagna in queste avventure straordinarie.

Con questa moto è stato amore a prima vista, un autentico colpo di fulmine. La sua linea elegante e il rombo del motore mi avevano conquistato all’istante. Ogni viaggio era un’avventura, un’opportunità per esplorare nuovi orizzonti e sentire il vento tra i capelli. Ma soprattutto, mi regalava una sensazione di libertà senza pari, un’esperienza che difficilmente riuscivo a trovare altrove.

La moto è diventata il mio terapeuta e il mio rifugio. Ogni volta che salivo in sella, lasciavo alle spalle le preoccupazioni quotidiane e mi immergevo in un mondo di pura serenità. Le strade si srotolavano davanti a me come un tappeto magico, invitandomi a scoprire la bellezza nascosta in ogni curva e in ogni paesaggio che attraversavo. I momenti trascorsi insieme alla mia moto erano preziosi, un balsamo per l’anima che mi ristorava e mi ridonava energia.

Tuttavia, dopo un piccolo “incidente”, ho perso la fiducia nel mezzo e non l’ho più percepita come mia.

Dove nasce la mia passione, Grazie Babbo !

Tra l’altro mentre stavo per acquistare il mio monsterino, ho scoperto che mio padre(che ho perso a 6 anni) aveva la mia stessa passione e che aveva un progetto con mia madre. Mi ha riempito di una dolce nostalgia sapere che, senza nemmeno rendermene conto, avevo ereditato qualcosa di così speciale da lui. È come se la passione per le moto fosse una sorta di filo invisibile che ci lega, oltre il tempo e le circostanze. Decidere di comprare quella moto è stato come rendere omaggio a quel sogno mai realizzato, come se stessi completando un cerchio iniziato molti anni fa.

Già da piccola, ammiravo il mondo delle due ruote, affascinata dal senso di libertà che emanavano, e ora capisco che quel fascino era in parte un’eredità paterna. La scoperta di questo legame mi ha dato una nuova forza e un senso di connessione che non avrei mai immaginato di trovare.

Quando i figli sarebbero stati grandi, si sarebbero comprati una moto insieme. È stato un destino crudele che non gli ha permesso di realizzare questo sogno, ma io ho deciso di farlo per lui e per me stessa, da lì ho capito che forse la passione che scorreva nelle mie vene giá era familiare.

Con il cuore colmo di emozione, ho scelto una moto che rispecchiasse quel sogno condiviso, qualcosa che rappresentasse la libertà e l’avventura che tanto desideravano. Ogni volta che salgo in sella, sento la presenza di mio padre accanto a me, come se insieme stessimo percorrendo quelle strade che non abbiamo mai avuto l’opportunità di attraversare insieme. È un modo per sentirmi più vicina a lui, per onorare quel legame speciale che ci unisce al di là del tempo e dello spazio. E così, con il vento tra i capelli e il rombo del motore che mi accompagna, porto avanti il suo sogno e il mio, consapevole che la nostra passione continua a vivere in ogni chilometro percorso.


Lavoro per Dainese !

“Essere una motociclista donna e lavorare per Dainese è come vivere un sogno a occhi aperti. Per molti, Dainese è più di un marchio: è un’icona, un simbolo di passione, innovazione e sicurezza. È la Disneyland di chi ama le due ruote, un luogo dove ogni giorno respiri l’adrenalina, la storia e il futuro del motociclismo.

Per me, non è solo un lavoro: è la possibilità di far parte di qualcosa di più grande, di contribuire attivamente a un’eccellenza italiana che ha vestito leggende e protetto sogni. Camminare tra queste mura, confrontarmi con chi ha fatto la storia e chi la sta ancora scrivendo, è un onore immenso.

È la prova che la passione, quando è autentica, può diventare una strada. E che le donne hanno tutto il diritto – e la forza – di percorrerla in prima fila.”

Riscatto e Voglia di Vincere

Lavorare per Dainese mi ha dato la possibilità di trasformare la mia passione in qualcosa di concreto, in una parte viva della mia quotidianità. Dopo momenti difficili, ho deciso di rimettermi in sella e l’ho fatto con una Kawasaki Z650 del 2024: una moto semplice, sì, ma perfetta per me. Ogni chilometro percorso è una conquista, una prova che la paura non ha più potere su di me. Ho ritrovato la fiducia, la lucidità, e soprattutto la forza di andare avanti a testa alta. Non mi interessa il giudizio degli altri: ciò che conta è che ho scelto di rialzarmi, di credere in me stessa, e di continuare il mio viaggio con resilienza e voglia di vincere.

La moto è la mia libertà.
È la mia risposta a un mondo che ha provato a schiacciarmi, a zittirmi, a farmi sentire meno. È la mia rivalsa, il mio grido silenzioso che taglia l’aria mentre sfreccio via: “Io esisto. Io valgo.”

La moto è la mia forza, ma anche la mia salvezza.
Mi ha insegnato a rialzarmi ogni volta che sono caduta, a non abbassare lo sguardo di fronte alle difficoltà. In sella ho imparato a credere in me stessa, anche quando tutto sembrava perduto. Ogni curva affrontata è stata una sfida vinta contro le mie paure, contro le voci che dicevano “non ce la farai”.

Non sono invincibile, e non voglio esserlo.
Porto le mie fragilità come si portano le cicatrici: con rispetto. Perché sono loro che mi hanno resa più vera, più consapevole, più viva.

La moto è il mio modo di respirare a pieni polmoni, di sentirmi parte del mondo ma anche padrona del mio destino. È espressione, è battito, è gioia pura.
È il mio spazio sacro, dove posso essere esattamente chi sono, senza compromessi.

Sì, sono una donna. Una donna che ha scelto di non fermarsi.
E sulla mia moto, io non scappo: io volo.

La mia famiglia = Team Missili

La moto per me non è solo passione, è molto di più. È condivisione, è legame, è sentirsi parte di qualcosa di speciale. Faccio parte del Team Missili, un gruppo di amici e amiche che non sono semplicemente compagni di strada, ma una vera famiglia. Insieme abbiamo costruito qualcosa di unico: ci crediamo davvero l’uno nell’altro, ci sosteniamo quando le cose si fanno difficili e festeggiamo forte quando arriva una vittoria, grande o piccola che sia.

Non si tratta solo di motori, velocità o curve perfette. Si tratta di fiducia, rispetto e quella complicità che nasce solo quando sai che al tuo fianco c’è qualcuno che condivide i tuoi stessi sogni e la tua stessa voglia di libertà. Con loro ogni uscita è un ricordo, ogni problema si affronta con una spinta in più, e ogni traguardo ha il sapore di un successo collettivo.

Essere parte del Team Missili significa questo: non essere mai soli, sapere che c’è sempre qualcuno pronto a starti vicino. E questa, per me, è la cosa più straordinaria di tutte.

La Pista…

Sopra il Circuito di Pomposa.

Da motociclista, e soprattutto da donna, ammetto che girare in pista è ancora un sogno che tengo nel cassetto… Ma non per molto. Finora non ho avuto l’occasione di provarci davvero, ma sento che è arrivato il momento di mettermi in gioco. Non lo faccio per vincere o per dimostrare qualcosa a qualcuno. Lo faccio per me. Per crescere, per imparare, per scoprire di che pasta sono fatta quando mi trovo da sola, casco calato, motore acceso, e il cuore che batte a mille.

Questa stagione potrebbe essere quella giusta per iniziare, e sto guardando con attenzione a circuiti come Pomposa: accessibili, non troppo intimidatori, ma comunque in grado di insegnarti tanto. Voglio affrontare ogni curva con la testa alta e il cuore aperto, pronta a sbagliare, a cadere, a rialzarmi… e soprattutto a migliorarmi.

Perché in pista, come nella vita, non si tratta solo di essere veloci. Si tratta di avere il coraggio di provarci, la forza di crederci e la determinazione di non mollare. Voglio trovare quella versione di me che ancora non conosco, quella che si nasconde dietro ogni sfida superata, ogni paura affrontata.

E so che, passo dopo passo, ce la farò.

Il Cremona Circuit

Se c’è un posto che sento davvero mio, è il Cremona Circuit. C’è qualcosa di speciale in quella pista, qualcosa che va oltre l’asfalto, i cordoli, la tecnica. È un’emozione che ti prende dentro, che ti accende il cuore ancora prima che il motore si scaldi. È adrenalina pura, ma anche calore umano, passione condivisa.

Ogni anno, dal 24 al 26 aprile, torno lì con il mio gruppo, con la mia famiglia del cuore. Tre giorni intensi, vissuti nei box, tra tute appese, risate, briefing improvvisati e sogni che corrono più veloci del tempo. Non siamo lì solo per girare: siamo lì per vivere. E il 25 aprile, per me, ha un significato ancora più profondo: è il compleanno del mio fidanzato, e quella giornata diventa un doppio festeggiamento, tra amore e motori, tra abbracci e giri di pista.

In quei box non c’è competizione sterile: c’è complicità. Il successo di uno è il successo di tutti. Una buona staccata, un giro pulito, una curva fatta bene… ogni piccolo traguardo è una vittoria collettiva. È lì che ho capito quanto forte possa essere la connessione tra le persone quando la passione le unisce davvero.

Il mio sogno ora è tornare a Cremona non più da spettatrice, ma da protagonista. Voglio sentire l’asfalto sotto le gomme, l’aria che taglia il casco, il battito accelerato prima di una curva decisa. So che quella pista è molto ambita da tante motocicliste, e capisco il perché: perché lì, ogni secondo è un’esplosione di vita vera. E io non vedo l’ora di farne parte, pienamente, finalmente.

Rati-Casa

Il mio passo preferito? Difficile sceglierne solo uno, perché ogni strada ha la sua magia. Ma se devo davvero indicarne uno che porto nel cuore, allora non posso che parlare del Passo della Raticosa.
Per noi motociclisti, è molto più di un semplice tratto di asfalto: è un luogo di culto, un punto di riferimento, una vera e propria seconda casa. Con il mio gruppo, lo chiamiamo affettuosamente “Rati-Casa”. E quel soprannome dice tutto.

Affrontare le sue curve è ogni volta un’emozione. Una scarica di adrenalina, sì, ma anche una sensazione di pace, come quando lasci alle spalle il rumore della città e arrivi, finalmente, alla tua casa al mare. Lì, dove l’aria è diversa, il tempo sembra rallentare, e ogni dettaglio ti scalda il cuore.

Alla fine del passo, lo chalet della Raticosa ci accoglie come un porto sicuro. Il piazzale brulica di moto, sorrisi, chiacchiere, mani unte di catena, occhi che brillano. È lì che si ritrovano motociclisti da ogni direzione: dal versante fiorentino e da quello bolognese, ma tutti con lo stesso spirito, la stessa passione, lo stesso cuore a quattro tempi.

Quel luogo è speciale perché unisce. Ti fa sentire parte di qualcosa di più grande. In pochi minuti, tra un caffè e due risate, nascono storie, si scambiano consigli, si intrecciano vite. Ci si riconosce senza bisogno di dire troppo, basta uno sguardo, un casco sotto braccio e quella scintilla negli occhi.

Per me, la Raticosa è questo: un rifugio emotivo, un luogo dove ricarico l’anima e riscopro il vero significato della parola comunità. Ogni volta che ci torno, è come rientrare in un posto che mi è mancato. Un abbraccio fatto di strada, amici e libertà.

Questa sono Io !

Ogni volta che percorro il Passo della Raticosa, sento una sensazione che non riesco nemmeno a spiegare fino in fondo. È libertà, è gioia, è vita che mi scorre nelle vene. Per qualche istante tutto il resto scompare: problemi, pensieri, rumori di fondo. Rimango solo io, la mia moto e quella strada che conosco come il battito del mio cuore.

È lì, tra quelle curve scolpite nella montagna, che ritrovo me stessa. È lì che capisco, ogni volta, perché amo così tanto le moto. Perché sono la mia casa, la mia fuga, il mio modo di esistere.

Io, alle moto, devo tutto.
Mi hanno salvata in modi che forse non saprei nemmeno raccontare. Mi hanno dato un motivo per credere in me stessa, per rialzarmi, per lottare e sorridere. Hanno acceso una parte di me che nemmeno sapevo di avere.

La comunità che si crea attorno a questa passione è qualcosa di raro e prezioso. Al Passo della Raticosa, quel legame si sente forte come il rombo di mille motori insieme. Non siamo solo motociclisti: siamo anime affini, fratelli e sorelle di strada, sconosciuti che si capiscono senza parlare. Ci basta incrociare lo sguardo per sapere che condividiamo la stessa scintilla.

Per me, le moto non sono una semplice passione. Sono scritte nel mio DNA, come un tatuaggio invisibile che batte con il mio cuore. Sono la parte più autentica e luminosa della mia anima. E in un mondo che spesso ci chiede di essere altro, le moto mi permettono di essere esattamente ciò che sono.

Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].

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