La Voce del Vento, non della Penna
“Ciao Saimon, innanzitutto grazie. Il tuo progetto è un viaggio in cui è impossibile non voler salire in sella, e sono felice di farne parte.
Voglio dirti una cosa, schietta come un rettilineo: io non sono una scrittrice. Le mie dita sono più abituate a stringere i semimanubri che a far correre l’inchiostro su un foglio, ma ti prometto che ci metterò tutto il mio fegato.”
Cosa ne penso(di Saimon Raia)
A chi legge, a chi come me sente il richiamo della strada, vorrei dire questo: non preoccupatevi della forma, della punteggiatura o delle belle frasi. Mandatemi il vostro caos, il vostro brivido, come vi sentite quando la visiera si abbassa e il resto del mondo scompare.
Io non cerco grammatica perfetta, cerco verità. Io sono solo la chiave di lettura della vostra narrazione: il mio compito è ascoltare il battito del vostro racconto e tradurlo in emozioni. Perché ogni storia, anche quella scritta col fiatone o con le mani sporche di grasso, merita di essere ascoltata. L’importante non è come ‘suona’ sulla carta, ma quanto forte vibra dentro.”
L’Eredità del Supereroe
La mia passione non è nata in un concessionario e nemmeno per strada. È nata in un garage, molto prima che le mie mani potessero anche solo sfiorare una frizione. È nata guardando mio padre.
Per me, bambina, lui non era solo un uomo che usciva di casa: era un supereroe che si preparava alla missione. C’era un rito sacro in ogni suo gesto. Vedevo il modo in cui calzava il casco, quasi fosse un’armatura, e il suono del motore che prendeva vita non era solo rumore… era il segnale di partenza verso l’ignoto.

In quegli occhi che sparivano dietro la visiera leggevo qualcosa che non trovavo altrove: una miscela purissima di libertà e forza. Volevo quel potere. Volevo quell’indipendenza che sembrava renderlo invincibile. Oggi, quando accendo la mia moto, non sto solo partendo per un giro: sto onorando quel riflesso, quel senso di assoluto che solo un padre sa trasmettere a una figlia.
Per questo vi dico: non abbiate paura di come scrivete. Raccontatemi da dove venite, chi vi ha messo il vento nel sangue. Io sono qui per decifrare il battito del vostro cuore, non la precisione della vostra penna. Ogni storia, nata in un garage o su un marciapiede, merita di essere ascoltata.
Un Motore, Due Cuori: La Nostra Kawasaki
La mia storia su due ruote non è un viaggio in solitaria. È iniziata con un patto, un segreto condiviso tra sorelle. La mia prima moto è stata una Kawasaki ER-6N, ma se chiudo gli occhi, non riesco a vederla solo come ‘mia’.
L’avevamo comprata insieme, io e mia sorella. Quella ER-6N era nostra, a metà esatta, come lo è il nostro DNA. Era il nostro passaporto per il mondo, un unico sedile che dovevamo spartirci ma che ci faceva sentire una cosa sola. Questa scelta dice tutto di noi: il modo in cui viviamo la strada è lo stesso in cui viviamo la vita. Sempre insieme.
Per questo, quando vi chiedo di scrivermi, non cerco la perfezione stilistica. Cerco quella stessa complicità che provavamo noi scambiandoci le chiavi di quella Kawasaki. Raccontatemi chi vi accompagna, chi vi ha dato la spinta, o quale patto avete stretto con la strada. Io sono qui per essere la chiave di lettura della vostra narrazione, perché ogni racconto, anche quello scritto con le dita tremanti per l’emozione, merita di essere ascoltato. Mandatemi come vi sentite: la verità vibra più forte di qualsiasi punteggiatura.
La Volontà pesa più del Metallo
All’inizio, se ci guardavi, il confronto faceva quasi ridere. Eravamo due ragazze basse, piuttosto gracili, davanti a quel blocco di metallo che ci sembrava un gigante d’acciaio. La nostra Kawasaki non era solo una moto: era una sfida fisica che pareva fuori portata.
Imparare a domarla è stato un corpo a corpo. Siamo cadute. Oh, se siamo cadute! Abbiamo baciato l’asfalto più volte di quante vorrei ammettere. Ma è proprio in quei momenti, con le ginocchia sbucciate e il fiato corto, che abbiamo capito la lezione più grande: andare in moto non è una questione di centimetri o di forza nelle braccia. È una questione di baricentro dell’anima.
Ogni volta che abbiamo rimesso in piedi quegli oltre 180 kg di ferro, abbiamo sollevato anche le nostre paure. Abbiamo imparato che l’errore non è la fine, ma il punto di ripartenza.
Per questo, quando vi chiedo di scrivermi, non mi importa se la vostra penna trema o se non trovate le parole ‘giuste’. Mandatemi il vostro sudore, le vostre cadute, il modo in cui vi siete rialzati. Io sono la chiave di lettura della vostra narrazione perché so cosa significa lottare con qualcosa di più grande di noi. Ogni racconto merita di essere ascoltato, specialmente quelli scritti da chi ha avuto il coraggio di ripartire.
Mugello: Il Sangue, l’Asfalto e l’Assoluto
C’è un posto che per noi non è una pista, è una preghiera collettiva: il Mugello. Il ricordo più lacerante e meraviglioso che ho è legato a quel viaggio.
Eppure, il destino aveva provato a sbarrarci la strada. Eravamo appena partite, il cuore gonfio di sogni, quando mia sorella è andata a terra. Il rumore del metallo che gratta l’asfalto è un suono che non dimentichi; ti gela il sangue. In quel momento, nel silenzio che segue l’impatto, abbiamo pensato che fosse finita. Che quel viaggio non fosse ‘scritto’ per noi.
Ma le gemelle non si arrendono. Ci siamo guardate, abbiamo rialzato la moto e, con i tremiti ancora nelle mani, siamo ripartite.

Da quel chilometro in poi, è successo qualcosa di mistico.
Tutto il resto del mondo è evaporato. Non c’erano più problemi, non c’era più il passato, non c’erano le cadute. Esisteva solo il sibilo del vento, il calore del motore tra le gambe e quel presente assoluto, violento, bellissimo. Abbiamo divorato la strada come se ogni curva fosse l’ultima, come se la vita stessa dipendesse da quella traiettoria. Arrivare al Mugello non è stato solo vedere una gara: è stato vincere la nostra.
Questo è quello che voglio da voi. Non scrivetemi poesie pettinate. Mandatemi i vostri graffi sulla carena, le vostre ripartenze dopo che il mondo vi ha buttato giù. Io sono la chiave di lettura della vostra narrazione perché so che la bellezza non sta in chi non cade mai, ma in chi trasforma una caduta nell’inizio di un viaggio epico. Ogni cicatrice ha una voce: mandatemi come vi sentite, perché ogni racconto merita di essere ascoltato, specialmente quando è scritto col sangue e con la benzina.
Il Mio Tunnel: Oltre il Rumore del Mondo
C’è un momento preciso, quasi sacro, in cui tutto cambia: è quando abbasso la visiera. In quell’istante, come se premessi un interruttore, i pensieri negativi si spengono. Il rumore del mondo, le preoccupazioni, le scorie della giornata… tutto si allontana, diventa sfocato.
Mi sento come Smoke in Biker Boyz, quando entra nel suo ‘tunnel’. Non esiste più la folla, non esiste la sfida, non esiste nemmeno il ferro della moto. Rimaniamo solo io, l’asfalto e quella linea che corre verso l’infinito. È una solitudine paradossale, perché è l’unico momento in cui non mi sento sola: mi ritrovo.
La moto per me è questo: il mezzo più veloce per scappare da tutto e, allo stesso tempo, l’unico che mi permette di tornare a casa, dentro me stessa. È una terapia che si consuma curva dopo curva, superando i limiti che la mia mente aveva tracciato e che la mia ruota decide di cancellare.
Ecco perché non mi interessa se non sapete scrivere ‘bene’. Le storie più belle nascono nel tunnel, dove non c’è spazio per le virgole giuste, ma solo per la verità. Io sono la chiave di lettura della vostra narrazione. Mandatemi come vi sentite, parlatemi del vostro tunnel, dei vostri limiti e di come li avete superati. Perché ogni racconto, anche quello scritto col fiato corto di chi è appena sceso di sella, merita di essere ascoltato.
L’Arena del Destino: Ninja, CBR e Sangue Freddo
Il tempo ha cambiato i nostri polsi e le nostre moto. Oggi non dividiamo più una sola sella: io impugno i semimanubri di una Kawasaki Ninja, mia sorella quelli di una Honda CBR. Due anime diverse, due urli di motore differenti, ma la stessa identica fame.
Poi è arrivata la Pista.
La prima volta che abbiamo varcato i cancelli del Tazio Nuvolari, l’aria è cambiata. Non era più una gita, era un rito d’iniziazione. La pista per noi è come l’arena per i gladiatori: un luogo dove non puoi mentire, dove non contano le scuse, ma solo quanto sei disposta a guardare in faccia il limite. È un universo a sé, fatto di odore di gomma bruciata, staccate al limite e il cuore che batte così forte da coprire il rumore dello scarico.
In circuito ogni giro è un dialogo brutale con te stessa. Ogni curva è una lezione che l’asfalto ti scrive addosso. È un’adrenalina che non ha eguali sulla terra, un brivido che ti scortica viva e ti ricostruisce più forte.

Ma la vera magia, quella che mi toglie il fiato, è alzare lo sguardo e vedere lei.
Vedere mia sorella lì davanti, o sentire il suo motore che ruggisce alle mie spalle, rende tutto ferocemente reale. Condividere l’arena con la propria gemella trasforma una corsa in una sinfonia. È un’emozione che le parole faticano a contenere: è sentirsi parte di un unico battito che corre a 200 all’ora.
Per questo, non preoccupatevi della forma del vostro scritto. In pista non conta quanto è bella la tua tuta, conta come guidi. Nel mio progetto, non conta quanto è corretta la vostra punteggiatura, conta quanto sangue ci mettete. Io sono la chiave di lettura della vostra narrazione. Mandatemi il vostro brivido, la vostra ‘arena’, il vostro limite. Ogni racconto, se scritto con la verità di chi ha osato, merita di essere ascoltato.
Il Mugello: Dove il Piccolo Diventa Gigante
Ho girato su molti asfalti, ma il Mugello… il Mugello è l’Assoluto. È un luogo che ti toglie il respiro prima ancora di accendere il motore. Tutto lì è più grande: le colline che ti abbracciano, la scia dei campioni che senti ancora vibrare nell’aria, la maestosità di ogni singola curva che sembra avere una voce propria.
Quando entro in quel tempio, mi sento piccolissima. Un puntino colorato che sfreccia nel verde della Toscana. Ma è proprio in quella piccolezza che trovo una forza sovrumana. È il paradosso della moto: più senti il peso della velocità, più ti senti leggera. Più il mondo fuori corre veloce, più dentro di te regna un silenzio assoluto.
In quel momento, tra l’Arrabbiata 1 e la 2, capisco il vero significato di tutto questo. Non è solo sport. È la libertà di essere chi voglio, è il coraggio di guardare oltre il limite e, soprattutto, è la bellezza di sapere che non sono sola. Sapere che mia sorella è lì, a un battito di pistone di distanza, rende questa potenza reale.
La moto è il mio modo di stare al mondo. È il mio modo di dire: ‘Io c’ero, io ho osato’.
Quindi, non abbiate paura di mandarmi le vostre storie ‘imperfette’. Al Mugello non conta se la traiettoria non è millimetrica al primo giro, conta la voglia di piegare. Mandatemi i vostri brividi, le vostre paure e i vostri traguardi. Io sono la chiave di lettura della vostra narrazione. Perché ogni racconto, scritto con l’anima che urla nel casco, merita di essere ascoltato. Mandatemi come vi sentite. La strada ci aspetta.
Due Gemelle, Un Solo Gas: Il Destino è la Strada
Ma c’è un dettaglio, il più prezioso di tutti, che trasforma ogni chilometro in qualcosa di leggendario: non sono mai sola.
Su quell’asfalto rovente, tra i cordoli del Mugello o sui passi di montagna, accanto a me c’è sempre lei. Siamo due gemelle, due moto, due storie distinte che però battono allo stesso identico ritmo. Quando siamo in sella, la nostra sincronia non è solo tecnica, è viscerale: i nostri cuori accelerano insieme, come se fossero collegati da un unico cavo dell’acceleratore.
Ogni volta che il semaforo si spegne e la mano ruota la manopola, sento che quel sogno nato nel garage di nostro padre, guardando quel ‘supereroe’ con il casco, ha trovato finalmente la sua forma. Quella passione non è più solo un ricordo d’infanzia: è diventata la nostra identità, il nostro scopo, la nostra strada.
Andare in moto ci ha rese più salde, più forti, più noi stesse. Ci ha insegnato che si può cadere in due, ma ci si rialza sempre insieme.
Per questo vi dico: aprite il vostro cuore come aprite il gas. Non abbiate paura di mostrare le vostre crepe o i vostri traguardi. Mandatemi come vi sentite, parlatemi della vostra ‘metà’ o della vostra solitudine al comando. Io sono la chiave di lettura della vostra narrazione. Perché ogni racconto, nato dal fumo di uno scarico o dal silenzio di un casco, merita di essere ascoltato.
Ci vediamo in sella. Perché alla fine, la meta non è un posto sulla mappa, ma il brivido di averlo raggiunto insieme.
Nota dell’Autore: Il Valore dell’Autenticità
Recentemente mi è stata posta una domanda che ha suscitato reazioni contrastanti all’interno del mio studio editoriale, passando dall’incredulità a un profondo senso di riflessione: “Le storie che pubblico sono un semplice copia e incolla di quanto ricevuto?”
Se da un lato l’ipotesi ha generato una comprensibile “maretta” tra i professionisti che collaborano al mio progetto, dall’altro il dubbio è stato paradossalmente accolto come un riconoscimento indiretto. Ci si chiede come un uomo possa interpretare con tale accuratezza la sensibilità femminile. La risposta è elementare nella sua complessità: per me scrivere è vita, esattamente come per voi lo è scendere in pista.
Il Metodo Narrativo
È doveroso chiarire che il mio processo non è una mera riproduzione lineare, ma un lavoro di architettura emozionale. Sebbene ogni racconto rispetti una struttura editoriale definita — Introduzione, Corpo del Testo, Conclusione — l’anima di ogni capitolo è rigorosamente riservata alla protagonista.
Non esiste, e non può esistere, una replica seriale dei contenuti per un motivo strutturale:
- L’Unicità del Vissuto: Gli unici tratti comuni tra voi sono l’essere donne e la passione per le due ruote. Tutto il resto — il dolore, la gioia, la motivazione — è una variabile assoluta.
- La Chiave di Lettura: Il mio compito è tradurre le vostre sensazioni in narrazione pura, senza mai snaturare la verità del vostro vissuto. Ogni storia è un pezzo unico, cucito addosso alla persona che l’ha generata.
Benvenuta, Giada
Con orgoglio confermo che anche la tua storia, Giada, entra a far parte ufficialmente de “La Disciplina della Motociclista”. Tu e tua sorella Alessia rappresentate un primato assoluto per questo progetto: siete le mie prime “FantaTwin”.
Sono onorato di dare voce al vostro legame simbiotico e alla vostra forza. In questo spazio editoriale non c’è posto per la serialità, ma solo per l’eccellenza dell’emozione vera.
Questo racconto è un progetto totalmente indipendente, nato dalla pura passione per le due ruote e la strada. Se ami queste storie e vuoi aiutarmi a farle viaggiare sempre più lontano, puoi sostenermi ordinando la T-Shirt ufficiale de La Disciplina della Motociclista. È personalizzata, fatta a mano e dà forza alla nostra community. [Scorri i dettagli e guarda le combinazioni qui].


